E’ Giuliano Ferrara che scrive per Berlusconi sulla patrimoniale

1 Febbraio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Non è il Caimano che torna Cavaliere, non è il despota sultano che si rimpanniucia come liberale imbrigliato da lacci e lacciuoli «contro i quali mi batto dal lontano ’94», e con esiti che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Perché non è del Berlusconi «liberale» il ritorno che il Corriere della Sera inalberava ieri in prima pagina, sotto l’allettante titolo «Nessuna patrimoniale ma economia più libera». E’, piuttosto, il ritorno di Giuliano Ferrara.

E’ sua la penna perché è sua l’idea, controbattere col liberismo la patrimoniale «statalista» auspicata da Giuliano Amato e Pellegrino Capaldo, gettare un fumogeno nel campo avverso, tornare a presentarsi come una destra che fa parte di un consorzio civile. Sono sue le parole, le stesse dell’intervista che Ferrara al sire di Ancore propose e realizzò venerdì scorso e che, chissà se per lapsus o per riflesso pavloviano, appare rubricata sul sito del quotidiano alla voce «Soliloqui».

E insomma l’intervista e la lettera sono la stessa cosa, hanno gli stessi concetti e portano le stesse stimmate, certo con la non piccola differenza della dimensione alta e amplificata che al tutto conferisce il giornale-istituzione per eccellenza. Il frutto della penna, dell’intelligenza, della volontà politica di Giuliano Ferrara.

E dunque è di Ferrara e non di Berlusconi il vero ritorno sulla scena, evento del quale la notizia che i due si sono sentiti domenica concordando l’operazione è solo un dettaglio e non un retroscena. Entrambi non amano le intercettazioni, e dunque ci limitiamo a riferire grossomodo com’è andata, senza virgolettati, e tanto meno diffusi da una Procura della Repubblica: complimenti dell’editore per il debutto sul Giornale del nuovo opinionista della domenica, conversari vari e a un certo punto rapida proposta, Silvio perché non facciamo il bis, perché non butta nel campo del centrosinistra quella parolaccia, «la patrimoniale», perché non ricordi a tutti che sei un liberale? Massi’ Giuliano, si fa come l’altra volta, mi scrive lei qualcosa?

E così prende corpo, corpo berlusconiano con le ali di Ferrara, la proposta che il Foglio martella sin da giovedì scorso col titolo in rosso «Matti da patrimoniale», e poi ancora sotto un’altra mezza pagina, «Il coro della revanche statalista». Il ritorno di Ferrara che trascina con sé il ritorno di Berlusconi, o almeno ci prova.

Secondo lo schema intellettuale tipico del meno organico dei sodali di Silvio Berlusconi, e comunque dell’unico giornalista che abbia con lui un rapporto paritario, derivante anzitutto dall’avergli opposto numerosi dinieghi: lo schema del wishful thinking, dello scambiare i desideri con la realtà, l’apparenza al posto di quel che si costruisce di fatti e comportamenti quotidiani. Uno schema perfetto anche per il debutto di Ferrara sul Giornale, anche quello frutto di personale seduzione berlusconiana a tutto tondo, ovvero con contratto di lusso per una firma di lusso, che del resto deve servire a riconquistare al Giornale le copie migrate con Vittorio Feltri a Libero: la fetta di mercato per i fogli del centrodestra è di 200 mila copie complessive, e i due vasi sono comunicanti, la battaglia è all’ultimo sangue.

E dunque in prima pagina domenica scorsa, Berlusconi era «un galante libertino», quasi un mozartiano farfallone amoroso perseguitato da Catoni e Boccassini. Quando invece, sul Foglio, l’Elefantino aveva strigliato il Caimano, «che si desse almeno una calmata». Anche Ferrara è infatti cavaliere e caimano, capace di luminosità e nefandezze, e sempre splendidamente punteggiate. Il Cavaliere e il Caimano lo sanno, e lo usano ogni volta che diventa inevitabile rievocare credibilità, liberalità, buonsenso. Finché dura, finché Ferrara non si stufa, finché il Cavaliere non torna Caimano.