Def: tagli a spesa e tasse inesistenti. E i numeri non tornano

20 Aprile 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Da quando è stato finalmente completato e pubblicato, il Documento di Economia e Finanza dell’anno in corso ha attirato critiche e complimenti. Dal fronte dei liberisti piovono attacchi contro le previsioni del governo sul fisco.

L’esecutivo stima una discesa della pressione fiscale perché il bonus di 80 euro viene calcolato come meno tasse e non più spese, come accade invece per criterio contabile europeo.

Dal momento che non sono state ridotte le tasse in maniera significativa e che non si è fatto nulla per ridimensionare la spesa pubblica, le stime di crescita del governo sono “molto ottimiste”, secondo l’opinionista Oscar Giannino.

“La diminuzione rispetto al previsto ingloba per quest’anno il criterio degli 80 euro come meno tasse, ma se l’Europa non l’approva la pressione resterà al 43,5%”, ricorda il giornalista e politico.

Nel 2015 il governo prevede un +0,7% di Pil, ma dal 2016 si scommette su una crescita reale doppia e su una componente di inflazione che risale rapidamente verso il 2% tra 2015 e a 2016. Target considerati irrealistici dall’ex candidato alle elezioni generali come leader di Fare per Fermare il Declino (FiD).

La delusione maggiore è l’assenza di un abbatimento della spesa pubblica. Giannino critica il fatto che a parte una riduzione dei consumi intermedi, ovvero delle forniture (dovrebbe passare dai 134 miliardi 2014 pari all’8,3% del PIL al 7,8% nel 2016 e via via fino al 7% in altri 3 anni), nessun’altra voce – come stipendi e pensioni – presenta tagli aggiuntivi degni di nota a quelli già disposti per i prossimi anni dall’ultima legge di stabilità.

È un problema per un’economia in cui “le tasse ed i contributi sono più alti a livello generale ed a partire dalla media e piccola borghesia”, secondo quanto denunciato da Uberto Cardellini, che scrive anche lui sul blog dell’Istituto Leoni, di stampo liberista.

Cardellini parla di un’italia asfissiata dal carico fiscale. Per ridurre tale peso “l’unico modo è tagliare la spesa pubblica”. “Se l’intenzione è di far cambiare verso a questo paese”, le premesse della finanziaria non sono confortanti.

Sul versante dei tagli alle spese, Giannino è deluso dalla crescita dei costi per la sanità e accusa il governo di scaricare i tagli ai servizi alle autonomie locali. “Nel 2015 costerà lo 0,2% in più poiché le spese di personale e forniture salgono, e scende a 38,8 la spesa per prestazioni. Nel 2016 è previsto che la sanità costi l’1,9% in più, per 113 miliardi. Nel 2017 la spesa diventa di 115,5, nel 2018 di 117,7 e nel 2019 di 120 miliardi, con tassi di aumento del 2% l’anno”.

Quanto alle imposte sulla casa e altre tasse regionali, con la nuova local tax in arrivo al posto di Imu e Tasi o con sovrattasse come quelle ai passeggeri di porti e aeroporti, “la pressione fiscale può risalire per compensare parte dei tagli veri che lo Stato non vuole per sé”.

Inoltre diluendo gli obiettivi di riduzione della spesa – Giannino si auguruava “energici” sgravi fiscali ulteriori per rilanciare veramente la ripresa – si rischia di perdere la grande occasione rappresentata dal Quantitative Easing da 1.100 miliardi della Bce.

Un grande merito, secondo Giannino, sta invece nell’eliminazione della clausola di salvaguardia fiscale che lo stesso governo aveva assunto nel 2016 per 1 punto di Pil, con aggravi di Iva e accise.

Fonte principale: Leoni Blog

(DaC)