E TRONCHETTI
GETTA LA SPUGNA

15 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, si e’ dimesso. Al suo posto arriva Guido Rossi, attuale commissario straordinario della Federcalcio, una sorta di “commissario” anche in questo caso, per poter traghettare il colosso delle TLC verso nuovi assetti. Lo si e’ appreso da fonti finanziare mentre era in corso il cda del gruppo.

Dopo le dimissioni presentate da Tronchetti – secondo quanto e’ filtrato dalla riunione – si è aperta una discussione all’interno del consiglio sul passo indietro del presidente e sull’opportunità per il board di accettare o meno la sua decisione. Ma poi Tronchetti ha spiegato che le sue dimissioni “sono irrevocabili” e quindi il cda le ha accettate (leggere il comunicato).

(Nota: il titolo Telecom Italia, quotato con l’ADR al New York Stock Exchange, dopo essere stato in ribasso per tutta la seduta, ha chiuso alla fine ai massimi in rialzo +0,49% a $28.67 con un volume di 468.700 pezzi scambiati. Il prezzo di apertura era stato di $27.75 e il minimo a $27.61. Cio’ significa che gli operatori americani giudicano le dimissioni di Tronchetti Provera positive per il gruppo di Tlc).

Immediato il commento del ministro dei Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti: “E’ una decisione autonoma del Cda, come è giusto che sia, e il governo ne prende atto. L’esecutivo non deve decidere i dirigenti di azienda, ma quello che per noi è importante è che siano chiariti i dubbi e le preoccupazioni di fronte alla strategia e alle prospettive di Telecom”. Parla invece di vicenda poco chiara il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: “Gli ultimi sviluppi dimostrano ancor di più che si tratta di una vicenda dai troppi punti oscuri, che vanno chiariti anche nelle sedi parlamentari”.

“Quello di Tronchetti Provera è un atto doveroso, sono dimissioni che per lo meno permetteranno di fare chiarezza”. Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro rilevando che “quando avevamo invocato le sue dimissioni, non era stato per il gusto di chiedere la testa di qualcuno, ma perché evidentemente c’erano e ci sono delle responsabilità oggettive su vicende poco limpide”.

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Tutta l’operazione, osserva il Ministro, “é risultata da subito poco chiara, inquinata anche da vicende che con Telecom non avevano nulla a che fare”. Le dimissioni, aggiunge Di Pietro, “parlano chiaro sulle responsabilità e sulla bontà dei fatti degli ultimi giorni e ora si rimedi al più presto e si faccia un po’ di luce su questa debacle del capitalismo italiano”. “A noi – conclude Di Pietro – interessa di più garantire le persone della fabbrica e non quelle della barca”.

La bufera politica era montata sempre piu’ nelle ultime ore sul caso Telecom. Il governo aveva detto no qualcher ora fa alla richiesta dell’opposizione di centro-destra di presentarsi in aula. Si erano fatte sempre piu’ pressanti le richieste della Cdl perché l’esecutivo chiarisse in Parlamento la questione del piano di riorganizzazione Telecom e dell’annunciato scorporo di Tim e il “piano segreto” presentato da Rovati, stretto collaboratore di Palazzo Chigi.

Il segretario di Alleanza Nazionale Fini ad un certo punto ha incalzato: “Perché Prodi non viene alle Camere? Cos’ha da nascondere? Forza Italia per parte sua ha presentato subito dopo un’interrogazione parlamentare. E mentre il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha detto: ‘Governo in aula? Martedi’ decideranno i capigruppo’, il presidente del Consiglio Romano Prodi ha fatto scalpore commentando da Shangai: “Riferire in Parlamento? Ma siamo matti?”.

“Mi diverto in questo periodo a ribaltare le cose – ha ironizzato invece il leghista Bobo Maroni – ad immaginare cioe’ che quello che sta avvenendo su Telecom, come del resto sulle pensioni, lo avesse fatto il governo Berlusconi: ci sarebbero gia’ le piazze piene, 7-8 scioperi convocati, programmati ed effettuati, il mondo della cultura che insorge e si strappa le vesti”. “Invece qui sembra che sia tutto regolare – ha proseguito l’esponente leghista, – la merchant bank di Palazzo Chigi su Telecom ha fatto tutto in regola: noi abbiamo chiesto a Prodi di venire in Parlamento, ha risposto che ‘siamo matti’, l’avesse detto Berlusconi si sarebbe gridato al regime, alla violazione dei diritti della democrazia”. “Mi sembra – ha concluso – un mondo all’incontrario, una grave anomalia”.

In serata e’ continuata lo scontro tra i Poli sulla vicenda Telecom. Il ministro Vannino Chiti rende nota la disponibilita’ del governo a riferire in aula. ‘Per un’informativa su Telecom e non per discutere di pettegolezzi’, dice. Ed ecco altre reazioni alle dimissioni di Tronchetti Provera. Per Di Pietro: ‘dimissioni doverose’. La Cdl insiste nel chiarire tutto in Parlamento. Berlusconi: ‘su Telecom a rischio la credibilita’ dell’Italia’. Fini: ‘ora la vicenda e’ piu’ oscura’.

Marco Tronchetti Provera e’ rimasto alla guida del Gruppo Telecom Italia dal 2001 a questa sera. Un ruolo rivestito a partire dall’acquisizione fatta dal Gruppo Pirelli di cui egli era gia’ presidente e di cui aveva assunto sin dal 1992 la guida operativa. Nato a Milano nel 1948, il manager si laurea in Economia nel 1971 alla Bocconi e comincia a lavorare nell’attivita’ familiare dei trasporti marittimi. Nel 1986 il salto, rappresentato dalla entrata nel Gruppo Pirelli (sposando una delle figlie della nota famiglia milanese). Tronchetti Provera e’ assurto anche a numerose altre cariche, come quella di vice presidente della Confindustria, componente del direttivo di Assonime, del Gruppo italiano della Trilateral Commission e presidente della Camfin, la holding che detiene la maggioranza azionaria di Pirelli & C.

(ARTICOLO IN FASE DI AGGIORNAMENTO)