Dopo vittoria Putin, è fuga di capitali dalla Russia. E il trend continuerà

25 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo articolo – pubblicato da La Stampa- che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Roma – Si dice che gli oligarchi amino la stabilità e la prevedibilità. Quindi le favolose fortune private della Russia avrebbero dovuto gioire quando l’anno scorso Vladimir Putin ha annunciato che sarebbe tornato presidente per un terzo incarico da record. E i magnati di Mosca avrebbero dovuto festeggiare quando Putin, che prese il potere per la prima volta 12 anni fa, ha vinto facilmente le elezioni il mese scorso, assicurandosi altri sei anni al Cremlino.

Il quadro reale, tuttavia, è molto diverso. Secondo gli ultimi dati della Banca centrale russa, la fuga di capitali dal Paese nel primo trimestre di quest’anno è schizzata a 35 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le stime per il 2012 valutano l’emorragia finanziaria a oltre 80 miliardi di dollari.

L’ultima volta che il denaro lasciò la Russia in tali volumi fu alla metà degli Anni 90 quando il Paese era sull’orlo del collasso economico. La conclusione cui molti stanno arrivando è che i russi ricchi stanno reagendo alla terza presidenza di Putin con spese folli all’estero per paura che il suo ritorno sia in realtà un male per gli affari e dia il via a un periodo di stagnazione.

Salvo che non riesca a fermare l’esodo di una parte delle fortune all’estero, Putin potrebbe dover affrontare un momento difficile tentando di stimolare la crescita economica e gli investimenti in patria. Le cifre mostrano che la fuga di capitali ha cominciato a salire alle stelle l’autunno scorso, dopo che Putin ha annunciato di volersi ricandidare e ha continuato ad aumentare in modo rilevante anche dopo la sua schiacciante vittoria alle urne sei settimane fa.

«Questo flusso proviene da uomini d’affari russi che mandano i loro soldi all’estero, sia per evitare la corruzione sia perché non hanno un luogo in cui investire qui», ha detto Alexander Morozov, capo economista di Hsbc a Mosca. «C’è in giro molta insicurezza perché nessuno può prevedere quale corso prenderà la Russia sotto Putin, neppure nei prossimi mesi», ha dichiarato Gleb Pavlovsky, fino allo scorso anno influente consigliere del Cremlino.

«E’ così anche perché del team di Putin fanno parte persone che sono a favore del totale abbandono delle riforme economiche liberali. E’ molto significativo che i russi ricchi stiano comprando immobili all’estero. È un segno eloquente del calo di fiducia e ottimismo nel futuro del Paese. La gente è nervosa».

Per contro l’insicurezza ha dato motivo di festeggiare agli agenti immobiliari americani che trattano case di lusso perché i ricchi russi fanno a gara per superarsi negli acquisti a molti zeri. A febbraio un fondo fiduciario legato a Dmitry Rybolovlev, un oligarca dei fertilizzanti con un capitale stimato in 9 miliardi di dollari, ha acquistato per la sua figlia di 22 anni, Ekaterina, un attico con quattro camere da letto a Central Park per 50 milioni di sterline, la cifra più alta mai pagata per un appartamento a New York.

L’attico dispone di una biblioteca, di una camera da letto ovale fatta su misura, di una cucina professionale e di una enorme terrazza su tre lati della costruzione. Ancora più sorprendente è la notizia che la proprietà sia stata pagata in contanti. Va ad aggiungersi a una spettacolare residenza in Florida, una villa sul mare che il magnate comprò nel 2008 da Donald Trump per 100 milioni di dollari, un record anche a quel tempo.

La sua collezione d’arte, che comprende opere di Monet, Van Gogh e Picasso valutata tra i 500 milioni e il miliardo di dollari, si dice sia interamente custodita all’estero. Rybolovlev, 46 anni, che a metà degli Anni 90 era così preoccupato per la sua sicurezza da trasferire la sua famiglia in Svizzera e da indossare un giubbotto antiproiettile, possiede immobili di lusso a Parigi, Dubai e Ginevra. Nel dicembre scorso ha investito la maggior parte della sua fortuna all’estero, acquistando due terzi di Monaco, la squadra di calcio francese.

Recentemente, anche Igor Krutoy, un compositore russo e Andrei Vavilov, ex vice ministro delle Finanze, hanno pagato rispettivamente 48 e 37 milioni di dollari per appartamenti a Manhattan. Compratori russi sono dietro a parecchie altre compravendite multi-milionarie a New York. «Penso che Putin li spaventi a morte», ha dichiarato di recente al New York Times Victoria Shtainer, una broker di origine russa che lavora a Manhattan. «Non ci sarebbero frotte di persone che comprano a tali prezzi e così di fretta se le cose fossero ok».

Anche ai tempi dell’Urss chi ne aveva la possibilità metteva al sicuro i propri soldi al di là della Cortina di ferro, molto prima che la Russia adottasse il capitalismo.«Chiaramente chi ha i soldi qui non si sente del tutto a suo agio», ha detto Vladimir Pozner, il commentatore politico più rispettato della tv russa. «Il denaro è come l’acqua, trova il suo corso, quindi quello che stiamo vedendo è un brutto segno».

Si dice che Roman Abramovich, il miliardario proprietario del Chelsea, l’anno scorso abbia speso 140 milioni di dollari per comprare una casa a Londra. La casa, che pare abbia più di 15 camere da letto e ampi giardini, sarà dotata anche di un sotterraneo con campo da tennis, centro benessere e museo privato per le sue sei Ferrari d’epoca.

Nonostante la favolosa ricchezza del padre, è improbabile che, almeno per ora, Ekaterina Rybolovleva, studentessa d’arte e appassionata cavallerizza, si possa godere il suo attico perché la proprietà è interessata dall’aspra battaglia per il divorzio dei suoi genitori. Nel 2008 la madre della ragazza, Elena, 45 anni, ha chiesto il divorzio e il congelamento dei conti del marito dopo aver finalmente esaurito la tolleranza per la sua condotta libertina. Nella sua domanda di divorzio ha descritto le feste sugli yacht dove, a suo dire, il marito aveva condiviso alcune «giovani conquiste con i suoi amici, e altri oligarchi».

L’anno scorso, dopo oltre quattro mesi di serrate trattative, Elena aveva respinto un’offerta di 800 milioni di dollari dal suo ex marito. Il mese scorso ha rivendicato l’attico di Manhattan, che sua figlia Ekaterina pare non abbia mai visitato dal giorno dell’acquisto, a causa della sentenza di un tribunale svizzero che cerca di congelare i beni dell’oligarca in tutto il mondo.

«Il destino della dimora per studenti più costosa di New York naturalmente non è un problema di Putin, ma dovrebbe capire la gravità di 80 miliardi di dollari che dovrebbero essere investiti in Russia e invece lasciano il Paese», ha detto un ex assistente del Cremlino. «Non è certo una prova di fiducia, soprattutto per chi crede di essere investito della missione di salvare la Russia».

Copyright © La Stampa. All rights reserved