DOLLARO: PROBABILE UN ULTERIORE INDEBOLIMENTO

12 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

* Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance.

Il dato sulla bilancia commerciale di novembre ha evidenziato un ennesimo record del deficit commerciale sia in termini nominali che reali, superando in entrambi i casi i 60Mld$.

Al mese di novembre il deficit del 2004 è arrivato così a quota 5621Mld$, superando pertanto il valore record del 2003. Ancora una volta l’andamento delle importazioni è stato del tutto opposto rispetto alle esportazioni su base mensile, con le prime in rialzo dell’1,3% a fronte di un calo dell’export del 2,3%.

Sulle importazioni ha pesato nuovamente l’elevato livello del greggio: infatti la variazione dei beni importati al netto della componente petrolio passa da +1,1% a –0,6%. E’ rimasto pressoché invariato il deficit rispetto alla Cina, poco sopra quota 16Mld$. Complessivamente, al mese di novembre il deficit cumulato verso la Cina rappresenta circa ¼ del deficit complessivo Usa verso tutti i paesi.

L’effetto del dato è stato piuttosto marcato sul forex, con un sensibile deprezzamento del Dollaro. Sul fronte macro, il nuovo record del deficit, realizzato anche in termini reali, comporta una possibile revisione al ribasso delle stime di crescita del quarto trimestre.

Manca ancora il dato di dicembre, per il quale però potrebbe essere verosimile ipotizzare una contrazione del disavanzo in seguito al ridimensionamento del prezzo del greggio verificatosi in tale mese.

In prospettiva emerge ancora come tema rilevante il rientro del deficit di partite correnti insieme a quello di bilancio. Il trend primario di deprezzamento del dollaro pertanto non sembra ancora essere arrivato ad una fase di inversione.

Piuttosto vi sono diversi elementi che spingono a ritenere verosimile l’ipotesi di un proseguimento di tale andamento maggiormente verso le valute asiatiche più che verso Euro.

Nei confronti della divisa comunitaria per ora rimane in essere il trading range 1,30-1,35, dopo le forti oscillazioni intervenute tra la fine del 2004 e gli inizi del 2005 in gran parte ricollegate a riposizionamenti da parte degli hedge funds.