DOPO ATENE LONDRA, STERLINA NEL MIRINO DELLA SPECULAZIONE

2 Marzo 2010, di Redazione Wall Street Italia

L’incertezza dell’esito delle prossime elezioni, un’economia che arranca e, in misura minore, l’acquisto delle attivita’ asiatiche dell’americana AIG dall’inglese Prudential. Sono questi i principali fattori che spiegano la ritirata delle sterlina, che ieri ha perso per la prima volta dallo scorso maggio la soglia di 1.50 contro il dollaro portandosi ai minimi da 10 mesi.

E cosi’ da Edimburgo, dove molte decisioni di investimento vengono prese per conto di gruppi assicurativi, banche e fondi pensione da oltre due secoli, i money manager si interrogano sul da farsi, pronti a scommettere che dopo la Grecia, tocchera’ al paese di sua Maesta’ avere i fari degli operatori addosso. Soprattutto se si realizzeranno le previsioni di chi, come il gestore Turcan Connel (che gestisce masse per un miliardo di sterline e i cui clienti in media hanno 5 milioni di sterline da investire), si aspetta che il pound possa scivolare tra il 20 e il 30% contro il biglietto verde. Da Ubs, il capo strategie nel valutario Mansoor Mohi-Uddin, si dice certo che la sterlina cadra’ “molto rapidamente” a $1.05 o addirittura sotto questo livello.

“Londra si trova in una situazione molto simile a quella di Atene”, ha riferito Haig Bathgate, capo delle strategie della societa’ scozzese, “ma non penso che le cose siano cosi’ negative come per la Grecia, per quanto l’economia inglese stia soffrendo”. Da Edimburgo, Bruce Stout (Murray International Trust) ha riferito che “le possibilita’ di una caduta del pound sono piu’ alte che mai” definendo la valuta stessa “molto vulnerabile”.

Il primo problema, o per lo meno il piu’ caldo, e’ di tipo politico. I conservatori sembrano essere molto vicini al Partito Laburista. C’e’ il rischio dunque che la Gran Bretagna si ritrovi con un governo senza una maggioranza schiacciante. La preoccupazione maggiore? Gli sforzi per ridurre il debito pubblico si farebbero molto piu’ difficili con un deficit stimato dal Fmi per fine anno al 13.2%, il piu’ alto tra i membri del G20. Insomma, l’incertezza ancora una volta penalizza.

Dalla sua parte pero’ l’Inghilterra ha margini di manovra. Lo ha ribadito ai microfoni di Cnbc Usa anche Mohamed El-Erian, CEO di Pimco (il piu’ grande fondo obbligazionario al mondo). “E’ indubbio che ci siano dei problemi di bilancio, ma Oltremanica c’e’ la capacita’ di sistemare le cose e il mercato sta per rendersene conto. Diversamente dalla Grecia, ci sono piu’ politiche fiscali a disposizione”.

Un altro fattore da considerare e’ la scadenza media dei titoli di stato finiti all’asta. Questa risulta particolarmente lunga (14 anni), il che significa che ogni anno il governo deve pagare (e rifinanziare) molto meno debito rispetto ad altri paesi dove le scedenze sono piu’ brevi.

A complicare le cose ci potrebbe essere anche un ampliamento delle misure straordinarie attuate dalla Bank of England. Ulteriori misure di quantitative easing, ossia nuova iniezione di moneta nel mercato non e’ esclusa dagli operatori nei prossimi tre-quattro mesi. “Saremmo gli unici a farlo”, ha spiegato Bathgate dicendosi certo che “il governo inglese stia cercando di creare inflazione deprezzando la valuta locale”.