E (per ora) l’euro vince contro tutti. Ma attenti a fine anno e inizi 2011

4 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Dopo una breve sosta la settimana scorsa, il dollaro ha proseguito la discesa contro tutte le major. Settembre è stato un mese ottimo per stare corti di dollari, specie contro l’aussie e contro l’Euro. L’euro però, al contrario dell’aussie che ha beneficiato dell’aggressività della RBA, è salito probabilmente per aggiustamenti di posizione in base ai fondamentali pessimi del dollaro.

In agosto, molti investitori ancora erano scettici riguardo alle sorti dell’euro per via delle continue problematiche del debito sovrano. Molto è cambiato da allora, e così è cambiato anche il sentimento di mercato ed è arrivato sostegno fondamentale dietro al movimento anti-USD: questi spostamenti di sentimento così netti creano trend forti e duraturi dove diventa pericoloso cercare di indovinare massimi o minimi perché ci si trova comunque contro corrente.

Se poi si aggiungono commenti di membri della Fed come Evans del tipo “le sfide per gli USA sono ben più difficili rispetto a quelle dell’EU”, diventa difficile comprare USD. Rimaniamo comunque attenti perché l’area euro di solito reagisce con un lag temporale rispetto agli USA e quindi è possibilissimo che avremo crescita fino a fine 2010 con rallentamenti invece nei primi mesi del 2011, dati anche i piani di risanamento dei bilanci pubblici che i membri dell’UE stanno propagando.

Per il momento, comunque, il driver principale sembra essere la possibilità di vedere presto un QE II da parte della Fed, e questo allontana gli investitori dal dollaro. Questa settimana si pronuncia anche la BCE riguardo ai tassi (che rimarranno fermi) e l’economia, quindi i trader staranno sintonizzati con la conferenza stampa per capire quanta preoccupazione genera quest’euro in salita rapida.

Passando alla sterlina, il movimento nel cable è stato chiaramente guidato dalla debolezza del greenback in quanto la “vera” forza (o meglio, debolezza) della sterlina emerge dall’EurGbp che è vicino ai massimi da 4 mesi a questa parte. Nelle settimane recenti, i dati macro UK hanno deluso le aspettative ma la cosa peggiore è che si è aperta la strada per un round di QE II anche a Londra. Quindi occorre unire il risanamento dei conti pubblici con la necessità di ulteriori stimoli: difficoltà in arrivo per Cameron.

Vediamo ora la consueta analisi tecnica per ricercare spunti interessanti per la giornata.

L’eurodollaro continua la propria fase di risalita seguendo fedelmente la linea indicata più di una volta su un grafico orario. L’obiettivo, che pensiamo possa essere raggiunto, si trova in area 1.39 figura (ricorderete il 61.8% di ritracciamento di Fibonacci su grafico orario da 1.5140 a 1.1875), mentre il supporto su cui si fonda questa idea è in continuo movimento (essendo suggerito dalla trendline stessa): per oggi possiamo trovarlo nei pressi di 1.3630, precisamente il punto esatto dove transita anche la media mobile esponenziale a 100 periodi, rafforzandone così la validità.

Vediamo ora il cambio UsdJpy, dove la maggior parte degli operatori si domanda se la BoJ interverrà ancora una volta se il cambio dovesse oltrepassare 83 figura a ribasso. La tendenza infatti, al di la di veloci risalite (come questa notte da 83.40 a 83.90 in pochi minuti), punta ancora verso il territorio negativo e la possibile area di intervento si avvicina. Non dovrebbe stupire che il posizionamento a favore del dollaro sia andato via via aumentando da fine settimana scorsa (ora secondo il nostro indicatore proprietario SSI ci troviamo ad un livello vicino al 90% di posizioni lunghe), anche se questo fattore potrebbe indurre in una maggiore attenzione a posizionarsi, o quanto meno a fare posizioni opportunistiche di breve periodo non ricercando la salita definitiva del dollaro.

Il grafico del cambio EurJpy assomiglia molto al collegato eurodollaro. Seppur con un’inclinazione positiva inferiore, anche in questo caso ci troviamo in una tendenza a favore della moneta unica da circa un paio di settimane. Il supporto a questo movimento si trova oggi a 113.50, mentre la resistenza più importante è possibile trovarla 200 punti al di sopra, 115.50, massimo del 18 maggio scorso oltre il quale potrebbe esserci spazio libero per un’ulteriore e più profonda salita.

Passiamo al dollaro nei confronti della moneta elvetica, dove ci troviamo molto vicini ad un livello di minimo storico molto importante. I prezzi infatti si stanno avvicinando sempre più al minimo precedente di 0.9650 (marzo 2008), lasciando un’ultima speranza a chi detiene posizioni lunghe di completamento del doppio minimo storico (anche se a gettar benzina sul fuoco ci pensa un posizionamento del mercato totalmente sbilanciato a favore di una ripresa… e si sa, raramente il mercato accontenta tutti).

Se osserviamo ora il franco svizzero nei confronti della moneta unica notiamo una continuazione della tendenza di indebolimento con un euro che giorno dopo giorno guadagna nuovamente terreno successivamente al minimo a 1.2770. Un buono spunto, in questo caso, potrebbe giungere dalla media mobile a 100 periodi esponenziale, su grafico giornaliero, per avere un ipotetico livello di arrivo. Questa infatti ben due volte negli scorsi mesi ha funzionato come barriera ad un’ulteriore ripresa del cambio e per oggi indica un livello poco superiore a 1.35.

Concludiamo con il cambio AudUsd, dove dal massimo di 0.9750 di settimana scorsa abbiamo apprezzato un movimento di stabilità/lenta correzione. Un grafico orario rende bene idea di come ci si possa ancora attendere il raggiungimento del precedente massimo storico a 0.9850, confidando in una tenuta della trendline inferiore, che guida la salita da un mese abbondante e che per oggi suggerisce un livello di supporto a 0.9670 (dove peraltro coincide la media mobile a 100 periodi esponenziale).

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