Donne e lavoro: in Italia è una vera sfida. E la situazione peggiora

2 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – In Italia rimane difficile essere donna, soprattutto in termini di ricerca e mantenimento di una occupazione. Lo afferma il numero uno della divisione di statistiche sociali ed ambientali dell’Istat, Linda Laura Sabbadini.

In occasione degli stati generali sul lavoro delle donne in Italia, organizzati da Cnel, Sabbadini parla di “un modesto recupero” nel 2011 e, contestualmente, di “un ulteriore peggioramento per le giovani”, con “45.000 donne occupate nella media dei primi tre trimestri”.

Se poi si è madri, la sfida diventa ancora più difficile da vincere. Nel nostro paese, “il 30% delle madri interrompe il lavoro per motivi familiari, contro il 3% dei padri”. C’è poi il problema dei salari.

Le donne percepiscono infatti salari decisamente più bassi rispetto agli uomini, e a confermarlo non è uno studio qualunque, ma quello presentato da Roberta Zizza, economista di Bankitalia, nel corso dello stesso evento.

“Il differenziale grezzo è circa del 6% (dal minimo del 4,9% del 2000 al massimo del 7,7% del 2002). Ma, da un controllo dei dati secondo “le caratteristiche del lavoratore”, emerge che “il divario diventa più ampio e crescente nel tempo: da 10,3% nel 1995 a 13,8% nel 2008”. Zizza continua, sottolineando che “l’ampliamento del divario rispetto alle stime grezze emerge anche quando si aggiungono le caratteristiche del lavoro e del datore di lavoro: da 9,4% nel 1995 al 10,2% nel 2008”. Tra l’altro, “anche tenendo conto della selezione del campione, il gap si conferma ampio e dell’ordine del 13% alla fine dello scorso decennio”.

Alla base della bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro c’é la famiglia: “il 40,8% delle ex lavoratrici dichiara di aver interrotto l’attività lavorativa per prendersi cura dei figli e circa il 5,6% per dedicarsi totalmente alla famiglia o ad accudire persone non autosufficienti”. A questa conclusione giunge un rapporto dell’Isfol, che ha esaminato un campione rappresentativo delle donne italiane, di età compresa tra i 25 e i 45 anni. La ricerca fa però notare anche come ci sia “una buona parte delle ex lavoratrici che dichiara di aver dovuto terminare l’attività lavorativa per cause non volontarie”.

Dall’indagine risulta che “oltre il 17% segnala la scadenza di un contratto a termine o stagionale, il 15,8% il licenziamento o la chiusura dell’azienda”.

Intanto il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha detto alle parti sociali che il governo vuole fare la riforma del mercato del lavoro con il consenso di tutti, ma che comunque cercherà di andare avanti anche da solo.