E’ FINI IL NEMICO ELETTORALE DI FORZA ITALIA

6 Aprile 2004, di Redazione Wall Street Italia

È vero, il Triciclo corre, ma soprattutto a danno della lista Bonino e degli alleati minori (esclusi i Verdi, il cui trend è molto positivo). Ciò significa che per la Casa delle libertà le europee di giugno potrebbero risultare assai meno negative del previsto, a patto però di riuscire a convincere gli incerti. È questo il concetto di fondo sul quale insiste uno dei migliori sondaggisti italiani, Renato Mannheimer, al quale Silvio Berlusconi si è rivolto per ottenere consigli in vista delle elezioni (un altro sarebbe Nicola Piepoli, ma non è dato sapere se ha accettato l’incarico).

Allo stato dei fatti, questa storia degli incerti riguarda più Forza Italia che il resto della coalizione. Stando all’ultimo sondaggio finito la scorsa settimana sulla scrivania del Cavaliere, la performance migliore l’otterrebbe la Lega, vicina al 7% dei consensi (4,5 nel 1999), che capitalizzerebbe così le ultime e rumorose prese di posizione. Anche l’Udc, con il 6,1%, salirebbe rispetto al 1999 (4,7 di Ccd più Udc, che però corsero separati), mentre Alleanza nazionale riporterebbe una leggera crescita, stabilizzandosi intorno all’11% (10,3 nel 1999).

Al momento, dunque, i dolori sono soltanto per il partito del premier, ancorato da diverso tempo al 22% delle intenzioni di voto, e lontano più di tre punti dal 25,20 ottenuto nel 1999 e diventato l’obiettivo minimo dichiarato di Berlusconi.
È a quel 3% che il Cavaliere non smette mai pensare nell’ultimo periodo. Raggiungerlo non è impresa disperata, anche perché c’è un ampio bacino di elettori potenziali di Forza Italia, ben il 18% (parola di Mannheimer), ancora a disposizione. Una parte di voti, un 1% circa, il premier spera di recuperarla automaticamente grazie all’escamotage dell’election week-end (si voterà il 12 e 13 giugno).

Gli elettori azzurri, soprattutto quelli moderati, sono infatti di indole vacanziera e mal si adeguano alle continue competizioni elettorali. Ma il fatto di votare anche per comunali e provinciali in diverse aree del paese, potrebbe convincerli a non disertare le urne. Ovviamente, però, il discorso sul week-end elettorale è molto marginale rispetto a quello sulla propaganda, che Berlusconi considera il più decisivo per una buona riuscita (per lui) delle consultazioni, anche se a danno dei suoi alleati (possessori, tra l’altro, di voti più facili da conquistare rispetto a quelli sottraibili al centrosinistra).

A proposito di propaganda elettorale, sulla riduzione delle imposte è stato già scritto molto. Ma al di là del merito, la cosa che più preme al Cavaliere è sapere, attraverso il prossimo sondaggio quasi in dirittura d’arrivo, quale impatto ha avuto la faccenda dal punto di vista dei voti potenziali. Certo è che Berlusconi otterrà già entro la fine di aprile qualcosa di elettoralmente spendibile da Giulio Tremonti, che finora aveva nicchiato. Ma da ieri qualcosa è cambiato. In cambio, il colbertista ha ottenuto l’ennesima diminutio di Gianfranco Fini, indotta dal Cavaliere e formalizzata da Sandro Bondi.

Ecco le parole, chiarissime, del coordinatore nazionale azzurro sulle deleghe economiche da assegnare al vicepremier: «Le richieste relative a otto direzioni generali e venti servizi vanno infatti ben oltre un Dipartimento degli affari economici e prefigurano piuttosto un controministero dell’economia presso la presidenza del Consiglio. Con tutta evidenza questo non ha nulla a che fare con gli accordi presi». E ancora, sostiene Bondi: «Se c’è una persona che rispetta i patti fino in fondo è proprio Silvio Berlusconi, che si distingue per questa ragione da tutti gli altri uomini politici. Non esiste dunque alcuna esitazione da parte di Forza Italia a rispettare tutti gli impegni assunti con la verifica di governo. Sorprendono perciò le parole (appena pronunciate, ndr) di Ignazio La Russa, che sembrano rivelare una volontà polemica che non corrisponde peraltro alla verità dei fatti».

Insomma, seppur definita dal Cavaliere una «piccola incomprensione», trattasi di una mazzata, che trova spiegazione nell’accordo di Berlusconi con Tremonti, ma anche in altro. Secondo Mannheimer, infatti, è proprio An il partito potenzialmente più pericoloso nel sottrarre voti a Forza Italia (sarebbe a rischio «cannibalizzazione» il 10,7% del totale azzurro). E sempre Mannheimer ha sottolineato, sul Corriere della sera, che i temi economici sono quelli che più interessano gli elettori, certi e potenziali, di Forza Italia. Ad esempio, nel sondaggio di Ispo/Allaxia la voce «lotta al terrorismo» è solo al terzo posto a pari merito con la «lotta alla disoccupazione» e dopo la «diminuzione delle tasse» e un più generico «rilancio dell’economia del paese», che non può prescindere – nella ricetta berlusconiana – dalla grandi opere.

Ecco perché il premier sarà stasera a Porta a Porta con il ministro Pietro Lunardi a esporre quelli che secondo lui sono i risultati del governo sul fronte delle infrastrutture. Ed ecco perché è già previsto, sempre da Bruno Vespa, il gran finale pre-elettorale di inizio giugno, quando il premier «dimostrerà» con Tremonti al fianco di aver ridotto le imposte. Ed ecco spiegato perché, infine, lasciare spazio in economia a Fini rappresenterebbe un piccolo suicidio politico-elettorale.

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