DOTTOR PADOA
E MISTER SCHIOPPA

7 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
La Finanziaria è un gioco di «fumo e specchi». A dirlo non è qualche esponente dell’opposizione e nemmeno un amico di Silvio Berlusconi, ma il più anti-berlusconiano e prodiano dei giornali internazionali: l’Economist. «Chi aveva sperato che il governo Prodi avrebbe posto fine al gioco delle tre carte dei conti pubblici […] deve essere rimasto deluso dalla sua prima Finanziaria», scrive il prestigioso – secondo la sinistra – settimanale britannico.

Il giudizio dell’Economist è devastante. Il trasferimento del Tfr all’Inps è uno «stratagemma pernicioso» che va contro «una delle poche riforme liberali approvate dal governo Berlusconi». È un «trucco» che «non ci si sarebbe aspettati da un ex membro del board della Banca centrale europea» (il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa). La Finanziaria «aumenta le tasse sui redditi e riduce poco la spesa pubblica» e il risultato sarà di «comprimere una crescita del Pil già bassa».

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Prodi è un po’ troppo «ottimista» (in altre parole, mente) quando dice che la Finanziaria non colpirà la classe media e il 90% dei contribuenti starà meglio, perché «la maggior parte dei tagli devono essere implementati dalle autorità locali che potrebbero aumentare altre tasse». Quanto alla lotta all’evasione, «potrebbe non avere l’effetto desiderato». Come se non bastasse, alcuni dei trucchetti di questa Finanziaria potrebbero «non essere ammessi da Bruxelles». Questa analisi puntigliosa e corretta dimostra chiaramente, secondo l’Economist, che «Mr. Padoa Schioppa ha dovuto piegarsi alle richieste dei partiti dell’estrema sinistra».

Così, il settimanale internazionale più citato da Prodiani&Company ha finalmente scoperto l’acqua calda: questo governo non è di centro-sinistra ma di sinistra-centro, in cui a farla da padroni non sono i pochi liberal-moderati, ma i Vincenzo Visco associati a chi inneggia – e mette in pratica – gli espropri proletari.

I lettori di Libero conoscevano da tempo la vera natura di questo governo e avevano potuto leggere, il 10 giugno scorso, i nostri modesti consigli al ministro dell’Economia: Padoa-Schioppa eviti di imbrigliare la ripresa imponendo nuove tasse, applichi la Finanziaria taglia-spese di Tremonti, implementi con rigore il tetto del 2% di Gordon Brown sulla pubblica amministrazione e controlli con decisione la spesa sanitaria. Soprattutto, lo faccia senza invocare l’Europa e preparandosi ad affrontare i suoi colleghi ministri.

I consigli non sono stati ascoltati e la direzione imboccata è quella opposta: più tasse per tutti, imposte in nome del rigore voluto dall’Unione europea, che ridurrà ancora le speranze dell’Italia di tornare a crescere a ritmi accettabili.Quel che più sorprende è la velocità con cui Padoa-Schioppa ha imparato il mestiere del politicante romano. Arrivato al governo come “tecnico” che doveva mettere un freno agli appetiti dei politici, il ministro si è rapidamente disfatto dei suoi abiti originari per indossare quelli del tatticismo.

Basta rileggere le sue parole durante il discorso di presentazione della Finanziaria alla Camera per comprendere chi è l’azionista di riferimento del ministero dell’Economia. «Non capisco le lamentele dei ricchi», ha detto Padoa Schioppa, facendo un occhiolino a Rifondazione.

Il settimo comandamento e la pressione fiscale

Peccato che a lamentarsi siano soprattutto i meno ricchi, che tra Irpef, Irap, Ici e altri balzelli saranno costretti a sborsare altro denaro a un’amministrazione in gran parte inefficiente. Gli evasori «violano il settimo comandamento», per ché «hanno messo le mani nelle tasche dello Stato», ha dichiarato il ministro, ammiccando al suo vice Vincenzo Visco, Verdi e Comunisti Italiani. Peccato che, in realtà, sia il governo a mettere le mani nei portafogli dei non-evasori, riportando la pressione fiscale a livelli record vicini al 43-44%. Ma, per accontentare una coalizione di una decina di partiti, non bastano occhiolini e ammiccamenti alla sinistra radicale. Padoa-Schioppa ha dovuto soddisfare anche chi – Ds e Margherita – ha mentito per mesi accusando Berlusconi di aver lasciato un enorme buco di bilancio.

Sul fronte dei conti pubblici «abbiamo trovato un’eredità nascosta e forse per questo più maligna», ha detto il ministro dell’economia, citando la sostenuta crescita della spesa e «il prosciugamento di molti canali di irrigazione». Le cifre del primo semestre del 2006 lo smentiscono e dimostrano chiaramente che l’ultima finanziaria del governo Berlusconi era la migliore possibile: l’economia è tornata a crescere, i conti dello Stato sono sulla via del risanamento, le entrate fiscali sono aumentate e il disavanzo è sceso allo 0,5 percento nel secondo trimestre rispetto al 2,5 dello stesso periodo del 2005.

Prodi ha subito cercato di appropriarsi di questo straordinario risultato, salvo sbugiardare sé stesso: il suo governo entrato in funzione a metà maggio non può rivendicare i meriti di risultati relativi al periodo antecedente quella data. Tutto questo Padoa-Schioppa lo sa e, del resto, lo ha perfino rivelato al quotidiano francese Le Monde di martedì 3 ottobre.

L’ultima manovra del governo Berlusconi

La sua intervista è rivelatrice di quel che pensa realmente il ministro dell’economia e del doppio linguaggio tipico del politicante romano. Se alla Camera attacca «i ricchi» perché i comunisti intendano, su Le Monde Padoa-Schioppa lamenta «una coalizione molto complessa, mentre la sinistra radicale non è al potere in alcun altro paese d’Europa». Tradotto, significa che l’Italia si porta dietro la zavorra di un’estrema sinistra che condiziona le scelte di politica economica e fiscale di tutto il governo, condannandoci alle tasse e alla stagnazione.

Ma ci sono altri passaggi dell’intervista che rivelano il real-pensiero di Padoa Schioppa. Se alla Camera il ministro dell’economia ha attaccato «l’eredità nascosta» del centrodestra, su Le Monde ha «scoperto che l’ultima Finanziaria aveva già operato tagli drastici». I conti – ha dichiarato al quotidiano francese – «sono molto difficili da riequilibrare perché tutto quello che poteva essere grattato, lo è stato». Tradotto significa che il governo Berlusconi aveva già fatto tutto il possibile. Al punto che Padoa-Schioppa ha dovuto ritrattare quel che tutta l’armata brancaleone di Prodi ha propagandato per mesi: l’ultima di Berlusconi, «stranamente, non era una legge finanziaria elettoralistica».

Invece del brutto risultato a cui si è pervenuti, Padoa-Schioppa avrebbe fatto meglio a presentare quella legge finanziaria che a Le Monde ha detto di essersi immaginato: «Il vero contenimento della spesa pubblica si ottiene riorganizzando il settore pubblico». Dunque, «non bisognava partire da una problematica di spese o salari, ma dall’organizzazione». Ma la strada scelta è quella opposta: più tasse per i cittadini, più spesa pubblica inefficiente e più doppio linguaggio. A vantaggio, forse, della sopravvivenza del governo Prodi. Ma a danno di tutti noi.

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