Diminuirà il rischio default Europa, ma anche la crescita

2 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Sydney – Solo due le alternative: unione o separazione. Quest’ultima la soluzione peggiore. Molto più probabile che i paesi fortemente indebitati cedano parte della sovranità in cambio di aiuti (finanziari). Il prezzo da pagare sarà una minore crescita. Parla Michael McCarthy, Chief Market Strategist per CMC Markets a Sydney.

“L’Europa, è ormai chiaro, ha solo due alternative: l’unione o la separazione. Non c’è altra via percorribile. Questo vuole dire unione fiscale, idea espressa ieri anche dalla Bce e dalla Germania. Tuttavia, ci sono ostacoli culturali enormi da superare per poter raggiungere l’unione completa dei paesi europei”.

“La rottura dell’Europa sarebbe sicuramente la peggiore delle ipotesi per tutti. È molto più probabile che i paesi fortemente indebitati cedano parte della loro sovranità in cambio di aiuti (finanziari). Il prezzo che l’Europa dovrà pagare è sacrificare parte della crescita futura. Pertanto, è probabile che il rischio di un default diminuisca nei prossimi dodici mesi, ma le prospettive di crescita dell’eurozona verranno tagliate notevolmente”.

L’intervento coordinato delle banche centrali fornisce solo un leggero sollievo ai mercati, ma non va ad affrontare il nocciolo della questione.

“E’ stata una mossa intrapresa per scacciare i timori di breve termine sul mercato del credito globale, scatenato dalla situazione in Europa. Le banche stanno perdendo la fiducia nel prestare fondi ad altri istituti. La misura intrapresa ha lo scopo di ridare proprio questa fiducia, che tutte le banche abbiano liquidità. Non si vanno a risolvere i veri problemi che hanno scatenato la recente crisi in Europa, ovvero il deficit continuo che ha portato i paesi della periferia al costante accumulo di debito”.

Da un punto di vista del mercato, ci sono tre passaggi per raggiungere una soluzione sostenibile.

Primo: “deve essere migliorata la fiducia nel mercato del credito. I fondi sono disponibili (non c’è stato ancora alcun taglio del debito), ma i prestiti sono calati. Se i mercati del credito possono essere paragonati al corpo umano, si potrebbe dire che c’è sangue in abbondanza, ma non riesce a circolare nel sistema. La mossa delle banche centrali in settimana aveva proprio l’obiettivo di assicurare che non ci fossero ostruzioni nelle arterie”.

Secondo: “devono essere ridotti i deficit in bilancio. Questo è molto più problematico. Le misure di austerità possono rendere più complesso il problema. In aggiunta, aiuti finanziari aumentano il rischio di azzardo morale – i paesi indebitati potrebbero essere tentati ad aderire alle misure ma senza intenzione di implementarle”.

Terzo: “c’è disaccordo tra i vari paesi europei sulla forma e sui contenuti delle misure richieste”.

“Ecco l’imperativo che spingerà verso l’unione fiscale. Se in precedenza la moneta di ogni singolo paese si muoveva contro l’altra in base alla performance di ogni economia, ora che i 17 paesi sono tutti sotto lo stesso tetto (l’euro) c’è bisogno di un’unica autorità che determini e si occupi di implementare le varie misure in tutta l’Europa”.

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