E CASINI AZZANNO’ PRODI E SVIOLINO’ VELTRONI

23 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Mario Adinolfi e’ il direttore di Media Quotidiano, con cui Wall Street Italia ha avviato una nuova partnership, per la ripubblicazione di alcuni articoli.

(WSI) – 1. La giornata di ieri è trascorsa con un Romano Prodi che si è reso conto di aver tirato troppo la corda, dopo l’improvvida dichiarazione: “Se trovate un altro candidato, mi faccio da parte”. Già, perché a parole tutti chiedono al Professore di restare. Persino Francesco Rutelli, che si è finto offeso per il veleno prodiano che ha sbandierato l’intenzione margheritina di fare “un grande centro con Casini”. Tutti chiedono a Prodi di restare. E intanto cercano l’alternativa.

2. Ovviamente il primo nome sulla bocca di tutti è quello di Walter Veltroni. Le segrete stanze raccontano di un sindaco capitolino gongolante. E silenzioso. Ieri era la giornata dell’inaugurazione del passante a Nord-Ovest, una galleria di tre chilometri e mezzo che Veltroni ha voluto battezzare Galleria Giovanni XXIII perché “vengono uniti due pezzi della città e Giovanni XXIII era il papa del dialogo e della comprensione”. E poi perché così il Vaticano è più contento.

3. Alla cerimonia del taglio del nastro la nostra cara e libera stampa non si è presa la briga di chiedere un commento al sindaco sulla crisi in atto nel centrosinistra. Si sa che Veltroni non ama le domande improvvise e chi s’azzarda a sfruculiare il sindaco viene gentilmente accompagnato alla porta. Per sempre. Così, il nostro sano giornalismo embedded all’italiana ha dato ancora una volta prova di sé. E la cerimonia per il passante è scivolata via in un fiume di dichiarazioni gonfie di retorica: “E’ una giornata che resterà nella storia della città” e via discorrendo, con Pierferdinando Casini e il vescovo Luigi Moretti a far da corona al grande sindaco.

4. Pierferdinando Casini, per la verità, si è spinto oltre. Nel giorno in cui ha azzannato Prodi (“Capisco i problemi di Prodi. Ma Prodi non è che può risolverli evocando fantasmi di comodo”), il presidente della Camera sentite cosa ha detto di Veltroni: “Voglio rivolgere una parola di apprezzamento al lavoro svolto dal Comune di Roma e dal nostro sindaco Walter Veltroni. Sono da poco un nuovo cittadino romano, anche se voi sapete che il mio cuore è a Bologna. Dico, quindi, il nostro sindaco perché le campagne elettorali ci sono ogni cinque anni e debbono finire ogni cinque anni. Poi esiste l’istituzione e l’amore per la città. E’ importante dare atto a questa istituzione, al Comune di Roma, di aver lavorato bene, celermente, con professionalità e onestà”. E così, con questo linguinbocca dal sapore equivoco, s’è conclusa la cerimonia. Walter sempre zittissimo, a parte dire quanto è bella Roma, quanto è moderna Roma, quanto è orgoglioso di guidare una città così e via a auto-incensarsi. Prodi ha bisogno del suo aiuto? Arriverà solo quando sarà inutile.

5. Il sindaco sa che, però, sulla strada che lo potrebbe portare alla leadership del centrosinistra c’è un macigno che ostruisce tutta la via. E’ un macigno con i baffi e si chiama Massimo D’Alema. Ieri il presidente diessino ha passato la giornata a cercare di far filtrare il suo veto assoluto sulla sostituzione in corsa Prodi-Veltroni. A un dirigente di Rifondazione comunista particolarmente insistente, ha replicato: “Candidare Veltroni? E’ come se io vi proponessi di candidare Cossutta”. Il comunista ha capito l’aria che tirava e ha girato i tacchi. E Fausto Bertinotti, che pure a uno sbilanciamento ulteriore a sinistra della coalizione non ha mai smesso di pensare, ieri sera ha dichiarato mesto: “Sostituire Prodi crea problemi ai riformisti”.

6. Aria mesta ieri anche al Largo del Nazareno, dove era in programma la inevitabile bicchierata per gli auguri di Natale tra dirigenti e dipendenti della Margherita. I prodiani di Arturo Parisi e Marina Magistrelli hanno platealmente disertato persino questo appuntamento: con Francesco Rutelli non mangiano neppure il panettone. Chi si aspettava almeno un discorso di circostanza è rimasto deluso. Rutelli si è limitato ad un brevissimo: “Buon Natale a tutti”.

7. I coltelli Arturo Parisi li aveva lanciati tutti durante la riunione dell’ufficio di presidenza del partito, riuscendo a far infuriare persino quel tacchino freddo di Lamberto Dini, che è uscito dalla riunione quasi gridando: “Parisi aveva il dovere di difendere il partito dagli attacchi”. Ma il ragionamento più affilato, in risposta alle lame di Parisi, l’ha svolto Ciriaco De Mita. Tutto incentrato sul tema: l’inadeguatezza di Romano Prodi come leader.

8. Finale di giornata con un colpo a sorpresa: la telefonata tra Francesco Rutelli e Romano Prodi. E’ stato il leader della Margherita ad alzare la cornetta, per chiedere un chiarimento vis-à-vis. Il Professore, gelido: vediamo, forse a gennaio, ora ci sono le feste. Tanti auguri, buon Natale. Clic.

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