DUE CHIAVI DI LETTURA PER I MERCATI

7 Settembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

A meta’ agosto Wall Street Italia ha intervistato Dick McCabe, Chief Investment Strategist della banca d’investimento Merrill Lynch & Co., Inc. (MER), sulle prospettive di performance dei mercati americani.

L’analisi di Cabe, una fra le voci piu’ seguite a Wall Street, identifica due fattori chiave da tenere d’occhio per comprendere le dinamiche del mercato: il rendimento dei titoli obbligazionari del Tesoro Usa e il “sentiment” del mercato.

Molti investitori prevedono che, dopo i recenti cali, l’indice Nasdaq Composite invertira’ la tendenza per portarsi nuovamente in rialzo sul lungo termine. Le loro osservazioni sembrano basarsi sul fatto che il mercato azionario, pur cambiando rotta numerose volte all’interno di un trend di lungo periodo, si e’ sempre riportato in rialzo.

Cominciamo da una prima considerazione. Dall’inizio degli anni ottanta, i rendimenti sul mercato obbligazionario Usa hanno registrato un ribasso, mentre il mercato azionario americano ha raggiunto nuovi massimi. Il rendimento dei buoni trentennali del Tesoro Usa, infatti, e’ passato dal 14% del 1981 al 4,7% del 1998, mentre nello stesso periodo l’indice Dow Jones Industrial Average e’ salito da 2.000 a 7.000 – e piu’ recentemente a quota 11.000.

“Il rendimento dei titoli obbligazionari potrebbe salire qualora il ribasso nel 2000-2001 non scenda al di sotto del minimo del 4,7% nel 1998”, ha detto McCabe.

“Una inversione al rialzo del trend di lungo periodo potrebbe essere confermata solo se il rendimento sara’ stato piu’ alto del picco del gennaio 2000, quando si e’ raggiunto un rendimento del 6,8%”.

Oltre al ribasso dei tassi d’interesse all’inizio degli anni ’80, tra i fattori che possono aver influito sul rally del mercato azionario vi sono probabilmente anche l’introduzione del Defined Benefit Retirement Plan e della televisione via cavo specializzata nell’informazione finanziaria. Questi due eventi hanno spinto il pubblico ad acquistare azioni molto piu’ che in passato e hanno permesso agli investitori – o “John Q Public” come li chiama McCabe – di sviluppare una maggiore conoscenza finanziaria.

A una maggiore partecipazione sul mercato azionario e’ seguito un piu’ alto livello di volatilita’, un fattore che il piu’ delle volte spinge il mercato al rialzo.

Il “sentiment” del mercato ha iniziato ad avere un’influenza diretta sull’andamento delle borse americane. Questo ha messo a dura prova i gestori di fondi comuni d’investimento che, spinti dalla paura di perdere denaro se si fossero attestati al di sotto del rendimento del mercato, sono stati costretti a rivedere il proprio stile di management per risponedere alle richieste degli investitori individuali e registrare maggiori rendimenti.

Questo ci porta al secondo fattore utile per la comprensione del mercato: il “sentiment” degli investitori.

Visto che la percezione del pubblico gioca un ruolo sempre piu’ grande nel panorama finanziario, e’ importante che gli investitori tengano in considerazione le variazioni del “sentiment” del mercato.

Sfortunatamente, la percezione del pubblico puo’ essere molto volubile e portare anche a investimenti estremi. Secondo McCabe la corsa ai titoli tecnologici del Nasdaq nel novembre 1999 potrebbe essere stata influenzata da quegli investitori che avevano perso le opportunita’ di guadagno durante l’ultimo rialzo del mercato.

“E’ questo che ha sostenuto per 3, 4, 5 e 10 volte in cinque mesi il mercato per poi tornare ai prezzi precedenti”, ha detto McCabe.

Due fattori chiave da tenere d’occhio sono il rapporto tra put e call a 10 giorni, per i trend sugli investimenti a lungo termine, e il “sentiment” che viene pubblicato attraverso rapporti settimanali.

“Lo scorso maggio un’indagine di Consensus Inc. mostrava che il 20% degli investitori era ribassista e poco dopo il mercato ha iniziato a perdere”, ha osservato McCabe.

“Storicamente quando il 60-75% del mercato e’ rialzista, questo e’ destinato a fare qualche passo indietro”.

Attualmente circa il 40% del mercato e’ rialzista e il rapporto tra put e call a 10 giorni si aggira intorno al 50% – normalmente non scende mai sotto il 40% ed era circa 65% la scorsa primavera durante la recessione dei mercati.

McCabe ha concluso che, sebbene i titoli obbligazionari del Tesoro possano raggiungere rendimenti maggiori, questo non esclude la possibilita’ di un ribasso dei rendimenti sul breve termine.

Michele Mondiello
Capo analista tecnico – Wall Street Italia