Di Pietro: «In Parlamento, metà sono inquisiti e metà sono i loro avvocati»

23 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Vent’anni dopo Mani Pulite, la corruzione è ancora tema centrale della cronaca politica italiana. In «Servizio Pubblico», Santoro ha riunito tre giudici che allora formavano il «pool» milanese di Mani Pulite: Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo. Ospite della puntata anche Clemente Mastella.

I tre magistrati con le loro inchieste sulla corruzione provocarono il crollo dei partiti e la fine della Prima Repubblica. Oggi concordano che la situazione, se possibile, è anche peggiore. «Molte fattispecie di reato sono state diluite o rese così delimitate che è impossibile che si verifichino» ha detto Gherardo Colombo, che ha insistito molto sul fatto che una forma mentale di poca attenzione alle leggi, tutta italiana, rende la corruzione un fenomeno culturale diffuso.

Davigo dal canto suo ha sottolineato che i cambiamenti avvenuti nelle leggi e nella gestione degli appalti pubblici hanno reso ancora più difficle oggi arrivare all’individuazione di reati contro la pubblica ammnistrazione. E ha sottolineato come la prescrizione in corso di processo sia un «caso unico al mondo insieme, che io sappia, soltanto alla Grecia».

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