E BASTA COI PRIVILEGI DEL MILIARDARIO BUFFETT

21 Agosto 2003, di Redazione Wall Street Italia

Warren Buffett, il guru della finanza statunitense e secondo uomo piu’ ricco del mondo, non potrà godere di alcuna ‘privacy’ sugli investimenti effettuati, in quanto la Sec – l’ organo di vigilanza sulla Borsa Usa – gli ha negato questo diritto, imponendogli invece la trasparenza richiesta in generale a tutti gli operatori, non potendolo trattare alla stregua di un interlocutore privilegiato.

Buffett nei mesi scorsi aveva presentato appello contro una precedente pronuncia che già lo aveva obbligato a rendere tempestivamente pubbliche le operazioni finanziarie effettuate. Il miliardario sosteneva che in questo modo intendeva cautelarsi rispetto a possibili danni arrecati al suo braccio finanziario, Berkshire Hathaway. Anche perché – aveva fatto notare – le sue scelte, una volta di dominio pubblico, avrebbero avuto un effetto-domino, cioé sarebbero state replicate da altri operatori, con la conseguenza di alterare il mercato.

Il guru della finanza aveva aggiunto anche che, in questo caso, si trattava di tutelare una sorta di ‘proprieta’ intellettualé, che richiedeva a suo avviso un’ esenzione rispetto alle regole di trasparenza normalmente seguite. La Sec, nell’ esprimere parere contrario, ha ammesso peraltro che in effetti la divulgazione degli investimenti effettuati da Berkshire avrebbe avuto un effetto imitativo da parte di altri investitori, però ha affermato al tempo stesso che erano indimostrabili i danni arrecati da una tempestiva informativa relativa alle mosse del finanziere.

L’ organo che vigila sulla Borsa statunitense richiede in generale che gli investitori individuali e le società che gestiscano da cento milioni di dollari in su di titoli azionari evidenzino le partecipazioni possedute attraverso un’ apposita documentazione, chiamata 13F. Questa comunicazione deve essere effettuata entro 45 giorni dalla chiusura di ciascun trimestre. Fino ad oggi i money-managers hanno usufruito in ogni caso di un trattamento privilegiato, nel senso di poter allungare ad un anno il periodo in cui le operazioni da loro effettuate non diventano pubbliche.

Fra i beneficiari di quest’ agevolazione figurano personaggi come Carl Icahn, George Soros e Michael Larson, che hanno gestito le operazioni per conto dell’ uomo più ricco del mondo, cioé il fondatore di Microsoft, Bill Gates. Anche Buffett – attraverso la Berkshire – ha potuto peraltro beneficiare, per 15 anni, di questo trattamento, ma adesso, considerato il fatto che la stessa Berkshire ha asset per 173 miliardi di dollari, è scattata anche in questo caso la regola della trasparenza.

Il braccio finanziario di Buffett negli ultimi quattro decenni ha garantito agli investitori una media di guadagni nell’ ordine del 22% annuo e lo stesso Warren Buffett è diventato il secondo uomo più ricco al mondo ed uno dei finanzieri più seguiti. Già nel febbraio del 2000 la Sec aveva negato a Buffett il diritto alla riservatezza, rigettando inoltre, nel successivo mese di agosto, il ricorso in appello presentato dallo stesso guru della finanza.

Ma Buffett non si è dato per vinto, al punto che nel novembre scorso ha chiesto che venisse mantenuta la segretezza relativa alla partecipazione da 220 milioni di dollari detenuta in First Data ed a quella da 1,9 mln in Petrochina. La Sec negò anche in questo caso, a febbraio, il diritto di Buffett alla segretezza e a questo punto il miliardario ha perso anche in sede di appello.