Derivati: in Italia le perdite più grandi d’Europa

24 Aprile 2017, di Alberto Battaglia

I contratti derivati sul debito pubblico italiano si sono rivelati i più dannosi che fruttuosi per le casse pubbliche rispetto a tutte le operazioni analoghe messe in campo dai membri dell’Eurozona. Non solo: le perdite subite tra il 2011 e il 2014 in Italia, 16,95 miliardi di euro, superano quelle di tutti gli altri Paesi dell’Unione monetaria messi assieme. Su questi dati, elaborati da Bloomberg, il ministero delle Finanze si è rifiutato di fornire alcun commento ai media.

Come ricordato anche in precedenti occasioni, i contratti di tipo swap sui tassi d’interesse del debito pubblico permettono allo stato di stabilizzare in ottica futura il costo delle emissioni scambiando un tasso variabile con uno fisso. Se poi i tassi d’interesse scendono, com’è accaduto nel periodo esaminato da Bloomberg, lo stato ci perde. La scommessa, che alla fine del 2014 riguardava un importo pari al 9% dei titoli di stato italiani in circolazione, può generare perdite tali da superare i cosiddetti guadagni conseguiti grazie al programma Qe di Mario Draghi.

Infatti, nel 2016, il costo delle emissioni è sceso di 2,76 miliardi di euro grazie agli acquisti della Bce, mentre le perdite sui derivati si sono attestate a 5,46 miliardi di euro. Nella migliore delle ipotesi, l’incauta gestione del rischio da parte del Tesoro ha annullato l’aiuto di Francoforte. Secondo dati Eurostat l’effetto cumulato sugli esborsi dei derivati fra 2013 e 2016 è stato di 13,7 miliardi che salgono fino a 24 miliardi se si considerano anche gli aggiustamenti contabili che incidono sul debito pubblico.

Nello stesso periodo gli effetti negativi dei derivati sui titoli di stato sono stato di gran lunga inferiori in Germania o Francia (rispettivamente -4,5 miliardi e 293 milioni) oppure hanno prodotto un ritorno positivo, come nel caso dell’Olanda che ha “guadagnato” 11,8 miliardi.

Secondo Nicola Benini, vicepresidente di Assofinanza è “molto probabile” che le scommesse in perdita del Tesoro sul debito pubblico continueranno a superare i guadagni del quantitative easing anche nei prossimi anni.