DI NUOVO VENDITE MASSICCE A WALL STREET

24 Luglio 2008, di Redazione Wall Street Italia

Il petrolio riprende quota, la Ford accusa perdite miliardarie e dall’economia reale giungono segnali negativi. Un mix, questo, che non può che affossare Wall Street, che chiude in terreno negativo con il Dow Jones che perde oltre 280 punti (-2,37%) a 11.356,77 punti. Il Nasdaq arretra dell’1,97% a 2.280,11 punti, mentre lo S&P 500 cala del 2,27% a 1.253,03 punti.

Il tanto atteso rimbalzo sembra, così, già esaurito sulla scia dei timori crescenti per l’andamento dell’economia. I due dati congiunturali in calendario, cioé richieste di sussidio di disoccupazione e compravendite di abitazioni cosiddette esistenti, sono andati peggio delle attese. Le prime sono salite a 406mila unità, le seconde hanno segnato una contrazione del 2,6%.

I dati macro odierni sono arrivati in una giornata in cui anche dal vecchio Continente le statistiche in programma hanno evidenziato un forte rallentamento dell’attività, il che significa che la crisi è ben lungi dall’essersi conclusa e si sta spostando appunto sull’economia reale.

Ford ha ceduto fino ad un massimo il 15,09% a 5,12 dollari in quanto al netto di voci non ripetibili la trimestrale ha evidenziato una perdita di 1,38 miliardi di dollari, ossia 62 cent per azione contro i 28 cent previsti da alcuni analisti. Giù anche Gm, -10,40% a 13,10 dollari. Decisamente male anche i finanziari, con Washington Mutual che arretra del 12,90% a 4,05 dollari, Wachovia cede il 10,48% a 15,80 dollari, Bank of America cala del 7,86% a 30,81 dollari. Merrill Lynch e JpMorgan lasciano sul terreno rispettivamente il 13,99% a 29,08 dollari e il 5,89% a 39,49 dollari.

Brusca frenata per Fannie Mae e Freddie Mac: la prima scende del 19,33% a 12,10 dollari, mentre la seconda cala del 17,41% a 8,92 dollari. A pesare sul settore finanziario sono le stime di Bill Gross, responsabile di PIMCO, cioé del maggiore gestore mondiale di fondi, secondo il quale circa cinque trilioni (il trilione equivale a mille miliardi) di prestiti ipotecari sono da considerare a rischio, il che vorrebbe dire che dopo i 467 miliardi di dollari fra perdite e svalutazioni già contabilizzati il sistema finanziario dovrebbe accollarsi in pratica un analogo importo di qui ai mesi a venire.