Ecco il target dell’euro secondo Fibonacci

29 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Stiamo vivendo un momento particolare di mercato, che ci viene confermato soprattutto da 2 fattori, chiaramente, unitamente a tutti gli altri che andremo ad analizzare in seguito.

Parliamo del dollar index (che come sappiamo mette in relazione il dollaro con un paniere di 6 valute – Eur, Gbp, Jpy, Chf, Cad, Sek), che ha toccato quota 78.84, la più bassa fatta segnare fin’ora dallo scorso febbraio e della corsa dell’oro, che, dopo aver creato un livello di resistenza molto forte in area 1.300,00 dollari/oncia tra il 24 ed il 27 settembre, ieri ha rotto con decisione tale area incrementando la velocità di salita fino a raggiungere il massimo storico offerto a 1.312,50 Usd.

Il trend di quest’ultimo è nettamente rialzista, basta osservare un grafico giornaliero per rendersi conto di questo, e tutto ciò è supportato anche da ragioni macroeconomiche.

Lo vediamo salire in maniera ordinata da dopo l’estate dello scoppio della bolla dei derivati e questo testimonia il fatto di come esso si sia, non solo mantenuto, ma anche rafforzato nel suo status di bene rifugio su cui poter investire quando si scappa dal rischio.

La pesantezza del dollaro è chiara anche nei confronti del franco svizzero, dove ha quasi raggiunto il minimo storico fatto segnare a 0.96445 nel marzo del 2008 e il greenback continua a perdere strada anche contro lo yen e, come vedremo nella sezione di analisi tecnica, la sua strada sembra segnata.

Sull’EurUsd sta accadendo la stessa cosa e possiamo notare una parziale conferma del discorso affrontato ieri, relativamente al rapporto di causa ed effetto derivante dalla pubblicazione dei dati macroeconomici (riferendoci specificamente alla reazione della divisa interessata) che sta tornando ad essere, in un certo qual modo, logico.

Se osserviamo due grafici a mezzora di EurUsd a UsdChf, notiamo come esattamente sulla candela delle ore 16 italiane si sia verificata una forte discesa del dollaro, in concomitanza della pubblicazione della fiducia dei consumatori americani, uscita peggiore del previsto a 48.5 (vs 52.1 di attesa).

Siamo sotto la soglia di 50 e questo ha pesato molto sulle sorti del dollaro e non dobbiamo dimenticarci come questa estate, un dato brutto sulla fiducia ha fatto partire il movimento di indebolimento del buck.

Abbiamo assistito ad un’interessante evoluzione ieri, dal punto di vista tecnico.

Ci stiamo riferendo in particolare alla rottura della tanto decantata resistenza di 1.35 sul cambio eurodollaro. Questo crediamo che abbia aperto la strada, per le prossime giornate, per il raggiungimento di quell’obiettivo prossimo a 1.39, suggerito dalla percentuale di ritracciamento di Fibonacci, di cui andiamo parlando da qualche giorno.

Perché questo scenario si completi non dovremo avere un superamento a ribasso, oltre che del nuovo livello promosso a supporto di 1.35, dell’altro riferimento dinamico che stiamo seguendo da almeno una settimana: parliamo della trendline positiva che suggerisce a 1.3420 il più importante livello di supporto.

È stato rotto a ribasso, passando il supporto a 84.20-84.05, il range mantenuto dal cambio UsdJpy negli ultimi due giorni. Appare sensato ora attendersi un nuovo ritorno verso i minimi visti due settimane fa, precedentemente al famoso intervento della BOJ, in area 83-82.90.

Il cambio EurJpy ha seguito maggiormente la salita della moneta unica andando ad affacciarsi, nella notte, oltre il livello di resistenza di 114 (salvo poi ritracciare all’alba). Anche in questo caso è una trendline dinamica a segnare il cammino di rialzo dei prezzi da qualche giorno: questa transita nei pressi di 113 suggerendo come questo livello non debba essere oltrepassato per rivedere estensioni rialziste dei prezzi.

Due livelli precisi potrebbero contenere il cable nelle prossime ore: ci riferiamo alla resistenza di 1.59, che anticipa il livello obiettivo di 1.60 e al supporto mostrato dalla veloce discesa di ieri nei pressi di 1.5725.

La discesa della sterlina di ieri pomeriggio ha portato alla rottura del livello di supporto dinamico sul cambio GbpJpy. Questo movimento ha riportato i prezzi a rivedere i livelli di minimo mantenuti la settimana passata, nei pressi di 131.80-132, disegnando così su un grafico orario una zona di trading range quasi perfettamente rettangolare.

I due estremi sono appunto l’area di supporto appena indicata, mentre la zona di resistenza si trova sull’area di congestione a 133.70. Difficile dire quale dei due livelli verrà oltrepassato per primo: più facile è attendersi una dote circa 200 punti di estensione successivamente alla rottura.

La debolezza del dollaro sta conducendo il franco svizzero ad apprezzarsi verso i minimi storici di 0.9650. Manca ancora circa una figura perché il livello sia toccato e possiamo ipotizzare solamente questo come ultimo baluardo di difesa, sfruttando l’idea di un “doppio minimo” storico, ad un movimento di discesa che in quattro mesi ha portato ad una perdita di 20 figure. L’unica preoccupazione, in questa idea, deriva da un posizionamento del mercato che sta raggiungendo circa il 90% di posizioni a favore del dollaro rispetto ad un 10% favorevoli al franco che rischia di far scivolare oltre questo livello di supporto i prezzi a causa dell’innesco degli stop cautelativi.

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