Deutsche Bank potrebbe essere l’untore del contagio

21 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Potrebbe essere la banca piu’ importante della Germania di Frau Merkel l’anello di congiunzione della crisi sovrana dall’Europa agli Stati Uniti. Sono tante le ombre che si allungano su Taunus, la filiale americana di Deutsche Bank, nonché ottava holding bancaria.

E’ la dimostrazione che il vero rischio di propagazione del contagio e’ rappresentato dall’interconnessione globale delle banche, prima ancora di quella del debito sovrano degli stati.

L’istituto tedesco ha in pancia un’ingente quantità di debito europeo, ma è anche esposta in maniera rilevante al settore immobiliare statunitense. Una situazione definita esplosiva dagli esperti di mercato secondo cui DB potrebbe diventare il canale di connessione tra le due sponde dell’Atlantico, mettendo a rischio le rispettive economie.

Quel che resta difficile dire è se la crisi verrà esportata dall’Europa agli Usa oppure in direzione opposta. Dal canto suo la banca teutonica è un gigante, ma solo sulla carta. Questo, infatti, non è stato sufficiente a tenerla al sicuro da lati oscuri: a fine settembre 2011 i suoi asset totalizzavano qualcosa come 2,28 trilioni di euro, ma sfogliando il bilancio emergeva una capitalizzazione esigua nonché una forte esposizione al rischio sovrano. Deutsche Bank ha nei suoi forzieri montagne di bund, ma anche di Oat francesi e Btp italiani che stanno facendo tremare i polsi ai trader in queste settimane.

Secondo gli addetti ai lavori è però la sua situazione in America, dove è conosciuta per essere un fiduciario importante di mutui, a essere la principale fonte di preoccupazione. Scoprire il motivo non è difficile. Come riferito ancora un anno fa da Bloomberg News, Taunus avrebbe avuto necessità di un’iniezione di liquidità da quasi 20 miliardi di dollari per soddisfare i requisiti patrimoniali richiesti dalle Authority statunitensi. Questo venne alla luce quando Deutsche Bank stava cercando di declassare lo status della sua filiale da banca a holding per evitare di dover rispettare questi vincoli di capitale. Morale della favola: il mistero continua.

Ancora oggi analisti ed economisti si domandano se l’empasse sia stato risolto e come. Quel che è certo è che la banca e il governo tedesco sarebbero dovuti essere a favore di nuovi finanziamenti a Taunus. Eppure nessuno si sbilancia. E fa pensare la posizione assunta da Paul Achleitner, direttore finanziario della compagnia assicurativa Allianz nonché ex dirigente di Goldman Sachs, che ha ammesso recentemente di essere preoccupato per questa situazione.