DOVE TAGLIERA’ TREMONTI

16 Maggio 2008, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Quando esordisce affermando che non c’è alcun tesoretto nei conti pubblici, il neoministro Giulio Tremonti non fa altro che ripetere ciò che da mesi andava già dicendo il suo predecessore, Tommaso Padoa-Schioppa. Il quale, inascoltato dai più, ha cercato invano di far ragionare tutti coloro che assediavano le casse pubbliche sulla svolta negativa in atto nella congiuntura economica internazionale. In particolare, richiamando la banale equazione per cui una minore crescita del Pil 2008 (almeno cinque volte più debole rispetto al 2007) comporterà inevitabilmente una contrazione anche del gettito fiscale.

Vero è che le cifre sulle entrate tributarie del primo trimestre di quest’anno segnalano ancora un incremento significativo (6,8 miliardi) in confronto all’analogo periodo del 2007. Ma già il fatto che in marzo l’aumento degli incassi risulti dimezzato indica che la frenata è in corso e, con ogni probabilità, diventerà ancora più evidente nella seconda parte dell’anno, quando con i versamenti di giugno si sarà esaurito anche l’effetto dei pagamenti definitivi sui redditi maturati nel 2007. Sul fronte dell’Iva, l’imposta che meglio di altre misura la tonicità dell’andamento economico, le avvisaglie di flessione sono già visibili.

Quindi il fatto che Tremonti si allinei in materia a Padoa-Schioppa è di per sé rassicurante. Solo che così egli chiude forse un problema, ma ne apre di sicuro un altro. Nel primo caso, infatti, la negazione dell’esistenza di tesoretto cui attingere fa ritenere che egli non vorrà dare facile corso alle richieste dei tanti postulanti, siano essi i sindacati, le regioni, i comuni o anche i suoi colleghi di governo. Molto bene, soprattutto se ci riuscirà. Nel secondo caso, però, resta apertissima un’altra sostanziosa questione. Il governo Berlusconi intende assumere come sue prime decisioni – e lo stesso Tremonti lo ha confermato – l’abrogazione totale dell’Ici sulla prima casa e una detassazione almeno parziale dei redditi da lavoro straordinario e da premi di produzione.

Misure che implicano una riduzione del gettito non indifferente: in 2,5 miliardi è stimato solo il minor incasso sull’Ici, mentre per gli straordinari si ipotizza una cifra sul miliardo e mezzo.

Ecco il problema che si spalanca: come e dove, in assenza di tesoretti, l’ottimo Tremonti troverà i soldi per la copertura di questo minor gettito, per giunta in una fase di bassa crescita dell’economia? Certo non basterà spremere banche e petrolieri: buona regola vorrebbe che il necessario venisse ricavato da congrui tagli di spesa pubblica.

Tagli, che per essere efficaci, dovrebbero risultare quanto meno contestuali alla riduzione delle imposte. In modo da evitare che a fine anno il disavanzo, già oggi previsto attorno al 2,3-2,4 per cento, torni ad avvicinarsi pericolosamente a quella soglia del 3 per cento oltre la quale scatta la procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea, già comminata al precedente governo Berlusconi e poi rientrata dopo la cura Padoa-Schioppa. Visto che proprio a quest’ultimo ha voluto allinearsi, ora c’è solo da sperare che Tremonti voglia farlo fino in fondo.

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