DOT-COM: CHI RIVEDE I REVISORI DEI CONTI?

9 Febbraio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il compito dei revisori dei conti e’ quello di analizzare la salute finanziaria di una societa’ e alzare una bandiera gialla nel caso ci fossero dei segnali allarmanti.

Se la societa’ riceve una revisione ‘pulita’, si presuppone che riesca a continuare l’attivita’ per almeno altri 12 mesi.

Su 10 dot-com quotate sui listini americani che l’anno scorso hanno portato i libri in tribunale o hanno cessato l’attivita’, solo tre avevano ottenuto dai revisori dei conti un avvertimento sullo stato di salute finanziaria – Garden.com da parte di Ernst & Young, ReSourcePhoenix.com da Arthur Andersen e Value America da Pricewaterhouse. In quest’ultimo caso reso noto solo dopo che il titolo era crollato.

Tutte e dieci erano state esaminate da una delle cinque principali societa’ di revisione.

Questo nonostante l’esistenza di segnali preoccupanti, sia nelle 10 dot-com quotate che hanno cessato di esistere, sia nelle altre dozzine di societa’ di Internet che sono ancora operative, ma sono state delistate. Soprattutto la loro dipendenza da finanziamenti esterni invece che dalla liquidita’ generata dall’attivita’.

“Ti fa pensare che i revisori credevano che le societa’ potessero continuare a raccogliere finanziamenti”, ha commentato Mike Willenborg dell’universita’ del Connecticut.

A loro difesa le societa’ di revisione sostengono di aver analizzato i libri delle societa’ in questione nella prima parte dell’anno scorso, prima dello scoppio della bolla dei tecnologici a marzo e di non aver potuto anticipare il crollo.

Nel caso di Pets.com, ad esempio, prima dell’Ipo del febbraio 2000, aveva ricevuto da Ernst & Young una revisione senza segnali d’allarme nonostante in 10 mesi di vita avesse speso $55,3 milioni di promozione per vendere per $5,8 milioni prodotti che costavano $13,4 milioni.

Il prospetto della societa’ prevedeva almeno 12 mesi di liquidita’ dopo l’Ipo, sebbene specificasse il bisogno di raccogliere fondi ulteriori. Pet.com ha cessato le operazioni all’inizio di novembre.

“Dieci mesi nella vita di una societa’ Internet nel 2000 era un’eternita’”, ha commentato Larry Parnell di Ernst & Young. “Il mercato di capitali ha avuto un enorme impatto su molte dot-com la scorsa primavera e non era prevedibile”.

Secondo le linee guida pubblicate dall’American Institute of Certified Public Accountants, il fatto che una societa’ non riesca a proseguire l’attivita’ entro un anno dall’aver ricevuto una revisione ‘pulita’, non indica di per se’ un comportamento inadeguato del revisore.

La mancanza della segnalazione di un problema non deve nemmeno essere considerata come una certezza dell’abilita’ dell’entita’ di continuare le operazioni.

I revisori devono identificare delle tendenze – come il ripetersi di perdite operative, o un flusso di cassa negativo – che possano far dubitare della sopravvivenza della societa’ per i prossimi 12 mesi. Ma devono anche considerare le strategia che il management ha sviluppato per affrontare i problemi.

Nei bilanci di tutte e 10 le dot-com prese in esame, le societa’ e i loro legali avevano messo in guardia gli investitori. Ma di solito sono i commenti dei revisori ad avere il maggiore impatto sul pubblico.

Jay Brodish di Pricewaterhouse Coopers – revisori di ValueAmerica e Streamline.com – ha commentato che molte delle dot-com che hanno cessato l’attivita’ l’anno scorso potrebbero aver avuto abbastanza liquidita’ per sopravvivere un altro anno, ma hanno deciso invece di chiudere le operazioni e distribuire i fondi rimanenti agli azionisti, quindi i revisori non possono essere criticati in questi casi.

Anche tre clienti di KPMG – Quepasa.com, Mortgage.com e Caredata.com – e tre di Arthur Andersen – Zip Link, MotherNature.com e ReSourcePhoenix.com– hanno chiuso i battenti l’anno scorso nonostante abbiano ricevuto opinioni positive dai revisori.

Dick Deiter, uno dei soci di Andersen ha sottolineato pero’ che l’abilita’ dei revisori di predirre cosa accadra’ in futuro non e’ superiore di quella dei mercati di capitali. “Non e’ necessariamente vero che i giudizi dei revisori fossero errati; di solito controllano molto accuratamente”.