Draghi: “E’ una guerra valutaria” (in altre parole: attaccano l’euro)

8 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Mario Draghi, membro del consiglio direttivo della Bce e futuro presidente dell’istituto, ha detto che il termine “guerra valutario” da’ bene l’idea del punto a cui sono arrivate le tensioni nei mercati dei tassi di cambio.

Il regime dei tassi di cambio fisso, ovvero quando il corso di una divisa e’ legato in maniera molto stretta all’andamento della valuta di riferimento (vedi il caso delle valute garantite dalla banca centrale come l’euro) e’ una delle cause degli squilibri dell’economia mondiale. Le parole sono state proferite durante un discorso tenuto a Aix-en-Provence, nel sud della Francia.

In seguito ai commenti i sell sull’euro si sono intensificati e il tasso di cambio nei confronti del dollaro e’ passato da $1,4320 a $1,4280.

“Un’esplicita guerra delle valute” non c’e’, “ma il rischio di politiche nazionali divergenti e non coordinate, concentrate esclusivamente sulla dimensione interna e su obiettivi a breve termine, sta diventando sempre piu’ preoccupante”. Le parole del governatore della Banca d’Italia suonano un po’ come una frecciata a Pechino.

Ma non e’ mancata l’autocritica: “E’ cruciale “rendere le nostre politiche piu’ globali, piu’ consapevoli della necessita’ di tenere conto dell’impatto che esse hanno l’una sull’altra”.

Intervenendo ai “Rencontres Economiques” di Aix en Provence, il numero uno di palazzo Koch ha ricordato la lezione della crisi, quando una nuova Grande Depressione e’ stata evitata grazie ad azioni “tempestive e coordinate a livello internazionale”.

La comunita’ mondiale, ha sottolineato Draghi, “si e’ mostrata capace di lavorare unita per evitare il collasso dell’economia globale. Ora”, ha concluso, “deve dimostrare di essere in grado di fare lo stesso anche in un momento in cui l’emergenza e’ dietro di noi ma ci stiamo ancora confrontando con sfide serissime”.

“Con la notevole eccezione della Germania, la crescita economica rimane debole nelle economie avanzate – ha proseguito Draghi – troppo lenta per sostenere un serio risanamento degli squilibri di bilancio e dei tassi di disoccupazione”. Secondo il governatore di Bankitalia “le politiche espansive hanno esaurito i loro margini di manovra”.

Ormai, ha osservato l’inquilino di Palazzo Koch non c’e’ dubbio sulla “necessita’ di porre fine al sostegno eccezionale alle economie fornito dalle politiche fiscali e monetarie negli ultimi tre anni. Azione assente, problemi di sostenibilita’ del debito e tassi di interesse globali a lungo termine piu’ alti”, ha concluso, “sono una certezza”.

Inoltre, “le politiche espansive hanno esaurito i loro margini di manovra” e c’e’ la necessita’ di porre fine all’eccezionale supporto della politica fiscale e monetaria che negli ultimi tre anni non e’ stata messa in discussione.

Draghi ha aggiunto che un inasprimento della politica monetaria ha avuto luogo ma i tassi di interesse reali rimangono molto bassi o addirittura negativi in molti paesi. “Questa situazione del sistema monetario internazionale – ha spiegato il governatore – e’ destinata a generare risultati non ottimali e, soprattutto, rischi per la stabilita’ finanziaria globale”.

Alle parole di Draghi ha fatto eco Jean-Claude Trichet. Il presidente della Banca Centrale Europea (Bce) ha messo in guardia verso la ”negligenza” dell’Unione europea, colpevole di non aver imposto il rispetto del patto di stabilita’ e di crescita, limitando i deficit pubblici. ”Nella governance economica e’ stata praticata una negligenza colpevole. Il patto di stabilita’ e crescita, in particolare in Francia, – ha detto durante un convegno organizzato a Aix en Provence (sud-est della Francia) – non e’ stato mai considerato come assolutamente necessario”. ”Quando si ha una moneta comune – ha aggiunto – bisogna avere un’ elevata vigilanza sui bilanci, l’ho sempre detto ma mi e’ piu’ volte sembrato di predicare nel deserto”