Difesa: via alla rottamazione, ma quanto costerà esercito futuro?

30 Giugno 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Ecco le forze armate che il governo Renzi vorrebbe. Veloci, giovani, informali. Come piace a lui e come piace anche a Roberta Pinotti, il ministro della Difesa, che nella sua cauta ma decisa rottamazione dell’esistente ha ottenuto il pieno appoggio del Quirinale. Sono finalmente pubbliche sul sito del ministero, infatti, le 90 tesi della Pinotti sulla Difesa che sarà. Quelle linee guida che ha illustrato alcuni giorni fa al Consiglio supremo di Difesa.

E dunque: il governo ritiene che occorrano forze armate veloci, giovani e informali. Il pre-Libro Bianco mette in discussione il sistema attuale degli arruolamenti, con pochi militari a ferma triennale e il resto a vita. Per la Pinotti, così non va: «Genera una elevata età media del personale, minore flessibilità di impiego ed operatività dei Reparti, e costi complessivi elevati».

Né va meglio con l’architettura gerarchica: «Le presumibili esigenze di adeguamento della struttura organizzativa e funzionale, anche in un’ottica di convergenza europea, avranno sicuramente un impatto su altre tematiche relative al personale, quali la strutturazione ordinativa, la “piramide gerarchica” e le correlate progressioni di carriera».

Brutte notizie in arrivo, dunque, per i generali. I quali fino a due anni fa erano 443 e dovrebbero ridursi a 310. Sempre tanti, comunque, a fronte dei 984 degli Stati Uniti. Da noi, c’è in media un generale ogni 380 militari; da loro, uno ogni 1440.

Sono le regole stesse del pubblico impiego, troppo ingessate e burocratiche, a non essere più all’altezza della sfida a cui sono chiamate le forze armate del futuro: «Occorre interrogarsi – si legge nella contorta prosa delle linee guida – se la condizione di militare e le relative assolute peculiarità, anche di impiego e di stato giuridico, non possano essere meglio garantite e rese di maggiore utilità per il Paese riconoscendo a tale condizione una differenza tanto marcata dal pubblico impiego da superare il rapporto di genere e specie che, fino ad ora, ha condizionato entrambi i domini».

Pare prefigurarsi alla Difesa una vera rivoluzione, insomma, che non si limiterà al riequilibrio della spesa, così come impostata dall’ex ministro Giampaolo Di Paola ai tempi del governo Monti. Quello voleva risparmiare sugli stipendi per spendere di più sull’esercizio (l’addestramento e la manutenzione) e sugli investimenti (i nuovi sistemi d’arma).

Al governo Renzi pare superata perfino la tripartizione della spesa. Quantomeno andrebbero fuse le spese per funzionamento e per investimento. «Analogamente, un patrimonio immobiliare privato di una corretta manutenzione genera nel tempo esclusivamente un deprezzamento netto del suo valore».

L’esercito del futuro, comunque, non costerà poco. Le armi moderne, tipo i cacciabombardieri, dovranno esserci. Sul punto, la Pinotti ama parlar chiaro: «Nel nostro Paese, purtroppo, manca una piena e diffusa comprensione di quale sia il costo da pagare affinché siano garantiti quei diritti cui tutti fanno costante riferimento e che trovano fondamento proprio nella nostra conquistata libertà».

Copyright @ La Stampa