E FEDELE FERMO’
IL CAVALIERE

6 Aprile 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – «No, a questo punto non possiamo forzare di più. Dobbiamo pensare anche al futuro». Prodi? No. I vertici dell´Unione? Neppure. L´authority per le telecomunicazioni? Neanche. Lo stop a Silvio Berlusconi e alla improvvisata puntata di “Terra” è stato decretato dall´amico di sempre. Dal fedelissimo della prima ora. Ossia dal presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri.

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Tutto era pronto. La presenza del Cavaliere su Canale 5 era cosa fatta. Le polemiche del centrosinistra non avevano sortito alcun effetto sulle intenzioni del premier; e tanto meno le proteste del cdr del Tg5. I suggerimenti di Confalonieri, invece, sono risuonati nello studio di Berlusconi a Via del Plebiscito con tutta un´altra potenza. Le telefonate tra il Cavaliere e “Fedele” sono state una costante nella giornata di ieri. In un primo momento, infatti, il via libera era stato concordato.

Studiato da almeno una decina di giorni. Il leader di Forza Italia era deciso a forzare la mano per poter irrompere sul piccolo schermo almeno un´altra volta prima del silenzio elettorale. Basti pensare che già la scorsa settimana i curatori del palinsesto di Canale 5 erano stati preavvertiti sul probabile cambiamento: la “Fattoria” era stata sostituita con il film “Ghost”, programma più facilmente cestinabile. La normativa sulla par condicio, insomma, non aveva mai persuaso il presidente del consiglio e nella convinzione che quella con l´Unione sia una corsa testa a testa, ha provato a far pesare il fatto che i due duelli con Prodi erano stati ospitati sulla Rai e non sulle reti del Biscione.

Il fuoco di sbarramento del centrosinistra, però, è stato altissimo. L´inquilino di Palazzo Chigi ha provato ad aggirarlo. Ma alla fine, è stato proprio il presidente di Mediaset a dire «basta». Uno «stop» giustificato da una preoccupazione ben precisa: «Se forziamo adesso e poi le elezioni le vincono loro, esponiamo l´azienda alla ritorsione. E secondo me non è il caso». Confalonieri ha articolato il suo allarme ripetutamente e le parole di fuoco lanciate in pubblico contro l´opposizione sono state solo un gioco delle parti. «In questa fase – è stato il ragionamento del plenipotenziario di Cologno monzese – non possiamo rischiare di ritrovarci tutti contro. Se facciamo questa operazione adesso, non potremo difenderci. Non potremo ricordare che le nostre tv sono un patrimonio di tutto il paese. Per loro sarà troppo facile usare questo caso». Anche perché, ormai da tempo sul tavolo dei vertici del gruppo berlusconiano c´è anche l´opzione della vendita, parziale o totale.

L´idea che la vittoria dell´Unione imponga di dirottare una quota di risorse su altri settori strategici (basti pensare all´interessamento verso le banche confermato di recente anche da Ennio Doris, il numero uno di Mediolanum) è stata valutata anche da Berlusconi. E al di là delle necessità “ereditarie”, il riordino delle holding di famiglia di poche settimane fa è stato studiato anche in questa prospettiva. Esattamente come appena 20 giorni fa, il 14 marzo scorso, il cda di Mediaset ha deciso l´acquisto di azione proprie fino al 10% del capitale. Un intervento rapido del futuro governo sulle legge Gasparri, ad esempio, renderebbe il tutto meno appetibile. Sebbene il bilancio 2005 di Mediaset si chiuderà con una crescita dell´utile netto del 9,8% rispetto all´anno precedente.

Tutti argomenti che hanno fatto breccia a Via del Plebiscito. La frenata del premier a quel punto è stata obbligata. Anche perché su un altro versante, più “istituzionale”, un altro fedelissimo del premier invitava alla prudenza: Gianni Letta. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, quasi in contemporanea, riferiva infatti i dubbi, o meglio i mal di pancia con cui il Quirinale stava seguendo la vicenda. Una situazione che avrebbe costretto il capo dello Stato ad intervenire e a far intervenire in tempi serratissimi anche il Garante per le Tlc.
A quel punto l´obiettivo del presidente del consiglio non poteva che essere quello di tentare di girare a proprio favore lo stop.

Crearne, insomma, un caso politico accusando l´Unione di «mettere il bavaglio» alle tv e precostituire le condizioni per assestare un colpo all´emittenza berlusconiana. «Vogliono tenermi sotto silenzio. Si preparano a vendicarsi». E così tornare ai registri tradizionali cercando di oscurare la polemica su quel «coglioni» lanciato contro gli elettori del centrosinistra.

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