DOLLARO E BORSE ALLE PRESE
CON FIBONACCI

17 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Financial Trend Analysis e’ una societa’ che opera nel settore dell’Analisi Tecnica. Nell’ambito di questa metodologia viene privilegiato l’approccio quantitativo che tende a garantire un prodotto dal contenuto oggettivo e di qualità costante. Tutte le analisi contenute sul sito www.ftaonline.com sono frutto di una elaborazione effettuata da FTAOnLine a partire dallo studio delle quotazioni di mercato.

(WSI) – Il 30 dicembre il dollaro Usa ha toccato un minimo contro Euro intorno a quota 1.3670, per poi avviare una fase di recupero che lo ha portato fino a quota 1.30 circa, su livelli che non si vedevano dalla seconda metà dello scorso novembre. La ripresa della moneta americana è stata rapida e priva di incertezze, caratterizzata da una volatilità giornaliera elevata (in 6 sedute i prezzi hanno ripercorso lo spazio delle 5 settimane precedenti).

L’indice S&P500 ha toccato un massimo il 3 gennaio, primo giorno di contrattazioni del nuovo anno, ed ha ceduto terreno fino a riportarsi nella stessa area occupata dai prezzi di inizio dicembre 2004. Ancora una volta quindi è stata confermata la coincidenza di trend, da un punto di vista grafico, tra il biglietto verde e la borsa (vedere chart a fondo pagina). La correlazione dollaro debole – borsa al rialzo va avanti in modo evidente da inizio 2003, e per quanto contraria alla esperienza accumulata dai mercati finanziari fino a quel momento, abituati a scommettere su di una fase di apprezzamento dei listini solo in presenza di una moneta americana forte, sembra ormai abbastanza consolidata e quindi affidabile.

Capire se la fase di recupero del dollaro è solo temporanea o se si tratta invece di una tendenza sostenibile nel tempo potrebbe essere quindi cruciale anche per fare delle ipotesi sull’andamento dei principali listini azionari, non solo quello americano ma anche quelli europei, strettamente correlati a quelli Usa. Da un punto di vista fondamentale verrebbe istintivo rispondere che fino a quando il disavanzo statunitense si manterrà intorno al 5/6% del prodotto interno lordo la soluzione del dollaro debole rimane l’unica perseguibile per mantenere saldamente in piedi il gigante americano.

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Chi segue i mercati finanziari sa tuttavia che spesso questi anticipano con i loro movimenti eventi o situazioni che non si sono ancora verificate. E’ plausibile pensare che con il rialzo degli ultimi 8/9 mesi, dai minimi dello scorso aprile in area 1.18 ai massimi di dicembre a 1.37 (+16% circa in favore di Euro), il cambio euro dollaro abbia già scontato la difficile condizione implicata dalla crescita dei deficit gemelli, raggiungendo valori congrui con lo stato attuale dello cose? Se così fosse, se cioè il dollaro andasse incontro ad una fase di relativa stabilità, o addirittura di recupero, e se la relazione che lo lega ai mercati azionari rimanesse invariata, i listini potrebbero trovare difficoltà a proseguire il rialzo visto nella seconda metà del 2004.

L’impressione che si ha studiando il grafico degli ultimi mesi della moneta americana nei confronti dell’euro tuttavia è che la fase di recupero sia solo una reazione all’ampio deprezzamento subito in precedenza, insomma uno di quei movimenti che non hanno una spiegazione di tipo fondamentale ma che vengono iscritti nella categoria delle correzioni tecniche. In analisi grafica si parla di ritracciamento, o correzione, fino a che il movimento che si sviluppa in direzione contraria al trend precedente si mantiene nell’ordine di un 38/62% (percentuali che derivano dalla serie numerica di Fibonacci) di ritorno.

Con i minimi del 7 gennaio a 1.3020 circa il dollaro ha ritracciato il 38% del rialzo dai minimi di agosto, una quota quindi compatibile con uno scenario correttivo. Le quotazioni si sono mantenute inoltre molto al di sopra delle medie a 100 e 200 sedute, passanti rispettivamente a 1.28 e 1.2460 circa, ed alla trend line che sale dai minimi dei inizio 2002, oggi a quota 1.2750 circa. E’ difficile tuttavia immaginare che il ribasso di inizio gennaio possa da solo rappresentare tutta la correzione del precedente rialzo. Più probabile che alla prima fase di recupero segua un nuovo tentativo di avvicinare i massimi, quindi area 1.35, e poi una ulteriore fase ribassista, così come è accaduto nel periodo gennaio/aprile 2004 o maggio/agosto 2003.

Molto spesso le fasi di ritracciamento si sviluppano in 3 segmenti, ed anche ipotizzando che per qualche tempo area 1.30 rimanga una base di appoggio per un recupero dell’euro, è probabile prima di andare a registrare nuovi massimi il cambio si ripresenti in area 1.30 ed eventualmente scenda fino ai supporti di area 1.26, ultimo ritracciamento di Fibonacci relativo al rialzo da agosto. Per il momento non vi sono quindi segnali che il rialzo in atto dai minimi del 2002 sia stato interrotto, ed anzi rimangono confermati gli obiettivi di rialzo posti a 1.41/42, limite superiore del canale rialzista degli ultimi 3 anni. Solo discese al di sotto di area 1.25/26 metterebbero in discussione lo scenario di medio/lungo periodo, altrimenti favorevole ad un prossimo apprezzamento del dollaro.

Quali ipotesi si possono fare per le borse se l’andamento del cambio si adatterà allo scenario ipotizzato? Lo S&P500 per il momento ha ritracciato il 25% circa di quanto guadagnato dai minimi di agosto. Gli obiettivi per una fase correttiva di questo rialzo ricavati dai ritracciamenti di Fibonacci sono posti tra i 1120 e 1160 punti. La media a 200 giorni transita in area 1130, praticamente coincidente con la trend line che sale dai minimi di inizio 2003, e mantiene una inclinazione crescente, anche se appiattita rispetto al tasso di crescita mostrato nelle prima parte del 2004. Il trend rialzista di fondo non appare quindi a rischio, e solo discese sotto i 1130 punti potrebbero comprometterlo. Questo non significa che, allo stesso modo del dollaro, il recente ribasso abbia esaurito la fase di ripiegamento. A partire dall’area tra i 1160 ed i 1180 punti potrebbe partire una fase di recupero, che tuttavia rischia di non riuscire a fare registrare nuovi massimi rispetto al top del 3 gennaio, ed anzi ha buone probabilità di introdurre a discese verso area 1130/50. Difficile ipotizzare una tempistica per la fase correttiva, che comunque potrebbe impiegare anche qualche settimana a completarsi.

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