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Derivati: 5 banche Usa sono esposte per $40 mila miliardi ciascuna

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NEW YORK (WSI) – È una somma talmente alta che si fa fatica ad immaginare. Stiamo parlando di 40 mila miliardi di dollari: è stata così misurata l’esposizione ai derivati delle cinque maggiori banche statunitensi. Ciascuna.

Prima se ne contavano quattro di istituti di credito “too big to fail”, ora se ne è aggiunto un altro.

Basti pensare che l’enorme fardello del debito nazionale americano è pari a circa 17 mila e 700 miliardi di dollari.

Al contrario di azionario e Bond, i derivati non rappresentano investimenti in qualcosa di concreto. Possono essere molto complessi, come abbiamo visto per i mutui subprime cartolarizzati e rivenduti che sono stati all’origine della crisi finanziaria del 2007-2008.

La verità è che le attività di trading nel mercato dei derivati non si differenzia molto dalle scommesse sportive. È una forma di gioco d’azzardo legalizzato e le banche “too big to fail” hanno trasformato Wall Street nel più grande casinò della storia.

Se e quando la bolla dei derivati scoppierà, i danni che verranno recati all’economia mondiale sono incalcolabili.

Ma se le attività di trading sono così rischiose non solo per le banche ma per l’intero sistema finanziario ed economico, allora perché c’è qualcuno che ancora ci punta così tanto denaro? La risposta è semplice e si chiama avarizia.

Secondo i calcoli del New York Times, sebbene la crisi del 2008 abbia dimostrato chiaramente quanto pericolosi possano essere, le banche statunitensi hanno “circa 280 mila miliardi di dollari di derivati iscritti a bilancio” in totale. A soli cinque istituti farebbero capo ben 200 mila miliardi.