Draghi: banche, maggiori problemi di finanziamento in I trim. 2012

19 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

(in aggiornamento)

Nella sua prima audizione all’Europarlamento, il numero uno della Bce Mario Draghi riferisce riguardo alla situazione economica che vive l’Eurozona e parla anche dei meccanismi che la Bce vuole mettere in atto per sostenere le banche in una fase molto delicata.

Draghi parla di una “incertezza che rimane alta sui mercati”, aggiungendo che il tasso di inflazione scenderà al di sotto della soglia del 2% nel medio termine.
Il peggioramento delle tensioni dei mercati “continua a frenare l’attività economica nell’area dell’euro”, le cui prospettive “restano soggette a elevata incertezza e considerevoli rischi al ribasso”. L’attività economica dovrebbe riprendersi gradualmente durante il prossimo anno. In questo quadro, le pressioni su costi, salari e prezzi nell’area dell’euro dovrebbero rimanere “modeste”.

Nel corso del suo intervento, Draghi sottolinea anche che il summit del Consiglio europeo degli scorsi 8-9 dicembre ha rappresentato un punto di svolta, che è stato decisivo per le regole fiscali e di bilancio, stabilendo che il deficit strutturale di ogni paese “non deve essere superiore allo 0,5% del Pil”. A tal proposito, “sono previsti meccanismi di correzione automatica”.

L’ex governatore di Bankitalia auspica a questo punto una “accelerazione dell’attuazione dei fondi ESM e EFSF per sostenere i paesi Ue in difficoltà”. Dal canto suo, la Bce ha preso già alcune misure, cinque in particolare, per assicurare la liquidità alle banche e ha anche ampliato i collaterali che vengono presentati per facilitare l’accesso ai finanziamenti della Bce da parte degli istituti di credito. D’altronde, il quadro non è affatto confortante, visto che le banche “soffriranno maggiori problemi di finanziamento nel primo trimestre del 2012”.

Riguardo al ruolo delle agenzie di rating, Draghi continua affermando che “la Bce non si affida meccanicamente alle agenzie di rating e che i “regolatori” devono tagliare la loro dipendenza da questi istituti.

Draghi ha precisa – come ha affermato nel corso della sua intervista al Financial Times, riportata sotto -, che “la Bce vuole agire in linea con quanto stabilito dai trattati” e che la “prima risposta alle fasi di contrazione della crescita devono arrivare dai governi nazionali”. Insomma, una “eventuale perdita di credibilità della Bce non aiuterebbe” nessuno.

Detto questo, “non si deve scegliere tra austerity e crescita”; per questo è fondamentale evitare il fenomeno della contrazione del credito, fenomeno che ridurrebbe la crescita”.

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Roma – Del rischio della rottura dell’euro si sta parlando sempre più spesso,. Nessun presidente della Bce aveva però lanciato un avvertimento così netto contro tale pericolo, come ha fatto invece Mario Draghi, in quella che è stata la sua prima intervista al Financial Times da quando ha preso le redini dell’istituto di Francoforte, lo scorso 1° novembre.

Il suo predecessore Jean-Claude Trichet non si era mai spinto a tal punto, liminandosi a parlare di uno scenario “assurdo”. Di qui la dichiarazione del Ft stesso, secondo cui Draghi ha rotto un tabù.

Il numero uno della Banca centrale europea è tornato però a ribadire quanto i mercati non hanno finora ancora digerito bene. “La gente deve accettare che noi dobbiamo, e dovremo sempre, agire in linea con il nostro mandato e negli ambiti fissati dalle nostre leggi – ha detto – La cosa importante ora è ripristinare la fiducia della gente – cittadini, così come investitori – nel nostro continente. E non raggiungeremo questo risultato distruggendo la credibilità della Bce”.

Dunque, coerente con quanto aveva già detto, Draghi ha puntualizzato che spetta ai governi trovare una soluzione alla crisi del debito. Così come spetta alle banche decidere il da farsi. “Una delle cose che potrebbero fare sarebbe acquistare i titoli sovrani – ha continuato – Ma si tratta solo di un fattore. E ovviamente tale mossa non sarebbe la stessa cosa di una Bce che si fa avanti acquistando bond. Un auspicio è che esse (le banche) finanzino l’economia reale, specialmente le imprese a piccola -media dimensione”.

Insomma, i limiti della Bce sono stati ben ricordati. “La politica monetaria non può fare tutto”, ha avvertito, rispondendo all’eventualità che la Bce possa fissare un tetto massimo ai rendimenti.

La soluzione è a suo avviso nei politici, che devono a questo punto muoversi velocemente per rendere il Fondo salva stati operativo.

Illustrando uno scenario per l’Europa, Draghi ha avvertito che, nel caso in cui un paese dell’Eurozona decidesse di lasciare l’euro, le sue prospettive economiche subirebbero un forte peggioramento. In quel caso, i paesi rimanenti dovrebbero cambiare la legge dell’Unione europea e non si saprebbe “come il tutto andrebbe a finire”.

Sicuramente, per i paesi al di fuori dell’euro, le prospettive sarebbero di una “forte inflazione”.

(in fase di scrittura)