Società

DRAGHI: CRESCITA SI’, MA BASTA
CON GLI ENTUSIASMI

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Le prospettive di crescita per l’Italia sono migliorate, ma non vale la pena di cedere a facili entusiasmi, né accontentarsi: bisogna piuttosto darsi da fare per garantire che la ripresa sia duratura e sostenibile, intervenendo soprattutto sulla produttività e sul debito pubblico.

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E’ la tesi del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che sprona così il paese a rimboccarsi le maniche per tornare a tutti gli effetti a far parte della “pattuglia di punta” dei paesi che crescono di più. Perché l’Italia ha tutte le capacità per farlo.

Il messaggio di Draghi lanciato a Helsinki, a fianco di Tommaso Padoa-Schioppa al termine dei lavori dell’Ecofin, è certamente l’invito ad approfittare della migliore congiuntura economica per sanare le debolezze del paese. Un messaggio, insomma, che ricalca quello più volte ribadito in questi giorni dai vertici economici dell’Unione Europea, preoccupati di poter ricadere ancora una volta in una situazione simile a quella di fine anni ’90, quando i paesi europei non utilizzarono i benefici della crescita per risanare le finanze pubbliche.

Quanto alle prospettive di quest’anno, Draghi si attende un Pil italiano in progresso attorno all’1,7-1,8%, con un miglioramento di circa mezzo punto percentuale rispetto alle stime dei mesi scorsi. “Nel primo Ecofin informale – ha spiegato infatti il governatore – la crescita prevista per l’Italia era dell’1,2%, ma si sentiva già che le cose stavano cambiando. Ora mezzo punto percentuale va aggiunto a quello. Le previsioni dell’Ocse sono dell’1,8%, quelle della commissione dell’1,7%, quindi siamo in quell’ordine di cifre”.

Ma Draghi non nasconde di sentirsi comunque “stupito dalle manifestazioni di entusiasmo, perché parliamo ancora di cifre inferiori al 2% e non ci sono segni che sia aumentata la crescita strutturale”. La ricetta per l’Italia, dunque, è quella di “far crescere la produttività” perché “solo allora saremo sicuri” che la ripresa sia strutturale. Ma la ricerca di una soluzione non può non tener conto dell’altra grande spina nel fianco dell’Italia: l’incerto stato di salute dei conti pubblici.

“Non si è mai visto un paese con un debito oltre il 106% crescere in modo sostenibile per tanto tempo”, ha osservato infatti il governatore sottolineando che “perché la crescita sia sostenibile e elevata è necessario non dover tassare i cittadini per pagare gli interessi sul debito pubblico”. Dopo tanti anni in cui l’Italia si ritrova fanalino di coda per tasso di crescita in Europa, è giunto quindi il momento di riguadagnarsi un posto nella “pattuglia di punta”.

“Dobbiamo tornare lì, dobbiamo avere quel traguardo in mente – è stata l’esortazione del numero uno di via Nazionale -, non dobbiamo accontentarci. E il governatore confida che ce la possiamo fare. Nel pool di paesi che guidano la ripresa “certamente ci possiamo tornare – ha assicurato – ci siamo stati, abbiamo tutte le capacità per tornarci”. L’Italia godrà comunque del sostegno di una ripresa mondiale “molto sostenuta, dell’ordine del 5%”. Crescita per la quale é da notare una novità interessante, secondo il governatore: ovvero che non è più sostenuta solo dagli Usa, ma “é meno rischiosa e più distribuita”.

Certo non è da dimenticare che anche a livello globale i rischi non mancano: a fare ombra sulla favorevole congiuntura internazionale ci sono infatti – ha concluso il governatore – un rischio di inflazione “molto serio”, oltre al pericolo di un rallentamento negli Stati Uniti più forte del previsto.