E TRATTAVANO RICUCCI
DA PEZZENTE

24 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
I fessi disperati di Telecom si erano ridotti a spiare anche noi di Libero, ai loro occhi colpevoli di aver sgamato ogni lordura aziendale e di averla raccontata in un libro. Titolo dell’opera, Il Grande Intrigo, in cui c’è tutto ma proprio tutto quanto ora viene fuori con mesi di ritardo. Gran parte del volume edito dal nostro giornale è stato scritto da Davide Giacalone (…). È un esperto della materia, tanto è vero che i fetenti della telefonia telecomiana lo hanno intercettato come fosse un criminale mentre i criminali semmai sono loro.

Questo per dirvi con che razza di gente a volte si deve trattare, uomini che se la tirano da morire, un birignao che ti raccomando, barche di qua e supercar di là, un sacco di presidenze, gnocche da infarto e poi, gratta gratta, saltan fuori dei barbonacci abituati a ogni immondizia. Intercettano Davide Giacalone, il quale provvede da sé a riferire cosa gli è toccato subire. A me spettano alcune considerazioni.

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Prima considerazione. L’avvocato Guido Rossi ha lasciato la Federazione gioco calcio dove si era annoiato, perché allo scandalo del pallone sono sempre di meno coloro che credono. O meglio. Il calcio è sozzo ma non più del resto, ad esempio l’economia e la politica, per cui è inutile mettere giù tanto ciocco. Rossi ha un naso lungo quarantadue centimetri e ha fiutato l’andazzo ed è montato in groppa alla Telecom che aveva appena disarcionato Tronchetti Provera, suo assistito. A una settimana di distanza, il famoso (anche per le parcelle) legale ha preso le carte degli ultimi consigli di amministrazione e le ha portate in Procura, a Milano, per pararsi le terga. Noi quelle carte non le abbiamo visionate, tuttavia ci punge il sospetto che contengano elementi tali da poter incastrare Prodi.

Se ben ricordate, Tronchetti in piena lite con il premier disse: parleranno i documenti, e si vedrà chi fra me e Romano ha torto in questa storia. Una domanda è ancora sospesa in aria: Rossi è amico di Prodi o di Tronchetti? Fu amico di Prodi, col quale poi litigò. Se è per questo litigò anche con Tronchetti con cui però, grazie a un comune conoscente, si è rappacificato. Quindi? A nostro avviso, Guido baderà anzitutto a salvare la propria faccia. In seconda istanza cercherà di fare l’interesse del cliente pagante Tronchetti e quello del cliente pagante Benetton; Prodi, che non paga, nel suo cuore è all’ultimo posto.

Seconda considerazione. Telecom sta peggio di quanto si pensasse. E di quanto pensasse il neopresidente. I debiti della azienda sono asfissianti. L’imperativo è vendere. Ma a chi? Il piano che prevedeva l’intervento della Cassa depositi e prestiti è saltato. Chi, dicevamo, può comprare l’impresa o un pezzo di essa? Berlusconi oppure De Benedetti. Ne hanno voglia? De Benedetti è uno bravissimo a comprare gratis. Ma ammesso gli regalino il baraccone, chi salda i debiti di cui si è appesantito? Diocarlo non sborsa. Silvio Berlusconi se c’è da sborsare due soldi non si tira indietro, ma solo due. L’idea di abbandonare la politica per gestire i cellulari gli provoca l’orticaria? Attenzione: non dimentichiamo che il Cavaliere ne ha piena l’anima di Casini e Fini e Bossi: se oltre a Telecom (quasi gratis) gli garantissero una sorta di impunità per le grane giudiziarie potrebbe abbandonareil Palazzo rendendo inutile una nuova legge (più severa) sul conflitto di interessi.

Un addio di Silvio alla politica aprirebbe una crisi mostruosa nel centrodestra, già fiaccato dai capricci di Casini e dalla malavoglia di Fini per non dire delle assenza patologiche di Bossi. Che ne sarebbe della Cdl? Impossibile rispondere. C’è da sottolineare che l’elettorato non perdonerebbe a Berlusconi una fuga finalizzata a questioni di palanche. Consiglio al Cavaliere: rifletti a lungo prima di ritirarti; dopo di te, al momento, c’è il deserto.

Terza considerazione. Rammentate Parmalat? Mentre divampava lo scandalo, negli ambienti finanziari si mormorava: il prossimo che finisce nella melma è Tronchetti Provera. Davvero? Sembrava impossibile che un figo come Marco, pieno di boria e – si presumeva – di denaro fosse candidato al traumatologico. Personalmente pensavo: non può essere in bolletta uno che fa il vicepresiden te dell’Inter, cioè la società più spendacciona dell’orbe terracqueo. E invece, guarda un po’, quelli che spendono e spandono e vanno a Portofino a esibire il battello talvolta sono alla vigilia del trapasso. Mi domando, ma se tutti erano al corrente che il Fusto di Afef (che bella assonanza) era moribondo, come mai si è atteso fino adesso a far scoppiare il bubbone?

Quando Ricucci scalava il Corriere della Sera, gli azionisti del salotto buono si scandalizzavano perché un palazzinaro romano osava suonare alla loro porta; e tra gli scandalizzati chi c’era? Lui, proprio lui: Tronchetti Provera. Il quale rilasciò un’intervista al Sole 24 Ore in cui faceva cadere le parole dall’alto e criticava Stefano con disgusto, senza dargli del pezzente ma si intuiva che lo pensava. Ecco la Nemesi. Ora a rischio pezze al culo c’è Marco, perché le banche che lo hanno imbottito di prestiti prima di smenarci un euro lo strizzeranno come bucato da stendere.

Quarta considerazione. Gad Lerner, sotto contratto a “La7”, emittente di Tronchetti, ha ripreso il programma L’Infedele, giunto alla quinta stagione di sopravvivenza. Auguri. Nessuna novità rispetto al passato tranne un’assenza: quella di Renato Farina, vicedirettore di Libero e consulente della trasmissione. Lerner ha cacciato il vecchio amico e collaboratore perché questi è stato non coinvolto, ma “travolto” dallo scandalo Sismi. Ullallà! Il bravo conduttore ha confezionato uno spot per informare che Farina non è più della partita; Betulla è stato infedele all’Infedele. Pace amen, almeno d’ora in poi sarà solo farina del sacco di Lerner. Vi rendete conto a che punto siamo arrivati? Gad, che sputa in faccia a Farina perché ha dato una mano ai servizi di sicurezza, come si comporterà col suo padrone Tronchetti Provera, presidente di una società che aveva fatto dello spionaggio l’unica attività non in passivo? Per coerenza, dovrebbe dimettersi, ma non lo farà. Senza la farina di Farina si può forse resistere, ma senza il grano (residuale) di Tronchetti non si va in onda. E neanche a spasso in Africa.

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