Dopo Brexit Regno Unito studia taglio tasse, diventerà paradiso fiscale?

4 Luglio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Il Regno Unito corre ai ripari per evitare la fuga delle aziende, dopo il referendum che ha sancito la vittoria del  Brexit. Per farlo, Londra avrebbe in cantiere di abbassare sotto il 15%, dal 20% attuale, l’imposta sulle società, allo scopo di convincere le imprese, inquiete per la situazione, a restare. Lo ha indicato il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne in un’intervista al Financial Times. 

In questo modo il Regno Unito, come commentano già diversi giornalisti ed esperti di tutto il mondo, potrebbe diventare un “tax haven”, ovvero un paradiso fiscale.

Lo stesso responsabile della divisione fisco dell’Ocse, Pascal Saint-Amans, ha affermato che:

“L’impatto negativo della Brexit sulla competitività potrebbe portare il Regno Unito a diventare ancora più aggressivo nelle sue proposte fidcali. Un ulteriore passo in quella direzione trasformerebbe il Regno Unito in un’economia tipo paradiso fiscale”.

Nel dettaglio, Osborne, che sei era pronunciato a favore del “Remain”- dunque a favore dell’opzione di un Regno Unito nell’ Unione europea, ha spiegato di avere intenzione di creare ‘un’economia supercompetitiva’, abbassando di oltre 5 punti la corporate tax, mossa che porterebbe la pressione fiscale imposte alle aziende al livello più basso tra i Paesi occidentali, rendendo molto simile  il fisco UK a quello dell’Irlanda, con il suo 12,5% di tassazione.

Una mossa di dumping fiscale nei confronti degli altri paesi europei e che avvicinerebbe la Gran Bretagna ai livelli irlandesi, dove le tasse alle imprese si fermano al 12,5%. Londra aveva già in programma di portare la corporate tax al 17% entro il 2020, ma l’esito della Brexit l’ha evidentemente persuasa a un’accelerazione.

Nell’intervista al quotidiano finanziario della City, Osborne ha sottolineato i pericoli di un possibile impatto di Brexit “tra cui una recessione”. Mentre la sterlina ha perso circa l’11 per cento dopo il referendum, gli altri paesi europei sono già in coda per accaparrarsi le aziende che stanno decidendo di trasferire la propria sede dalla City di Londra.

Il secondo punto della ricetta di Osborne prevede che la Bank of England apra al credito alle imprese per affrontare questa “epoca piena di sfide” ed evitare quella contrazione del credito che invece fu protagonista nel picco della crisi finanziaria del 2008.