E’ il momento di essere piu’ ottimisti sull’economia?

6 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Possiamo considerare quella che ci stiamo apprestando a vivere, come la giornata che apre la settimana di trading. Ieri infatti, dopo il week end lungo americano che ha visto mercati chiusi e minore liquidità, dovremmo tornare subito a condizioni normali. Chiaramente, anche i dati macroeconomici lato Usa non sono stati pubblicati, e dopo le vendite al dettaglio europee per il mese di maggio, salite dello 0.3% su base annua, contro aspettative che vedevano un peggioramento della stessa entità, non abbiamo assistito a nessun’altra pubblicazione fino a questa notte, quando la Reserve Bank of Australia ha comunicato al mondo di aver lasciato invariato il costo del denaro al 4.5%, mossa che si è ripetuta anche in giugno, decisione altamente scontata dagli analisti.

I motivi di tale mossa sono presto detti: dopo i coraggiosi aumenti degli scorsi mesi, in risposta ad un’aumentata domanda aggregata interna, stiamo vivendo una fase di consolidamento nella terra dei canguri a livello di consumi, mercato immobiliare e di pressioni inflazionistiche, per cui, nulla ci faceva pensare ad il settimo aumento dallo scorso ottobre. Le ripercussioni sul cambio AudUsd sono state “da reazione alla notizia”, senza che gli equilibri di breve periodo siano stati spostati. Abbiamo infatti assistito ad una discesa del cambio da 0.8400 a 0.83158, perdita completamente riassorbita durante le ore successive e, nel momento in cui scriviamo, ci troviamo ancora sopra lo 0.8400.

Per quanto riguarda la divisa australiana contro il dollaro americano, ci troviamo in una fase di range inequivocabile, che vede come estremi 0.8300 e 0.8510 dall’inizio di luglio, e solo uno scostamento da tali livelli può farci pensare ad un movimento direzionale, che ora come ora vede come più probabile un apprezzamento della divisa australiana con possibili obiettivi in area 0.8750.

Per quanto riguarda le pubblicazioni di oggi invece, attendiamo il CPI elvetico, atteso in diminuzione rispetto al precedente (0.9% vs 1.1%, e come potrebbe essere altrimenti con un franco così forte) e l’ISM non manifatturiero americano atteso in linea con il precedente a 55.0. Da domani cominceremo con i dati più significativi a partire dal Pil europeo, atteso esattamente in linea col precedente a +0.6%, passando dalle decisioni delle banche centrali europea ed anglosassone (ampiamente scontate, per cui dovremo prestare attenzione agli statement accompagnatori), per arrivare venerdì al CPI tedesco ed al PPI inglese.

Molti analisti continuano ad essere pessimisti sul futuro dell’economia, ma qualcuno comincia a guardare attentamente a tutti i dati macro in pubblicazione, cosa che fino a qualche tempo fa non accedeva e che portava a “non risposte” da parte dei rapporti di cambio, o movimenti insensati. Qualche analista sostiene infatti che, dopo la recessione vissuta, ci troviamo ora in una fase di crescita lenta, che potrebhbe protrarsi nel tempo, ma che si tratta comunque di crescita.

Un’ultima riflessione buttata lì… Chi di voi conosce il Bic Mac Index (che per tutte le ipotesi alla base del ragionamento e per la poca attualità non fa più troppa fede)? E se presto fosse sostituito dall’Apple Index? E lo sapete a quanto viene venduto l’Iphone negli Usa ed in Europa? assiamo all’analisi tecnica.

Si muove stabile, sulla parte alta del livello raggiunto negli ultimi due giorni l’eurodollaro: come potrebbe essere stato altrimenti con la parziale assenza dei principali attori dal mercato, complice il prolungamento della festa dell’Indipendenza negli States. Dopo aver superato definitivamente il livello di resistenza a 1.2480, tre giorni fa, abbiamo visto una buona stabilità con l’obiettivo, per le prossime ore, di raggiungere 1.2675. Questo scenario può essere confermato anche dalla perfetta tenuta di 1.2480, per ben due volte, negli ultimi due giorni di scambi. Come abbiamo indicato ieri quindi, la lateralità si potrà protrarre sino alla rottura dei due livelli indicati.

Situazione stabile ovviamente anche sul cambio UsdJpy. Come indicato ieri la tendenza di medio periodo rimane negativa ma un’area non troppo lontana dai prezzi attuali potrebbe favorire un cambiamento. I prezzi sono ancora sul confine della trendline ribassista con origine a metà giugno e un nuovo superamento di 88.25 potrà cambiare la tendenza in atto. 89.80 rimane l’obiettivo ad un’eventuale risalita, confermata dalla rottura a rialzo. Se tuttavia l’interpretazione fosse errata e la tendenza del cambio dovesse continuare oltre in territorio negativo, non possiamo che suggerire la massima attenzione sino alla soglia di supporto a 87 figura prima e a 84.80 come ultimo baluardo.

La continua tendenza rialzista del cable fornisce come punto di arrivo l’area di 1.55 figura. Sfruttiamo ancora la trendline inferiore, che conduce la salita del cambio da qualche settimana, per ricercare un livello di supporto al quale schierarsi con la tendenza evidenziata: questo è dato nei pressi di 1.50 figura ed è inoltre confermato da un’area di congestione di qualche giorno fa.

Attiriamo ancora l’attenzione sul cambio GbpJpy per rimarcare, ancora una volta, come la situazione tecnica possa condurre nuovamente ad una discesa dei prezzi, successivamente al test dell’area individuata a 135 figura.
Nulla è cambiato neppure sul EurChf che rimane su livelli rischiosi in attesa di una conferma rialzista. Insistiamo su questo consigliando l’attesa del superamento dei due livelli di 1.3580 e 1.3750, prima di acquistare per una risalita dell’euro.

L’impressionante discesa dal cambio UsdChf dell’ultimo mese ha trovato un ultimo livello di supporto a 1.06 molto importante. Una tenuta infatti potrebbe riportare i prezzi ad un primo obiettivo di 1.08, mentre una definitiva rottura, stando almeno alla teoria, porterebbe in dote un’ulteriore ripresa della discesa sino alla parità.

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