E SE L’UNIONE FOSSE UN SARTU’?

9 Ottobre 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – E se l’Unione fosse un sartù venuto male, un pasticcio cucinato alla svelta, alla carlona, pesante, indigeribile? A guardare l’attivismo onesto di un Fassino, le performance televisive impeccabili di Bersani ed Enrico Letta, uno resterebbe impressionato del vantaggio conquistato sulle convulsioni di governo e maggioranza, almeno negli ultimi mesi di preparazione alla gara elettorale, da parte dell’opposizione.

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Uno vede una specie di alleanza di governo, magari un po’ troppo euforizzata dalla sua stessa propaganda ma pronta per l’alternanza. Poi però un articolo molto bello e irriverente di Aldo Cazzullo, nel Corriere della Sera, scopre una realtà penosa, allarmante. Dopo i fasti del rinascimento napoletano, mentre le strade di quella metropoli meridionale sono percorse in lungo e in largo dal delitto organizzato, dall’interno dell’Unione e del suo maggiore partito, i Ds, si apre con nettezza di argomenti e di fatti una clamorosa resa dei conti interna a un sistema di potere definito cinico, malato, cafone, prevaricatore e del tutto fuori controllo da un suo autorevole insider.

Quel pezzo di società governato totalitariamente al Comune e alla Regione da una classe dirigente inamovibile da tredici anni, che passa di successo elettorale in successo elettorale, è giudicato in questi termini esatti dall’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, certo un rivale e un oppositore del governatore Antonio Bassolino e della sindaca Rosa Russo Jervolino, ma insomma un testimone per lo meno attendibile, che porta quel giudizio ai vertici dei Ds, mettendoli in posizione di stupefatto ascolto.

Indimenticabile la descrizione dell’arrivo in ospedale del nuovo primario, campione di fresca nomina della sanità alla napoletana: “Il manager che ci hanno mandato all’ospedale San Leonardo di Salerno, la seconda struttura sanitaria della Campania, si è presentato in sandali. Camicione aperto su petto villoso, catena e medaglione d’oro. Occhiali scuri Ray Ban che fanno tanto tono. Pareva uscito da una sceneggiata di Mario Merola. Invece è tutto vero. E magari riuscirà a smantellare l’emodinamica, un reparto all’avanguardia…”.

Tutto vero, chissà. Forse è perfino troppo vero. Sentiremo la risposta di Bassolino. Ma ne avrà da argomentare, perché la denuncia del dirigente del suo partito non si limita al colore locale, riguarda il rischio corruzione, anzi la sua certezza di un sistema di connivenze e lassismi che lascia prosperare crimine e camorra nella vita pubblica, che aggrava le piaghe storiche della città e della regione in ogni settore maneggiato in quasi tre lustri dai blairisti alla marinara, specie quello del business dei rifiuti, in una città che come diceva Croce, citato da Bocca in una delle sue diagnosi infernali dell’Espresso, “non ha ancora cominciato a portar via le immondizie del Duecento”. Se questa è la situazione dove governano oggi e da tempo quelli che vogliono il governo nazionale di domani, si capisce lo scorato appello di Fassino. Non si capisce come faranno a rivotarli e poi a sopportarli.

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