Di Pietro parla a lungo con Berlusconi e attacca duramente Bersani

22 Giugno 2011, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – Dopo anni di pesanti attacchi verbali in aula, in cui lo ha definito un dittatore e paragonato a Benito Mussolini, oggi Antonio Di Pietro ha avuto a Montecitorio un lungo e apparentemente tranquillo colloquio con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Un episodio subito notato dai cronisti parlamentari, che in precedenza avevano segnalato gli attacchi dello stesso Di Pietro all’alleato Pd, nel corso del dibattito sulla verifica di governo.

Parlando dopo l’intervento del premier alla Camera, l’ex magistrato di Mani Pulite ha comunque definito Berlusconi “una mente malata e confusa”, ma si è poi rivolto al leader del Pd Pier Luigi Bersani, invitandolo a “cominciare a costruire subito l’alternativa”, e incalzando l’alleato su “qual è il nostro programma, la nostra coalizione, il nostro modo di scegliere la leadership”.

Insistendo sulla necessità di primarie per scegliere il prossimo candidato premier del centrosinistra, Di Pietro ha detto: “Non me la sento di dire ai cittadini di votare un leader senza dire dove mi porta, magari un oscuro premier che parla bene e affabula tanto, ma non so se ha in capo un mondo liberale, di economia basata sulla libera concorrenza, sulla meritocrazia, sull’efficienza del servizio pubblico”.

Di Pietro ha rivendicato le radici non di sinistra dell’Italia dei Valori, e anche il successo dei referendum, due dei quali – nucleare e legittimo impedimento – sono stati proposti dal suo partito.

Bersani ha risposto brevemente, sempre in aula, dicendo che “l’alternativa sta in una riscossa civica e morale”. Ma un deputato del Pd ha accusato apertamente Di Pietro di aver fatto un intervento da “responsabile”, alludendo al gruppo parlamentare composto anche da transfughi dell’Idv che sostiene Berlusconi alla Camera.

Poi, nel pomeriggio, il colloquio tra il premier e il suo acerrimo nemico, dopo che lo stesso Berlusconi è andato a sedersi accanto a Di Pietro.

In serata, il leader dell’Idv alle telecamere del Tg3 ha detto di aver chiesto a Berlusconi di dimettersi. Ma nei prossimi giorni i due episodi potrebbero essere fonte di nuovi tensioni all’interno del centrosinistra, che chiede elezioni anticipate ma non ha ancora trovato un accordo su modello di coalizione e leadership.

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Nel dibattito alla Camera sulla verifica di governo, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro attacca il governo sfidando Berlusconi a smetterla con le leggi ad personam «che la gente non vuole più» e a fare provvedimenti «seri che interessano alla gente». Ma non risparmia critiche al segretario del Pd Pierluigi Bersani e lo invita a convocare al più presto una riunione di coalizione per dar vita ad una vera alternativa: «Incontriamoci oggi stesso per parlare di leadership e di alternativa. O siamo in grado di fare questo oppure non siamo neppure degni di criminalizzare Berlusconi. Dobbiamo farci vedere uniti».

E ha lanciato un siluro anche all’indirizzo dell’altro aspirante leader Nichi Vendola. «Dobbiamo partire da una realtà: che di qui questo governo difficilmente si schioderà per i prossimi due anni, da qui dobbiamo partire. I cittadini hanno già mandato a dire che non condividono la politica dell’illusione, ma qual è il nostro programma, qual è la nostra coalizione, qual è il nostro modo di scegliere la leadership? È questo il nostro punto di crisi».

BOTTA E RISPOSTA – Il leader del Pd Pierluigi Bersani dopo qualche ora ha rilanciato: «È ora di liberare le energie nuove di questo paese, e ce ne sono tante come abbiamo visto alle amministrative. L’alternativa sta lì. E di riunioni ne faremo quante ne vorremo». Di Pietro non ha perso tempo: «Allora passiamo dalle parole ai fatti».

COSTRUIRE L’ALTERNATIVA – Di Pietro, che durante la sospensione della seduta ha avuto un colloquio in Aula con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non ha usato contro il premier e il governo i toni duri che in passato avevano caratterizzato i suoi interventi, ma ha insistito molto sulla necessità di costruire un’alternativa, sollecitando in questo senso il Pd: «L’opposizione – ha sottolineato l’ex pm – ha il dovere di proporre un’alternativa. E allora, amico Luigi, amico Bersani, comincia tu, perché a te spetta il dovere, l’onore e l’onere di convocarci».

E ha proseguito: «Ho sentito l’onorevole Martino quando diceva “voi cosa offrite in alternativa”: bene, io lo devo dire qui davanti a tutti pubblicamente: non lo so, non lo so, perché non ho ancora avuto una riunione con gli altri leader dei partiti di opposizione. Non lo so. E qui lo chiedo pubblicamente davanti al Paese: se c’è un partito di maggioranza relativa ha il dovere oggi di convocarci per vedere cosa vuole fare, non può aspettare ancora un minuto».

NESSUN VOTO AL BUIO – Antonio Di Pietro ha sottolineato riferendosi alle primarie: «Io non me la sento di votare un leader senza sapere per fare che cosa, dove mi porta, perché non me la sento di portare il Paese verso un oscuro premier che magari parla bene, affabula tanto, ma che poi in concreto non so se ha in capo un mondo liberale».

SILENZIO – Dai banchi del Pd ad un silenzio di imbarazzo iniziale è seguito un mormorio sempre più netto: qualcuno ha anche gridato a Di Pietro: «Hai fatto l’accordo con Berlusconi?», riferendosi probabilmente al lungo colloquio che il leader dell’Idv e il presidente del Consiglio hanno avuto in aula subito prima che iniziasse il dibattito conclusivo sulla verifica.

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Il punto – Ora Di Pietro piace a Berlusconi

di Stefano Folli

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Se n’erano accorti quasi tutti: da tempo Antonio Di Pietro aveva corretto e aggiornato la sua linea politica. Del resto l’ex magistrato è piuttosto rapido di riflessi. Ha dimostrato di esserlo anche in questa occasione, quando ha colto i due fenomeni in atto: da un lato il lento, ma inevitabile declino di Berlusconi; dall’altro l’ascesa dei movimenti iper-giustizialisti legati a Beppe Grillo, cui si accompagna la crescita impetuosa della sinistra di Vendola. Di Pietro ha compreso che non ha senso restare immobili in un mondo che cambia. Anche perché l’Italia dei Valori non ha motivo d’essere soddisfatta dei risultati delle amministrative. De Magistris, è vero, ha vinto a Napoli: ma non è un amico del leader. Altrove il treno dipietresco arranca, segno che soffre i nuovi concorrenti.

Eppure l’uomo di Tangentopoli si è preso una rivincita straordinaria con i risultati del referendum, perché senza dubbio è lui l’autentico ideatore e paladino dei quesiti. Preparati e messi in campo quando nessuno credeva al successo finale. Poi, certo, è arrivato il disastro in Giappone… Sta di fatto che ieri Di Pietro è riuscito a prendersi i riflettori di Montecitorio con una mossa di notevole astuzia. Nelle ore in cui i capi del centrosinistra snocciolavano la consueta geremiade sulle colpe di Berlusconi, lui ha attaccato l’assenza di una proposta alternativa da parte del centrosinistra.

Da notare che da due giorni il premier batte, pour cause, sullo stesso tasto: l’opposizione non riesce a essere coerente, è divisa in fazioni, non è forza di governo, eccetera. Di Pietro non si è spaventato per la coincidenza e ha affondato il colpo. Ha fatto di più, come è noto: qualche minuto di colloquio a tu per tu con il diavolo in persona, ossia il presidente del Consiglio. Abbastanza per lasciare allibiti via internet i militanti dell’Idv e per irritare non poco Pier Luigi Bersani. L’attacco infatti era rivolto tutto contro di lui, il segretario del Pd, accusato di inerzia circa il programma e le alleanze, tutte da definire, del centrosinistra. Qui Di Pietro coglie senza dubbio un punto di debolezza.

Ma cosa vuole ottenere, in realtà? E possibile azzardare un’ipotesi. L’ex magistrato intende sciogliere due nodi politici a breve termine e un traguardo strategico a scadenza più lunga. Vuole in primo luogo contare di più perché ritiene – non a torto – di aver interpretato il paese referendario meglio di altri. Osserva perciò con sospetto la tendenza di Bersani a discutere e magari litigare quasi in esclusiva con Vendola, considerando l’Idv già acquisita all’alleanza (e in forme marginali). Poi è molto diffidente verso i segnali che s’incrociano fra Lega e centrosinistra a proposito della legge elettorale. Dunque, obiettivo numero uno: obbligare Bersani a negoziare con lui. Obiettivo numero due, sottinteso: negare allo stesso Bersani il lasciapassare per emergere fra qualche tempo come il candidato premier del centrosinistra.

E evidente che in questo giro tattico Berlusconi resta un avversario, ma non è più un nemico con cui è impossibile prendere il caffè. Tanto è vero che i due hanno picchiato su Bersani con toni non così dissonanti. Quanto alla strategia a lungo termine, Di Pietro guarda all’oceano dei voti di centro-destra ibernati da Berlusconi. Il giorno che il premier uscirà di scena si aprirà una partita con molti giocatori. Il capo dell’Idv si prepara a essere uno di loro. E non in una posizione secondaria.

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Roma, 23 giu. (TMNews) – “Molte persone si sono chieste e mi hanno chiesto che cosa mi sono detto con il presidente del Consiglio ieri nell’aula di Montecitorio. La curiosità è lecita ma per molti nella domanda c’era un pizzico di malizia, come se quelle due parole scambiate pubblicamente volessero dire chissà che”. Lo scrive sul suo blog il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

“Innanzitutto – afferma Di Pietro – preciso che è stato il presidente del Consiglio ad avvicinarsi a me e non io a lui. Poi io gli ho detto direttamente quello che cerco di dirgli indirettamente da mesi: che se ne deve andare, che per il bene del Paese dovrebbe avere il senso di responsabilità di lasciare il governo anche se ha ancora una maggioranza parlamentare che però non significa più niente, dal momento che è stata comprata e che non corrisponde più alla maggioranza reale del Paese. Tutto qui. E che altro dovevo fare, menargli?”.

Io mi batto contro Berlusconi e contro il berlusconismo da 16 anni – prosegue Di Pietro – Molti di quelli che si sono scandalizzati per quel colloquio mi hanno criticato per anni dicendo che facevo un’opposizione troppo intransigente. Se oggi parliamo di Berlusconi quasi già al passato è in grandissima parte grazie ai referendum voluti, contro il parere di tutti, solo da noi dell’Italia dei valori. Nessuno con un grano di sale in zucca può pensare che io sia diventato berlusconiano. E allora perché tutte queste critiche incomprensibili? Secondo me perché io non mi accontento di un plebiscito che metta fine al berlusconismo ma voglio – conclude il leader Idv – che il centrosinistra si dia un programma politico che non può più essere solo dire no a Berlusconi e alle sue leggi”.