DI PIETRO A NAPOLITANO: “NON E’ TEMPO DI DIALOGO”

13 Luglio 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Accende il dibattito politico l’ennesimo appello del presidente della repubblica Giorgio Napolitano alla creazione di “un clima più civile” fra gli opposti schieramenti, lanciato in un colloquio con il Corriere della Sera. Se dal Pdl le parole del capo dello Stato vengono accolte con soddisfazione e interpretate come un monito all’opposizione, Antonio Di Pietro respinge l’invito. “Mi dispiace, signor presidente della Repubblica, Napolitano, ma noi dell’Italia dei Valori sentiamo il dovere di declinare il suo nuovo appello”, dice l’ex pm.

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Dopo la tregua per il G8, dice il presidente al Corriere, ora serve nell’interesse del Paese un clima diverso: “Potrei dire con una battuta che, in generale, dopo le tregue o riprendono i combattimenti o si cerca la pace. Nel caso della nostra vicenda politica, nessuno può pensare che ci sia la pace come rinuncia alle rispettive posizioni: siamo in un Paese che ha pienezza di vita e di dialettica democratica, c’è il governo che fa la sua parte, con l’opposizione che fa la sua. Penso però che si potrebbe costruire, e che sarebbe tempo di cominciare a farlo, non una impossibile pace, ma almeno un clima più costruttivo nei rapporti tra governo e opposizione”.

Ma Antonio Di Pietro respinge l’invito. “Non so cosa ci trovi Lei, ma noi – afferma il leader dell’Idv – non ci troviamo nulla di ‘civile, corretto e costruttivo’ in questi comportamenti del governo e della sua maggioranza parlamentare e per questa ragione continueremo a fare opposizione senza sconto alcuno, dentro e fuori del Parlamento”.

In particolare Di Pietro fa riferimento a quello che definisce “riciclaggio di Stato”, ovvero l’indiscrezione pubblicata oggi da Repubblica, e smentita da Palazzo Chigi e Tesoro, secondo cui sarebbe in arrivo, per chi riporta soldi in Italia, una sanatoria per falso in bilancio e bancarotta. Per l’ex pm si tratta di “una nuova legge porcata, ammantata anche questa volta da un velo di umanità”.

Al deciso ‘no’ di Di Pietro si oppone il plauso del centrodestra, che approfitta delle parole che arrivano dal Quirinale per attaccare l’opposizione. “Dopo il G8 è anche possibile che l’Italia sia un Paese normale con una normale dialettica tra maggioranza ed opposizione. Per poterlo fare in modo reale, però, bisogna essere almeno in due”, ha commentato il capogruppo del Pdl alla camera, Fabrizio Cicchitto.

Anche per il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, il problema è solo dell’opposizione: “Il presidente della Repubblica Napolitano conferma il suo ruolo di garante delle istituzioni. Ma sembra che i suoi appelli siano del tutto inascoltati da una sinistra menefreghista”.

Mentre il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, lancia a sua volta un appello, rivolto agli avversari politici: “All’impeccabile intervento del presidente Napolitano vorrei che si rispondesse con i fatti e non con la solita parata di dichiarazioni di maniera. E i fatti sono dietro l’angolo. C’è la legge sulle intercettazioni, a proposito della quale la maggioranza ha proposto un approfondimento, e sta all’opposizione cogliere al volo l’occasione dando un segnale concreto di voler costruire un rapporto corretto e costruttivo”.

Al contrario, per il vicepresidente dei senatori del PD Nicola Latorre è la maggioranza di governo che deve raccogliere l’appello di Napolitano, abbandonando “ogni arrogante prepotenza nel confronto politico, recuperando la centralità del Parlamento e affermando una maggiore disponibilità ad ascoltarsi e a raccogliere le indicazioni dell’opposizione: sono le condizioni per aprire davvero una nuova stagione politica con l’auspicio di dare un carattere costituente al tempo della legislatura”.

Il presidente dei deputati del Partito democratico Antonello Soro si dichiara ampiamente disponibile ad accogliere “l’invito del presidente della Repubblica a ricercare un clima politico civile e costruttivo. Ma non consentiremo a nessuno di usare le parole di Napolitano per cambiare le carte in tavola”. E ai “neofiti della cultura liberale” come “Gasparri, Bocchino, Capezzone”, che “vorrebbero un’opposizione prona e silenziosa, anch’essa ugola ubbidiente alla volontà del premier”, Soro contrappone “la sfida al confronto rigoroso e non elusivo sulle vere emergenze dell’Italia. Non ci sottrarremo alle nostre responsabilità ma non faremo sconti”.

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