DIVENTARE RICCHI SHORTANDO
I BOND AMERICANI

8 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Marc Faber è forse il più pittoresco analista di mercato in circolazione. Di nazionalità svizzera, vive in Thailandia e passa probabilmente più tempo in aereo che in ufficio. È assurto al rango di «guru» dopo aver previsto il crollo del Nasdaq del 2000 e il grande rialzo delle materie prime che ne sarebbe seguito. Per il 2007, consiglia un mix di commodity e azioni europee, aggiungendo di evitare come la peste il debito americano. Per gli operatori con sufficiente esperienza, le raccomandazioni includono zucchero, cotone, qualche titolo thailandese e la vendita allo scoperto degli asset americani.

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Mister Faber, nel 2006 le Borse internazionali hanno mostrato una grande vivacità. Quali sono le sue sensazioni per il 2007?
La mia raccomandazione principale è questa: se siete ottimisti sul mercato azionario, accordate la vostra preferenza alle piazze europee e a quelle asiatiche, non a quella statunitense. Perché, vede, con una politica espansiva la Federal Reserve è in grado di tenere in piedi gli asset finanziari e il settore immobiliare, ma a pagare è il dollaro. Nel 2006, il Dow Jones è salito di circa il 16%, però il biglietto verde ha perso il 10% rispetto all’euro. Dunque investendo a Milano, Parigi o Francoforte, il risultato sarebbe stato maggiore. Insomma, il Dow Jones può anche raggiungere 100mila punti. Bisognerà però vedere quanto varranno in euro o in once d’oro.

Qual è la migliore opportunità del 2007?
Per gli specialisti, vendere allo scoperto le obbligazioni governative americane a trent’anni. Anzi, guardi, la considero la vendita allo scoperto del secolo.

Intende con la migliore prospettiva di guadagno?
Esattamente. La tesi d’investimento è intuibile. La Federal Reserve ha una vistosa tendenza a stampare moneta. L’eccesso di moneta, in un modo o nell’altro, porta sempre con sé il germe dell’inflazione. Può colpire asset reali e finanziari, com’è accaduto negli ultimi anni, oppure salari e prezzi al consumo, come negli anni ’70. Alla fine il carovita non è mai un bene per i titoli del debito. Aggiunga una valuta strutturalmente debole come il dollaro e il quadro è completo. Con queste premesse, chi vuole detenere un certificato che rende appena il 4,7% annuo con un impegno trentennale?

E per i non specialisti?
Intanto possono evitare il debito Usa. È già qualcosa. Se sfoglia il suo giornale, e guarda alle performance dei fondi comuni italiani si accorgerà di due cose: primo, che quelli che hanno investito a Wall Street hanno riportato guadagni quasi nulli. E, secondo, che i fondi centrati sul reddito fisso Usa accusano una forte perdita.

Cosa consiglia a lungo termine?
Trovo che ci sia tuttora del valore nell’oro e nell’argento, e consiglio di accumularne ogniqualvolta le quotazioni subiscono una correzione.

Negli anni passati lei è stato un grande fautore delle materie prime. Ha qualche buon suggerimento per il 2007?
Innanzitutto lascerei perdere le commodity più sensibili al ciclo economico. Per esempio il rame. In un’economia che frena, il rame rischia grosso. Anzi, una buona mossa sarebbe quella di vendere allo scoperto rame stando lunghi sull’oro. Nel lungo termine, invece, ci sono le condizioni per un apprezzamento del petrolio. Tuttavia, non ho forti convinzioni per il 2007, perché anche i prodotti energetici potrebbero rispondere male a un raffreddamento della congiuntura. Ovviamente c’è sempre la possibilità che gli Stati Uniti o Israele bombardino l’Iran con gli effetti che tutti immaginiamo.

Altri suggerimenti?
Sul mercato dei future si può andare in cerca di valore sullo zucchero e sul cotone. Ma anche in questi casi si tratta di operazioni per specialisti.

Cambiamo argomento. Come vede l’Europa?
Il Vecchio Continente sta andando abbastanza bene. È mia convinzione che ci sia troppo ottimismo sull’America e troppo pessimismo sull’Europa. Giro il mondo in continuazione, e sono sempre stupito dalla stato pietoso delle infrastrutture Usa. Al contrario le infrastrutture europee sono quanto meno soddisfacenti. I Paesi Ue producono inoltre merci che il mondo desidera. Prenda la Germania ad esempio: con un costo del lavoro superiore a quello statunitense vanta il maggiore avanzo commerciale al mondo. Vorrà dire qualcosa.
Che idea si è fatto per quanto riguarda l’euro?
L’euro è una valuta cara, soprattutto rispetto alle divise asiatiche. Questa è una delle ragioni per cui quando parlo di svalutazione del dollaro, mi riferisco soprattutto all’oro e agli altri metalli preziosi. Un ulteriore apprezzamento dell’euro rischia di intaccare la competitività del continente.

Si è fatto un gran parlare di bolla immobiliare negli Stati Uniti. A suo giudizio è una minaccia reale?
Sì, il consumatore è molto sbilanciato. Attraverso il meccanismo del rifinanziamento di mutui ipotecari, gli americani hanno intascato 744 miliardi di dollari nel 2005, e oltre 450 miliardi nei primi tre trimestri del 2006. Se la bolla scoppia, come penso, molte famiglie dovranno tirare la cinghia.

Il fenomeno ha creato qualche occasione?
Agli investitori esperti consiglio di vendere allo scoperto i titoli di quelle società finanziarie che si sono maggiormente specializzate nell’accordare prestiti a debitori deboli, con scarse garanzie. Quando questi fruitori del credito incontreranno le prime difficoltà, i titoli verranno giù in picchiata. Mi riferisco a compagnie come New Century Financial e Accredited Home Lenders.

Un altro suo cavallo di battaglia sono i mercati emergenti. Novità?
Non me la sento di dare raccomandazioni specifiche, perché quasi tutti hanno registrato crescite da capogiro. Pensi alla Cina, all’India, al Vietnam o al Brasile. Nel lungo termine, la prospettiva rimane incoraggiante, ma occorre trovare una correzione per entrare.

Lei vive in Thailandia. Se ne sono sentite di cotte e di crude su questo Paese. Dal colpo di Stato fino all’introduzione di vincoli ai capitali poi revocati precipitosamente quando la Borsa è crollata del 15% in un giorno. Qual è la sua lettura degli eventi?
Ci sono dei titoli appetibili quotati al listino di Bangkok, con un mix interessante di valore e crescita. Suggerisco di dare un’occhiata a CLS Loxinfo e a Thai Airways.

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