DOLLARO:
PERICOLO IN ARRIVO DAL SOL LEVANTE

10 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance.

Il dato sulla bilancia commerciale Usa ha evidenziato una contrazione del deficit causato in gran parte da una riduzione delle importazioni di petrolio (-1,7% m/m). Infatti la variazione mensile delle esportazioni (-0,8%) diventa positiva (+0,2%) se considerata al netto del petrolio.

In sostanza pertanto il calo del deficit potrebbe essere stato inficiato dall’effetto uragani che, danneggiando alcuni pozzi di petrolio, hanno temporaneamente ridotto l’import di greggio da parte degli Usa. Si spiega in tal senso l’effetto immediato sul forex successivo al dato con l’Euro Dollaro che ha toccato il nuovo record a quota 1,30.

Successivamente è iniziato però un movimento di rafforzamento del Dollaro. Riteniamo che nel breve termine vi possa essere una fase di profit taking legata alle seguenti ragioni: 1) le posizioni nette lunghe speculative (si veda il report CFTC) sono sui livelli massimi record e pertanto vi è margine per ipotizzare un profit taking; 2) giovedi’ e’ in calendario sia negli Usa che in India una festività che potrebbe a maggior ragione indurre gli operatori a chiudere temporaneamente parte delle posizioni corte sul Dollaro; 3) alcune banche centrali asiatiche (tra cui anche quella giapponese nelle vesti del ministro delle finanze per conto del quale la BoJ opera sul forex) hanno apertamente minacciato interventi sul forex.

Sul deprezzamento strutturale del Dollaro sta verosimilmente incidendo anche il potenziale graduale disinvestimento degli asset in Dollari detenuti massicciamente dalle banche centrali asiatiche.

Alcune considerazioni a tal proposito.

Il movimento citato dovrebbe interessare i Treasuries Usa, visto che gran parte delle riserve valutarie delle banche centrali asiatiche sono investite in titoli di stato Usa dicembre del 2003.

In base ai dati riportati dal Tesoro Usa, ad agosto gli investitori stranieri detenevano circa la metà del debito pubblico americano. Nell’ambito della quota di Treasury detenuta da stranieri, il Giappone rappresenta di gran lunga il principale detentore straniero di Treasuries al mondo, con una quota pari al 39% (rispetto al totale di treasuries in mano agli esteri).Complessivamente i primi 7 detentori stranieri Usa sono nell’ordine : 1) Giappone; 2) Cina; 3) UK; 4) Caribbean banking; 5) Corea; 6) Taiwan; 7) Hong Kong.

Nel periodo da dicembre 2003 ad agosto 2004 a fronte di un netto incremento delle quote in mano a Giappone e UK, si è verificato un forte calo della quota cinese e di quella delle principali altre banche asiatiche.Contemporaneamente rileviamo che gli acquisti netti di Treasuries da parte degli investitori stranieri da inizio sono in netto calo.

Cosa si può dedurre? Tale andamento aiuta a spiegare probabilmente come mai a fronte di forti quote di sottoscrizione (spesso sopra il 50% del totale offerto) di Treasuries sul primario da parte dei c.d. indirect bidders (tra cui sono comprese appunto le banche centrali), sul mercato secondario invece si assiste ad una netta penalizzazione dei titoli di stato USa rispetto a quelli europei, al punto che nelle ultime giornate il tasso sul decennale è arrivato in Europa in prossimità dei minimi del 2004 mentre negli Usa si trova vicino al livello massimo degli ultimi 2 mesi.

Indubbiamente su tale andamento incide anche la diversa prospettiva sul fronte della politica monetaria (Bce sostanzialmente ferma a fronte di una Fed più reattiva) ma l’entità e la costanza dell’allargamento degli spread sui tassi Euro-Usa potrebbero essere determinati da un processo di diversificazione delle riserve valutarie da parte di banche centrali come quella cinese, in vista della rivalutazione dello Yuan.

Sulla scia della banca centrale cinese si innesterebbero poi le altre banche centrali asiatiche (Hong Kong, Taiwan e Corea in particolare), preoccupate dalle potenziali perdite in conto forex sulle riserve valutarie che potrebbe comportare la rivalutazione dello Yuan.

Diverso invece l’atteggiamento da parte della banca centrale giapponese. In tal caso, essendo l’economia nipponica fortemente legata all’export, il forte acquisto di Treasuries sul primario sarebbe funzionale al finanziamento del deficit Usa e indirettamente al supporto della politica fiscale espansiva e quindi della domanda interna Usa.

In tal senso sarebbe spiegato l’apparente contraddizione tra forti percentuali di sottoscrizioni sul primario Treasuries a fronte invece di penalizzazione degli stessi titoli sul secondario. Per tale ragione, potrebbe essere inficiato anche il valore segnaletico (in ottica mercato secondario ) della percentuale di indirect bidders: un’alta percentuale di sottoscrizione in asta non sarebbe infatti più garanzia di una buona domanda anche sul secondario, per le ragioni esposte.