Ecco il ddl fisco: Imu in 3 rate, niente fondo per taglio tasse

17 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Per il fondo del calo delle tasse ancora una fumata nera. Il Consiglio dei Ministri approva la delega per la riforma fiscale ma, durante l’esame, e per la seconda volta, salta il riferimento ad un fondo per il calo delle tasse. «Nessun aumento della pressione fiscale» – spiega Palazzo Chigi – ma certo «razionalizzare il prelievo in funzione dell’equità e della rimozione di distorsioni comporterà una redistribuzione del prelievo, ma questa resterà confinata all’interno dei singoli comparti».

La delega ridisegna però il sistema fiscale. Cambia il catasto: i metri quadrati sostituiranno i vani e si prospetta una revisione periodica delle rendite. Dopo anni di precarietà viene stabilizzato il 5 per mille. Per le imprese arriva l’Iri, l’imposta sul reddito d’impresa, e resta confermata l’Irap. Niente sulle aliquote Irpef: resteranno al momento dunque le attuali cinque. Prevista la “carbon tax” per sostenere le rinnovabili.

Lo stop al fondo per il calo delle tasse prende in contropiede anche il vice ministro all’Economia Vittorio Grilli: «L’obiettivo è di restituire all’economia», quando sarà possibile «verificarle e quantificarle», le risorse recuperate con la lotta all’evasione fiscale, dichiara poco prima del Cdm in una intervista registrata nella quale sostiene che le risorse andranno «a operazioni di sostegno a classi meno agiate e quindi una lotta alla povertà e più in generale alle famiglie, agli anziani, a chi è in situazione di necessità».

Certo non mancano le critiche. Il segretario Cgil, Susanna Camusso definisce la delega «l’ennesima occasione mancata»: «Ancora una volta – ha argomentato – si è fatto balenare che si sarebbe potuto avere un po’ di distribuzione fiscale, penso soprattutto al lavoro, ma non mi sembra che questo trovi posto nella delega». Confindustria, invece, critica la parte relativa alle imposte sull’energia che – spiega in una nota – «nell’arco di soli tre mesi, modifica nuovamente la tassazione del settore elettrico con il rischio di creare inefficienze e di disorientare le imprese».

La riforma dovrà ora essere attuata nel giro di «nove Mesi». Niente aggravi per lo Stato per cui eventuali alleggerimenti della pressione fiscale dovranno, in un certo senso, autofinanziarsi. In primo piano, in questo senso, c’è la lotta all’evasione ma anche la revisione degli sconti fiscali. «Il gettito conseguente alla riduzione dell’evasione, confluisce in un apposito fondo strutturale, destinato a finanziare sgravi fiscali fiscali», si leggeva nella bozza in entrata. Ma già prima del Cdm c’era aria di cambiamenti. «Per quest’anno vedo difficile» ridurre le imposte, aveva detto il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo.

Sulla casa invece potrebbero prospettarsi nuovi aggravi. Arriva infatti la riforma del catasto che utilizzerà «il metro quadrato come unità di consistenza». Saranno anche utilizzate «funzioni statistiche atte ad esprimere la relazione tra il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale e per ciascun ambito territoriale».

Detrazioni e deduzioni a rischio: il governo è infatti delegato a «ridurre, eliminare o riformare le spese fiscali che appaiono, in tutto o in parte, ingiustificate o superate alla luce delle mutate esigenze sociali o economiche o che costituiscono una duplicazione, ferma restando la priorità di tutela della famiglia, della salute, delle persone economicamente o socialmente svantaggiate, del patrimonio artistico e culturale, della ricerca e dell’ambiente».

Cambia poi la normativa sul contenzioso, si semplificano gli adempimenti e arriva la regolamentazione del cosiddetto abuso di diritto. Sui controlli si punta alla selezione, alla tracciabilità dei pagamenti e agli accertamenti sintetici (come quelli che vengono fatti con l’ausilio del redditometro) che avranno conseguenze sull’Irpef e le altre imposte, salvo prova contraria.

La tassazione di impresa viene riordinata e arriva l’Iri. L’Irap invece sopravvive: la delega del precedente governo ne prevedeva la progressiva abolizione ma i 35 miliardi di euro che frutta ogni anno inducono ad una marcia indietro. Come anche si cancellano le tre aliquote (20, 30, 40%) della precedete delega.

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