Disastro BP nel Golfo: il petrolio non esce piu’

27 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – L’operazione “Top kill” per fermare la marea nera nel Golfo del Messico sta funzionando. È ottimista l’ammiraglio della Guardia costiera Thad Allen, coordinatore dell’intervento di contenimento: interpellato dal Los Angeles Times spiega che i tecnici sono riusciti a iniettare sufficiente liquido ad alta viscosità per bloccare la perdita di greggio e gas. La fuoriuscita di petrolio si è dunque fermata; il passo successivo sarà raggiungere pressione zero all’imboccatura del pozzo e sigillarlo con il cemento. L’ammiraglio, sottolineando che è comunque «presto per cantare vittoria», ha aggiunto che una delle navi che sta pompando il fluido ha esaurito il materiale e che una seconda nave sta recandosi nella zona.

Più prudente la Bp, secondo cui le operazioni procedono come previsto, ma non bisogna trarre conclusioni affrettate. «È un braccio di ferro difficile come ci aspettavamo – dice il direttore generale Robert Dudley -. Ne sapremo di più giovedì sera o venerdì». Intanto si comincia a fare i conti dei danni. Secondo le stime preliminari del governo Usa sono usciti dalla falla tra i 12 e i 19mila barili al giorno (corrispondenti a 2-3 milioni di litri), contro i 5mila barili sempre dichiarati dalla Bp. E cade la prima testa: è stata licenziata per decisione del presidente Obama Elizabeth Birnbaum, responsabile dell’Us Minerals Management Service (Mms), l’agenzia che dà il via libera alle trivellazioni petrolifere.

RISCHIO SECONDA FALLA – L’operazione prevede che il fango sia spinto a elevata pressione sulla testa del pozzo, al di sotto della falla e del blowout preventer (un dispositivo che avrebbe dovuto prevenire la fuoriuscita di greggio in caso di incidente), a un ritmo di 65 barili al minuto. La pressione del greggio in uscita dovrebbe inizialmente spingere il fango verso l’alto e costringerlo a uscire dalla falla insieme al petrolio, ma con l’aumentare del flusso il fango dovrebbe essere in grado di bloccare la fuoriuscita, permettendo così la successiva chiusura della falla con il cemento. Il rischio principale dell’operazione è che la parti più deboli del già danneggiato blowout preventer possano cedere a causa delle elevate pressioni e generare una seconda falla.

MALORE – Intanto nel Golfo del Messico i pescherecci che partecipano alla operazioni di bonifica sono stati richiamati in porto per motivi precauzionali dopo che quattro marinai hanno manifestato problemi di salute. Questi, imbarcati su tre dei 125 pescherecci che compongono la flotta di soccorso, hanno sofferto di nausee, vertigini, mal di testa e dolori al petto. La macchia di greggio ha inquinato un tratto di 160 chilometri di costa e l’area in cui è vietata la pesca è stata estesa a oltre 20mila chilometri quadrati.

MORATORIA – Mentre la Bp lavora senza sosta continua il pressing di Obama, che ha annunciato il prolungamento di altri sei mesi della moratoria sulle trivellazioni off-shore. In attesa di conoscere le conclusioni dell’inchiesta della commissione incaricata, il presidente ha sospeso i permessi e annunciato un inasprimento degli standard di sicurezza. Sono state cancellate nuove concessioni in programma nel Golfo del Messico e al largo della Virginia, mentre un rapporto stilato dal ministro dell’interno Ken Salazar prevede il blocco delle concessioni anche nell’Artico fino al 2011 per permettere nuovi studi sulle tecnologie e le misure di sicurezza delle esplorazioni.

ACCUSE – Intanto il New York Times lancia nuove accuse alla Bp. La compagnia petrolifera avrebbe risparmiato su materiali di rivestimento del pozzo sottomarino scegliendo, tra due opzioni, quella più economica ma anche più rischiosa. Le rivelazioni arrivano da un documento ricevuto da un investigatore del Congresso Usa. Gli operai che si trovavano sulla piattaforma Deepwater Horizon hanno riferito che prima dello scoppio c’erano state fuoriuscite di gas attraverso il cemento. E proprio il gas potrebbe aver causato l’esplosione costata la vita a undici operai e l’affondamento della piattaforma stessa. L’opzione scelta dalla Bp sarà uno degli argomenti (insieme ai mancati test per controllare la tenuta del cemento) al centro delle audizioni alla commissione del Congresso, dove sono stati convocati i vertici della società.

ENTE FEDERALE – Ma a finire sotto accusa è anche la Us Minerals Management Service, l’agenzia federale che regola le trivellazioni off-shore: secondo documenti citati dal Washington Post avrebbe ignorato a più riprese gli avvertimenti sui rischi ambientali nel Golfo del Messico lanciati dai consulenti scientifici del governo. Alcuni funzionari avrebbero aggirato alcune procedure e falsificato documentazioni pur di rispettare le scadenze federali per la concessione delle licenze e riscuotere gli incentivi, sia sotto l’amministrazione Bush che quella Obama. Una vicenda per cui il presidente Obama «è fuori di sé dalla rabbia» con la Bp e con l’agenzia federale, ha detto il consigliere della Casa Bianca David Axelrod. Quando Obama ha appreso dell'”inciucio”, ha aggiunto, «ha proferito parole inadatte a un’agenzia di stampa per famiglie. La sua rabbia e la frustrazione per i tentativi di insabbiare il livello del danno sono grandi».

RUSSIA – Il presidente russo Dmitry Medvedev ha espresso preoccupazione sulla stessa sopravvivenza della British Petroleum, che estrae in Russia una quarto della sua produzione. «Nessuno può sapere cosa accadrà nel Golfo del Messico. Ma non ci sono neanche certezze a cosa potrà accadere alla società» ha dichiarato durante un incontro con degli ecologisti, sottolineando che «la natura della responsabilità è tale che può distruggere chiunque».

Copyright © Corriere della Sera. All rights reserved