Destino Eurozona: farà la stessa fine dell’Unione Sovietica?

8 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Siamo sicuri che non ci sia un precedente per un eventuale crack dell’Eurozona? Gli esperti si interrogano e arrivano a una conclusione: il precedente esiste e porta il nome di Unione Sovietica. Fino al 1992, infatti, il rublo è stato una moneta unica per ben 15 stati. Due anni più tardi, i deficit fuori controllo e l’iperinflazione affossarono l’intero blocco. Il risultato è stato che il rublo ha finito con l’essere utilizzato solo da due stati membri dell’Urss.

Il paragone tra i due blocchi, Unione europea in generale e Urss, è sempre più preso in considerazione non tanto dagli economisti, ma dagli storici. E quello che ne esce fuori è un outlook ancora peggiore rispetto a quello che viene dipinto dai primi.

L’esperienza sovietica – afferma in una intervista a Bloomberg Harold James, professore di storia presso l’Università di Princeton – ci comunica che un’uscita come quella provocherebbe confusione, perdita nei redditi e inflazione, ed è giusto che gli investitori siano spaventati. Non si tratta affatto di una buona analogia, visto perchè gli stati Urss hanno sofferto problemi molto forti per gli interi anni ’90”.

Gli storici non negano che il numero di differenze tra l’Urss e l’Ue sia maggiore rispetto a quello delle similitudini. Tuttavia, ribadiscono, ci sono paralleli che potrebbero essere utili nel valutare la crisi dei debiti.

Sia il blocco europeo che quello sovietico sono stati costruiti in risposta a un trauma collettivo . “I due paesi hanno perso una generazione che ricordava cosa l’unione fosse, una forma di esperienza collettiva – spiega Ivan Krastev, presidente del Centro per le Strategie Liberali a Sofia, parlando come l’altro esperto, nel corso di una intervista rilasciata a Bloomberg – L’Unione sovietica fu formata dopo la prima e la seconda guerra mondiale”.

Anche “l’Unione europea venne fondata sulla base di una visione ideologica – avendo le sue radici nel Trattato di Roma del 1957, concepito per “gettare le basi per una unione più considata”, ricorda Mark Mazower, direttore del Centro per la Storia Internazionale presso la Columbia University di New York , e di fatto, un’uscita eventuale della Grecia dal blocco dell’euro metterebbe metterebbe in forte discussione la stessa ragione d’essere dell’Ue.

In Unione sovietica, tutto cambiò quando la Repubblica sovietica , guidata da Boris Yeltsin, dichiarò la propria sovranità nel giugno del 1990. Fu il primo passo della dissoluzione di una federazione che includeva 286 milioni di abitanti, rispetto ai 331 milioni di persone che vivono attualmente in Eurozona.

Allo stato attuale delle cose, oltre alla Russia, la Bielorussia è l’unico stato sovrano che vende bond denominati nel rublo russo.

La lezione per l’Unione europea è ch dovrebbe continuare a guardare con attenzione a quello che sta facendo la Germania, e iniziare “a concepire un’Eurozona più piccola, o a due velocità “, torna a parlare Krastev. “La disintegrazione non avviene perchè ognuno vuole andare per la sua strada – ha precisato – ma avviene nel momento in cui le autorità politiche considerano l’opzione di dar vita a un’unione più stretta e ottimale. La crisi (europea) sta già riducendo i confini della solidarietà. I confini dell’Ue saranno rinegoziati”.