Dopo il si della Finlandia, l’euro e’ nelle mani della Germania

29 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Ieri ha cominciato a sgonfiarsi l’entusiasmo e la fiducia che dopo il G20 dello scorso week end aveva pervaso i mercati, che sui rumor delle nuove possibili mosse da parte dell’Unione Europea, FMI e BCE per mettere un tappo alla crisi dei debiti sovrani europei andando ad ampliare l’EFSF per una cifra pari a 3.000 miliardi di euro, avevano aperto la settimana in positivo contro molte aspettative.

Ieri abbiamo visto le borse calare in territorio negativo, ed i primi movimenti di ribasso sulle high yielding currencies (valute ad alto rendimento) e sulle commodities, il che ci fa capire che le preoccupazioni stanno tornando a farsi sentire e a lasciare poco tranquilli gli investitori.

Quello che dobbiamo notare è che la fase di avversione al rischio che si è aperta ieri sta presentando le stesse caratteristiche di settimana scorsa, ossia vediamo che il movimento di correlazione tra l’oro e le borse rimane per ora diretto, mentre ci si muove in correlazione inversa nei confronti del dollaro americano, che sta mostrando la sua capacità di mantenere il suo status di valuta di riferimento per l’intero sistema mondiale in caso di crisi.

Il fatto più importante accaduto in Europa durante la giornata di ieri è stata l’approvazione da parte della Finlandia dell’aumento del Fondo Salva Stati, argomento su cui si voterà oggi (ore 11 GMT) in Germania e che vedrà la Merkel di fronte alla prova della sua maggioranza (dal momento che molti tedeschi sono contrari a questa manovra), mentre dall’America ci sono arrivati i dati sugli ordini di beni durevoli, con risultati deludenti che ci fanno capire quanto lontana sia la ripresa dell’economia.

Seppur vero che molte imprese americane hanno a disposizione della liquidità da poter investire, come più volte ribadito il problema è relativo alla fiducia delle imprese, che riescono a spendere denaro per mandare avanti la propria attività caratteristica, ma che non investono in nuovo personale facendo rimanere la situazione disoccupazionale sui livelli attuali.

Dalla Germania ci arrivano invece i dati sull’inflazione, che è cresciuta dello 0.1% durante il mese di settembre e che a livello annuale ha raggiunto il 2.6% rispetto al 2.4% precedente. Speriamo con il cuore in mano che questo dato non vada a modificare radicalmente il pensiero della BCE, che pur dichiarando di non volersi impegnare ufficialmente mai prima di agire (come sempre), non ha proprio chiuso la porta ad un’ipotesi di taglio dei tassi, che a nostro parere è l’unica cosa da fare in questo momento.

Diamo ora uno sguardo all’analisi tecnica incominciando dalla situazione dell’eurodollaro.

Successivamente alla rottura rialzista di due giorni fa abbiamo potuto osservare solamente in maniera parziale il movimento di breakout in grado di riportare i prezzi al di sopra di 1.3700. Continua infatti sul cambio la situazione di vicinanza al punto di rottura dinamico, dato dalla trendline che per le prossime ore transita a 1.35, senza riuscire ad allontanarsene quanto basta per decretare la fine del percorso di discesa del cambio. In attesa di un evento scatenante, i due livelli appena visti potrebbero racchiudere i movimenti del prezzo.

La rappresentazione grafica dei prezzi del cambio UsdJpy sta assumendo sempre più i connotati di un cambio fisso. Ci troviamo infatti per l’ennesima giornata a commentare la stabilità al di sopra di 75.90, senza però mai a riuscire a rivedere una rottura di 77 (almeno dal 15 settembre). Come sosteniamo da tempo la situazione potrebbe drasticamente cambiare in qualsiasi momento, grazie alla rottura di uno dei due precisi livelli indicati.

Anche il cambio EurJpy ha mostrato meno di quanto ci si potesse attendere martedì successivamente alla rottura di 103.90. Ciò che risulterà molto importante per l’immediato futuro è la resistenza di 105.-105.20.

Ha interrotto il percorso di salita anche il cable, non riuscendo a raggiungere così il livello obiettivo confermato essere a 1.5730 da due fattori: il primo è ottenuto grazie alla linea di tendenza negativa dall’inizio del percorso a ribasso di agosto, mentre il secondo è dato dal transito della media mobile esponenziale di lungo su un grafico con candele a 4 ore. Sul livello appena visto si concentra una nuova possibilità di rialzo di lungo periodo. Più nel breve troviamo 1.5650 come resistenza mentre 1.5550 come supporto.

Osserviamo ora il franco svizzero.
Il cambio UsdChf ha confermato negli ultimi due giorni quanto il supporto a 0.8925 sia da considerare come più interessante per anticipare un nuovo movimento favorevole alla moneta elvetica. I potenziali risvolti negativi per il cambio presentano obiettivi a ribasso davvero ambiziosi: il primo di questi è certamente 0.8630 che è il minimo del cambio mostrato nei giorni successivi all’intervento della SNB sui mercati (6 settembre).

Il cambio EurChf invece mantiene una stabilità maggiore gravitando intorno a 1.22. Sono lontani in questo caso i due livelli chiave di 1.20 e 1.2330, anche se graficamente rimangono i due più interessanti.

Concludiamo con il cambio NzdUsd che dopo aver messo a segno un perfetto test della resistenza chiave a 0.7975 ha ripreso il proprio cammino ribassista, ieri, avvicinandosi nuovamente al minimo di qualche giorno fa. Quanto mostrato non dovrebbe risultare in un segnale molto confortante per il cambio dato che un pullback (dopo la rottura del supporto di 0.7975) di questo tipo in genere dovrebbe portare alla conferma dell’inversione in atto: in questo caso l’obiettivo a 0.71, seppure lontano, sembra diventare sempre più raggiungibile.

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