DOMANDE SUL 2010

24 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – I capi dei grandi paesi industrializzati si interrogano sulla ripresa e la stessa cosa fanno gli operatori di Borsa, i banchieri, i capi delle grandi aziende che hanno a che fare con fabbriche inoperose e manodopera in eccesso. Gli occhi vanno per quanto riguarda gli Stati Uniti al biennio 2005-2006, quando la crescita fu complessivamente quasi del 6 per cento, e per l’Europa al biennio appena successivo, 2006-2007, quando la Germania fece registrare complessivamente anch’essa una crescita vicino al 6 per cento.

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Ma adesso la domanda è sul 2010. Ci si chiede se sarà veramente l’anno della ripresa o se bisognerà aspettare ancora. La risposta ovviamente non è semplice come tutti noi vorremmo. Anche sfogliando l’ultimo rapporto di Consensus Forecast, che raccoglie una sessantina di pareri dei maggiori centri di ricerca sui maggiori paesi del mondo, si rimane con l’impressione di un 2010 ancora incerto e che comunque sarà molto diverso da paese a paese.

Per gli Stati Uniti, che è l’economia più grande del mondo e che in questo momento è un po’ il centro di tutte le cose che potranno succedere, non sembrerebbero esserci dubbi. La “media” delle risposte dei “forcaster” interrogati dà per il 2010 una crescita del 2,1 per cento, tale da cancellare la caduta del 2,6 per cento di quest’anno. Però c’è qualche elemento di riflessione. Gli economisti della Georgia State University (che devono essere dei repubblicani del Sud molto testardi) sostengono che l’America sarà ancora in recessione anche l’anno prossimo.

Va detto che in mezzo a una ventina di soggetti interrogati, loro sono gli unici a fare una previsione così nera. Ma in Italia gli economisti di Banca Intesa assegnano agli Stati Uniti per il 2010 una crescita di appena l’1,1 per cento con la disoccupazione che dovrebbe raggiungere il 9,6 per cento.

I “forcaster” del gruppo Consensus si spingono con le loro previsioni fino al 2019 e non vedono alcun boom imminente (forse perché è impossibile vedere questa cosa). Vedono solo un grande guizzo dell’economia americana, con una crescita addirittura del 3,4 per cento nell’anno 2012, che non sarà un anno qualunque ma che sarà l’anno in cui Obama cercherà di ottenere il secondo mandato per la Casa Bianca. E quindi gli economisti, abbandonati per un momento i ragionamenti sulle scorte, le esportazioni e l’utilizzo degli impianti, probabilmente pensano che nel 2012 Obama darà fondo alle casse dello Stato per assicurarsi altri quattro anni alla Casa Bianca.

Se poi dall’America passiamo all’Europa, il quadro è ancora più desolante. In effetti l’Europa, salvo qualche eccezione, è tutta immersa in una fase di deflazione, che, come si sa, è una bestia molto dura da combattere. E comunque all’orizzonte non ci sono notizie straordinarie, non c’è Obama che deve tornare alla Casa Bianca, ma ci sono tanti governi che prima o poi dovranno farsi rieleggere, solo che le casse sono mediamente vuote e quindi non ci sarà nessun “anno 2012”.

E in effetti basta prendere le previsioni di Consensus per il paese più importante, che è la Germania, per essere avvolti in una nube di sconforto: da qui al 2019 la Germania non dovrebbe mai far registrare una crescita superiore all’1,5 per cento. Questo significa che nei prossimi 10 anni l’economia tedesca tirerà avanti più che altro per sopravvivere, ma certo non per stupire il mondo o per fare contenti i suoi cittadini.

Dell’Italia c’è solo da ribadire che, visti i risultati tedeschi, qui andrà soltanto un po’ peggio. L’anno prossimo la ripresa, secondo il Consensus Forecast, sarà solo dello 0,1 per cento (bastano due giornate di sciopero per far sparire questa ripresa) e comunque anche negli anni successivi c’è poco da stare allegri. Se la Germania non andrà mai oltre l’1,5 per cento di crescita all’anno, l’Italia non andrà mai oltre l’1,3 per cento. Insomma, ci aspettano 10 anni molto modesti e di pura sopravvivenza, e questo sempre che non ci siano incidenti, altrimenti ci prendiamo qualche altro anno di recessione.

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