Delrio spacca il PD: “Ritiro ius soli è un atto di paura”

14 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – La legge sullo ius soli per ora è andata in soffitta visto che come ha affermato il capogruppo del Pd al Senato, Zanda, manca la maggioranza e quindi il rinvio della discussione è a data da destinarsi. Ma all’interno del governo i malumori sono manifesti.

Dopo il ministro Maurizio Martina che dalla Festa dell’Unità di Roma ha spinto per una calendarizzazione del provvedimento e una discussione definitiva – “A noi non può bastare mettere a calendario il provvedimento  ma dobbiamo essere sicuri che il provvedimento non rimbalzi ma si approvi definitivamente. Le condizioni ora non ci sono. Noi riaffermiamo la volontà del Pd di lavorare con grande serietà per creare le condizioni”– anche il ministro dei trasporti e delle Infrastrutture, il braccio destro di Matteo Renzi, Graziano Delrio rincara la dose.

“Abbiamo bisogno di non farci dominare dalla paura, ma siamo anche aperti alla speranza perché il capogruppo del Partito democratico ha detto che si sta cercando di costruire le condizioni affinché vi siano i voti in Parlamento. Questa è una legge di civiltà e diritti. Non dobbiamo farci dominare dalla paura. Non ci può venire nessun male nel riconoscere i diritti a questi ragazzi che sono di fatto già italiani, parlano il nostro dialetto, giocano con i nostri figli. Devono essere riconosciuti per quello che sono: persone”.

Delrio è intervenuto a Tv2000 e le sue parole aprono una spaccatura all’interno del Pd sulla questione della legge di cittadinanza e a rispondergli sono i senatori del suo stesso partito, Andrea Marcucci e Franco Mirabelli:

“Dispiacciono le parole del ministro, per il quale la mancata calendarizzazione del ddl sullo ius soli da parte dell’Aula del Senato è ‘certamente un atto di paura grave’. Il ministro Delrio sa bene che per il gruppo del Pd al Senato il provvedimento rimane prioritario e sa altrettanto bene che portarlo in Aula in questi giorni avrebbe significato affossarlo perché non c’erano i numeri”.