Draghi “tedesco”: sì Unione Fiscale, no agli eurobond. Come Merkel

23 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Un Mario Draghi “tedesco”, visibilmente vicino alla posizione della Germania che, nella ricerca delle soluzioni per salvare l’Europa dal crack, ha sempre detto no, a dispetto di quanto avevano chiesto diversi economisti, agli eurobond.

Ebbene, Draghi la pensa allo stesso modo, affermando in una intervista al quotidiano tedesco “Bild” che sarebbe “troppo presto” ricorrere a questo strumento. Il nuovo patto sull’Unione fiscale è invece “giusto”.

“Una comunità deve basarsi sulla fiducia, sulla fiducia nel rispetto di regole comuni, come per esempio la disciplina di bilancio – ha spiegato Draghi – pertanto il nuovo fiscal compact degli Stati europei è giusto, mentre sarebbe troppo presto per gli eurobond”.

Sulla Grecia, il numero uno della Banca centrale europea si è mostrato totalmente contrario all’eventualità che il paese possa essere costretto alla fine a lasciare l’Eurozona. “Una uscita e la possibilità di svalutare la sua moneta non migliorerebbero nulla”, provocando anzi “una maggiore inflazione e instabilità”.

La dichiarazione di Draghi arriva però in un momento in cui la validità dell’Unione fiscale viene messa sempre più in dubbio, non solo da diversi economisti, ma anche da politici e dagli stessi numeri.

L’Olanda è finita per esempio in una situazione di grave imbarazzo, dopo che il “National Bureau for Economic Policy Analysis (CPB) ha reso noto che il deficit di bilanciopotrebbe crescere fino al 4,6% del Pil sia quest’anno che l’anno prossimo; il livello è decisamente superiore a quella soglia del 3% che 25 paesi dell’Ue si sono ripromessi di centrare entro il 2013. Proprio l’anno scorso l’Olanda faceva la voce grande contro i Piigs e altri paesi in difficoltà nel centrare gli obiettivi di target prefissati.

Il rafforzarsi delle misure di austerity e di rigore di bilancio auspicate nel “Fiscal Compact” rischiano di mettere in difficoltà, dunque, gli stessi paesi virtuosi.

Francois Hollande, candidato socialista alla corsa presidenziale in Francia e in testa nei sondaggi, sta conquistando in questo contesto un nutrito gruppo di alleati nella campagna anti patto fiscale. E Tim Geithner, segretario al Tesoro Usa, ha avvertito contro l’introduzione di misure e sanzioni che potrebbero far inceppare il cammino verso la ripresa della già debole Europa, parlando di una “spirale di austerity che uccide la crescita e che si rafforza da sola”.

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