DEUTSCHE BANK SEMPRE MENO DEUTSCHE

23 Maggio 2002, di Redazione Wall Street Italia

Lo svizzero Josef Ackermann, da oggi amministratore delegato di Deutsche Bank, ha dato ai collaboratori tre semplici messaggi: le innovazioni audaci appartengono al passato, i costi vanno tagliati, il tempo a disposizione è breve.

Il titolo di Db – una delle maggiori banche del mondo con un attivo patrimoniale di circa 900 miliardi di euro – a 100 euro nel gennaio del 2001 ma in continua discesa, era precipitato a 50 tra agosto e settembre.

A dicembre tornava a quota 80, ma poi calava a 62 euro a marzo, quando il gruppo di controllo ha deciso di affidarsi ad Ackermann, già Credit Suisse. Alle quotazioni attuali Db, roccaforte della finanza renana, è scalabile. In realtà nessuno oserebbe imbarcarsi in una società così complicata da risanare.

Il gruppo non perde ma i suoi costi operativi sono molto alti a seconda dei tipi di attività. Il margine di utili perciò è esile. E, quel che è peggio, questa è una media tra le attività extratedesche, dove la società di Francoforte guadagna pur avendo costi più alti dei concorrenti americani, inglesi e degli stessi svizzeri (anche le banche elvetiche hanno problemi di bassa redditività), e quelle in Germania dove il bilancio di Db appena galleggia e in certe gestioni è in perdita.

Il sistema bancario tedesco assomiglia per l’affollamento a quello europeo dell’auto. Con la differenza che nell’auto nel nostro continente vi è chi guadagna molto, chi opera con utili accettabili e chi è in affanno, mentre tra le banche tedesche nessuno ha ancora spiccato il volo: c’è chi perde, chi sta ristrutturandosi come Dresdner (ora controllata da Allianz) e Db, e chi, come Commerzbank, è alla ricerca di un partner che le ridia slancio. E il basso tono dell’economia non aiuta.

E’ forse per questo che, mentre Ackermann taglia rudemente i costi e abbandona i sogni audaci della Db anni 90, si punta a essere sempre più multinazionale con crescente respiro estero. I membri del comitato esecutivo per più di metà sono stranieri, molti non sanno il tedesco e la lingua usata è l’inglese.

La sede è a Francoforte, ma la cerchia nazionale appare stretta, la scommessa è nella globalizzazione a partire dal modo di ragionare.

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