DISOCCUPAZIONE: SEGNALI DI RIPRESA DELL’ECONOMIA

3 Agosto 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il rapporto sulla disoccupazione contiene vari segnali potenzialmente significativi che possono essere un’indicazione del mutamento dell’economia. Combinato con molti altri critici indicatori anticipatori sull’economia, il prossimo taglio dei tassi della Fed, la banca centrale americana, potrebbe essere l’ultimo per un certo tempo.

Bisogna ammettere che il rapporto non indica in nessun modo che l’economia sia forte.

Infatti, il rapporto pende dalla parte della continua debolezza dell’economia.

Ma ci sono vari importanti dettagli che suggeriscono che la tendenza del mercato del lavoro non dovrebbe peggiorare troppo e potrebbe infatti iniziare a migliorare.

Innanzitutto, nel sondaggio sulle famiglie, che e’ quello che produce il tasso di disoccupazione ed e’ separato dal sondaggio delle buste paga, l’occupazione e’ cresciuta di 447.000 lavoratori. Questo eccede l’aumento di 420.000 nella forza lavoro, risultando in una lettura invariata del tasso di disoccupazione.

Molti avevano previsto che il tasso di disoccupazione potesse aumentare del 4,7% a luglio visto che il dato di giugno era stato arrotondato dal 4,54% e sarebbe potuto crescere abbastanza da portarlo al 4,7% a luglio.

L’aumento nelle famiglie e’ importante perche’ il sondaggio su queste (che intervista 60.000 unita’ familiari) e quello delle buste paga (che intervista 350.000 aziende) tendono a convergere nel tempo.

Quindi, un brusco miglioramento nel sondaggio delle famiglie puo’ far ben sperare per i dati sulle buste paga dei prossimi mesi.

Inoltre, il lento tasso di crescita nel tasso di disoccupazione significa che la sua ultima punta massima non puo’ essere molto piu’ del 5,0%, forse nemmeno. Questo lascerebbe il tasso di disoccupazione a un livello che e’ prossimo alla cosidetta occupazione piena.

Un secondo segnale positivo nel rapporto e’ stato l’indice di diffusione, che e’ cresciuto al massimo degli utlimi 4 mesi di 47,0 dal 44,9 di giugno. L’indice di diffusione misura la percentuale delle societa’ intervistate che hanno dichiarato di aver aumentato o diminuito l’occupazione durante un particolare mese.

Una lettura al di sopra di 50,0 significa che un numero superiore di aziende ha aumentato l’occupazione di quello che l’ha diminuita.

Quindi, mentre la lettura attuale indica che piu’ aziende hanno ridotto la forza lavoro di quelle che l’hanno accresciuta, il tasso di deterioramento sta rallentando.

Un terzo segnale positivo nel rapporto e’ stato il rallentamento del tasso di perdite di occupazione nel settore manifatturiero. Il comparto ha perso 49.000 lavoratori a luglio, un numero relativamente basso, ma molto piu’ basso della perdita media di 116.000 posizioni registrata negli ultimi 3 mesi e la perdita media di circa 10.0000 dei 6 mesi precedenti.

Il miglioramento potrebbe suggerire che il settore manifatturiero sta raggiungendo il fondo. Combinando questi dati con il livello minimo degli ultimi 19 anni registrato a luglio dalla componente delle scorte del NAPM, si puo’ sostenere un potenziale raggiungimento del fondo da parte del settore.

Un quarto elemento positivo del rapporto e’ il guadagno dello 0,3% nelle paghe medie orarie e le revisioni verso l’alto nella crescita salariale dei mesi precedenti. La crescita pone le paghe orarie medie in aumento del 4,4% sull’anno, il maggiore dall’aprile 1998.

Da notare che, a differenza dei passati rallentamenti economici, l’aumento delle paghe medie orarie non e’ il risultato di perdite occupazionali in lavori a basso reddito, che quindi solleverebbe la media verso l’alto.

La continua e solida crescita del reddito aiuta anche a spiegare perche’ i consumatori ancora considerano forti le proprie finanze personali nonostante il rallentamento economico e una moltitudine di licenziamenti.

Il rapporto di venerdi’ riduce la probabilita’ di un eventuale ripiegamento della spesa al consumo e quindi riduce il bisogno di molteplici tagli ai tassi d’interesse da parte della Federal Reserve.

Una stabilizzazione del mercato del lavoro subito dopo che l’economia abbia raggiunto il fondo sarebbe insolita, poiche’ generalmente continua a deteriorare ben dopo che l’economia ha toccato il fondo.

Quindi, ogni segnale di stabilita’ nel mercato del lavoro sara’ preso molto seriamente dalla Fed e potrebbe infatti mettere fine al ciclo di allentamento della Fed quando i segnali di stabilita’ abbonderanno. Una continua stabilizzazione nei sussidi di disoccupazione si qualificherebbe come un segnale sicuro di stabilita’.

La Fed e’ certamente a conoscenza dei molti altri indicatori anticipatori della futura stabilita’ del’economia, compresi la caduta delle scorte, l’aumento della spesa derivante dal rimborso fiscale, gli effetti conseguenti i tagli ai tassi, il calo dei prezzi energetici, l’alto ricambio delle abitazioni e la pesante attivita’ di rifinanziamento dei mutui per la casa.

*Anthony Crescenzi e’ capo analista della sezione Capital Markets alla boutique finanziaria Miller Tabak & Co.