DRAGHI: DEBITO PUBBLICO TRA LE EREDITA’ PIU’ GRAVI DELLA CRISI

21 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – «La fase di progressivo peggioramento della congiuntura sembra essersi arrestata; vi sono alcuni segnali positivi. Trainata dalla ripresa mondiale l’attività produttiva tornerebbe a crescere nel corso del 2010». Lo afferma il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nel corso dell’audizione sul Dpef al Senato.

Draghi ha però messo in guardia: il Pil ci metterà quattro anni a tornare ai livelli del 2007. Nel frattempo «l’elevato peso del debito rappresenta una delle eredità più gravi della crisi». «L’incidenza del debito pubblico sul Pil è attesa scendere a partire dal 2011, ma alla fine dell’orizzonte previsivo solo meno di un terzo del maggior debito connesso con la crisi sarebbe riassorbito». Gli interventi di «risanamento della finanza pubblica sono programmati per il 2011 e il 2012, una volta superata la fase negativa. Per il 2013 non è prevista invece una manovra correttiva». Il governatore suggerisce che «se le condizioni macroeconomiche lo permetteranno potrebbe essere opportuno rafforzare l’azione di risanamento in tale anno».

Priorità al sistema produttivo. «Non basta ritornare ai ritmi di crescita degli ultimi anni, estremamente modesti nel confronto internazionale. Sono necessarie riforme strutturali che pongano il nostro sistema produttivo nelle condizioni migliori per cogliere le opportunità che saranno offerte dalla ripresa – ha poi sottolineato il governatore della Banca d’Italia -. Resta prioritario dare sostegno al sistema produttivo: occcorre evitarne un indebolimento strutturale. L’uscita dal mercato di un gran numero di imprese ridurrebbe il potenziale produttivo del Paese, con costi rilevanti, anche in termini di capitale umano».

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