DUE SCENARI
INQUIETANTI

18 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Il futuro prossimo della politica italiana rischia di svolgersi tra due scenari, entrambi inquietanti. Il primo riguarda addirittura l’unità nazionale, messa in forse dalle riforme imposte da Umberto Bossi al resto della maggioranza: questo almeno è il parere condiviso da una parte della coalizione di governo (Fini e An in primo luogo) e dalle forze dell’Ulivo.

Il secondo tocca il tema scabroso della moneta unica: l’euro è il frutto e il simbolo della nostra adesione all’Unione, ma per molti italiani di reddito medio o medio-basso è anche l’istintiva causa di una condizione di vita sempre più difficile. Per qualcuno, la tentazione di fare dell’euro il bersaglio e il capro espiatorio di una battaglia a sfondo elettorale potrebbe rivelarsi irresistibile.

E’ bene dire con chiarezza che entrambi questi scenari sono molto pericolosi. Il Paese non ha bisogno che il livello del confronto politico si abbassi ancora. O che si svolga trasformando questioni serie in altrettante armi improprie, utili per infliggere colpi bassi agli avversari del momento.

Prendiamo il caso delle riforme istituzionali. Il decentramento, caro a Bossi e non solo a lui, è un capitolo di interesse generale. Ma il modo in cui si arriva a parlare di «devoluzione», ossia di poteri pressoché esclusivi alle Regioni in materia di sanità, scuola, polizia locale; l’insistenza sulle nuove assemblee legislative regionali che si rifanno al modello un po’ velleitario del Parlamento scozzese; il nuovo disegno della Corte Costituzionale; la forma approssimativa della discussione di merito: tutto questo ripropone il consueto malessere irrisolto del centrodestra. Che deriva dalla capacità di Bossi di condizionare le scelte della maggioranza, avendo dalla sua il grosso di Forza Italia, e di spostare a proprio favore gli equilibri della Casa delle Libertà. Gli altri due partner (An e Udc) soffrono e subiscono, fin quando la corda non si spezza.

Adesso siamo vicini al punto di rottura. Ma è grave che si sia giunti fin qui. E’ grave che un tema cruciale (l’unità nazionale, nientemeno) sia entrato quasi per caso nel perimetro di una «verifica» di governo che nessuno ha capito bene cosa sia. Tra il grande assente Berlusconi che dalla Sardegna minimizza e annacqua e le titubanze degli alleati, Bossi marcia spedito.

Né i partiti dell’Ulivo sembrano avere troppi titoli per impartire lezioni, visto che la prima crepa nell’ordinamento dello Stato l’hanno provocata loro, con la cattiva riforma approvata in fretta e furia (e con un pugno di voti di maggioranza) sul finale della scorsa legislatura.

Ma si può affrontare un tema di tale rilievo senza averne valutato tutte le implicazioni? Senza nemmeno aver risolto i contrasti all’interno della maggioranza, ovvero dando l’impressione che i conflitti (più o meno virtuali) si aggiustano distribuendo qualche poltrona in più? Nella Casa delle Libertà forse non se ne rendono conto, ma sono a un passo dal regalare un bel tema alla campagna dell’opposizione.

Quanto al secondo scenario, la polemica sull’euro, il pericolo è persino più insidioso. Una classe politica responsabile non si nasconde i problemi, ma evita di usarli come una clava contro gli avversari. L’euro è percepito da tanti italiani come un fattore di impoverimento (crescita dei prezzi al di là dell’inflazione, cambio reale a 1.000 lire…): è opportuno rispondere alle domande che il cittadino si pone e spiegare perché certi fenomeni si sono propagati in modo abnorme. Guai invece a predicare la sfiducia nei confronti dell’Europa, che è e dovrebbe restare patrimonio comune di tutte le forze rappresentate in Parlamento. Quello dall’Europa è il solo strappo che conviene evitare.

* Stefano Folli e’ il Direttore del Corriere della Sera.

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