Dollaro forte e materie prime: gli asset su cui puntare e quelli da evitare

29 Settembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Prudenza. Questa sembra la parola d’ordine per gli investitori che si avvicinano ai mercato azionari europei. Per gli analisti di Degroof Petercam Am sono infatti ancora diverse le nuvole che si addensano sul Vecchio Continente. Una di queste e’ rappresentata dall’incertezza politica, dovuta anche al referendum costituzionale italiano di dicembre.

“Ciò, assieme ai problemi del settore bancario (collegati all’appiattimento della curva dei tassi), contribuisce a mantenere elevato il premio al rischio per l’azionario europeo” aggiungono in una nota odierna gli analisti, che sul fronte macro sottolineano:

“Nonostante la ricaduta economica della Brexit, al momento, sia stata limitata, il nostro indice di fiducia composito globale suggerisce che l’attività economica rimane debole. Guardando oltre il breve termine, in Degroof Petercam Am riteniamo che il rischio di un prolungato periodo di crescita lenta e bassi tassi di interesse sia reale, sullo sfondo di un rafforzamento delle tendenze demografiche sfavorevoli e di una minore capacità di accumulazione di debito”.

Sul fronte della materie prime:

“Nonostante i bassi prezzi, riteniamo che gli effetti di base causeranno un innalzamento dell’inflazione con l’avvicinarsi della fine dell’anno, anche se al momento le pressioni inflazionistiche di base sembrano destinate a rimanere abbastanza modeste, favorendo il mantenimento di una politica monetaria globale particolarmente allentata. La conferenza di Jackson Hole di quest’anno è stata piuttosto deludente, visto che non ha portato con sé importanti novità dal punto di vista della politica monetaria. Da tempo sosteniamo come non vada ritenuto certo un apprezzamento del dollaro, opinione che fino ad ora ha trovato conferma. Continuiamo a ritenere improbabile un significativo rialzo dei livelli correnti: nonostante l’ultimo deprezzamento, il dollaro appare ancora piuttosto caro in una prospettiva teorica di lungo periodo. Ciò detto, nuovi indizi che confermino la propensione della Fed a un ulteriore rialzo dei tassi potrebbero portare a un rafforzamento del biglietto verde nei prossimi mesi”.

In un contesto del genere, le asset class su cui puntare secondo gli esperti sono:
Le obbligazioni societarie Investment Grade in Euro. “I tassi nominali – spiegano – delle obbligazioni emesse dalle società con buon merito creditizio sono ai minimi storici, ma, poiché consideriamo limitati i rischi di default grazie alla solidità dei fondamentali e ai bassi tassi di finanziamento, il nostro orientamento verso un restringimento degli spread rimane inalterato”.

Le obbligazioni governative dei paesi emergenti in valuta locale. “I premi al rischio – aggiungono – rimangono elevati e compensano l’investimento, mentre gli investitori sono ancora sottopesati. Inoltre, alcune banche centrali dei paesi in via di sviluppo hanno margine per attivare misure di stimolo monetario, qualora le circostanze lo richiedano.

Oltre ai mercati azionari dei mercati sviluppati, sono da sottopesare:

Le obbligazioni governative. “La mancata adozione di ulteriori misure di stimolo da parte della Bce ha disatteso le attese del mercato che prospettava l’ampliamento del programma di acquisto di titoli da parte di Francoforte. La crescita globale rimarrà moderata e l’inflazione è destinata a muoversi al di sotto degli obiettivi” concludono.