Draghi a un bivio: pronta trappola di primavera per Frau Merkel?

23 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Tutti guardano alla Bce per trovare la quadratura del cerchio alla crisi sovrana. Su Mario Draghi, che siede da qualche mese sulla poltrona più alta dell’istituto di Francoforte, le aspettative sono più alte che mai. Tanto che nel suo ultimo editoriale il giornalista britannico Ambrose Evans-Pritchard, responsabile della sezione economica internazionale del Telegraph si è chiesto se il nuovo presidente dell’Eurotower non stia tramando dietro le quinte qualcosa.

A suo avviso non è, infatti, da escludere che Draghi possa preparare una trappola la prossima primavera a Frau Merkel che si rifiuta di dare il via libera a una Bce nel ruolo di prestatore di ultima istanza.

Una cosa è certa: gli economisti sono divisi sul suo operato e su cosa farà. C’è chi è convinto che l’ex numero uno di Bankitalia rispetterà i regolamenti dell’Unione europea e l’articolo 123 del trattato di Lisbona, quello che vieta all’Eurotower di finanziare i deficit degli Stati di Eurolandia stampando moneta. C’è chi pensa invece che possa agire come una colomba nella Bce pronta a primavera a mettere nel sacco la Bundesbank con tagli dei tassi di 50 punti base entro febbraio e a inviare segnali di un prossimo quantitative easing, alludendo al rischio deflazione che incombe sull’economia.

“Non è un caso se alla domanda cruciale sul QE si sia limitato a escludere che stamperà moneta”, ricorda David Owen, esperto del reddito fisso di Jefferies, segnalando: “Stiamo assistendo al “il signor Draghi contro il signor Draghi”. Pochi dubbi esistono invece per la penna del Financial Times, Gavyn Davies: sostiene che ormai tutti i falchi della Bce si siano alleati con Draghi.

“Prova di questo – scrive il giornalista in un passaggio del suo articolo – è che il nuovo presidente dell’Eurotower sta dando fondo alle finanze dell’istituto di Francoforte per risolvere la crisi. Nessuno può pretendere il contrario. L’alternativa sarebbe molto peggio”. “Il punto però – conclude – è uno solo: bisognerebbe avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome”.