Declina il berlusconismo proprio a Milano: Pisapia 48,04%, Moratti 41,58%. Crolla anche la Lega

16 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – Berlusconi perde il suo referendum. Aveva dichiarato di puntare a una vittoria a Milano “per governare ancora due anni” e di volere superare le 53mila preferenze personali raggiunte nel 2006. Invece è stato un disastro. E ora si dice detto “sorpreso e amareggiato”. La campagna elettorale estremista giocata contro i giudici e tutte le istituzioni di garanzia non paga. Anche Roberto Lassini, l’aspirante consigliere comunale autore dei manifesti che paragonavano i pm ai brigatisti rossi, raccoglie poche decine di preferenze. Nel capoluogo lombardo Pd e Pdl sono sostanzialmente pari. Moratti: “Il centrodestra deve ripartire”.

L’affluenza degli elettori a livello nazionale registra un calo dell’1,5%. Il centrosinistra a Torino ha in tasca la vittoria di Fassino e Merola a Bologna al primo turno e anche Merola a Bologna. Nel capoluogo emiliano exploit del Movimento 5 Stelle che sfiora il 10%. E a Napoli Luigi de Magistris andrà al ballottaggio contro Lettieri. Il candidato del Pd Morcone è fermo al palo e dice: “Pago per una città amministrata malissimo”.

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“Noi abbiamo vinto e loro hanno perso”. E’ tutto in questa frase del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, il senso delle elezioni amministrative di questo week end. Le letture dei dati elettorali definitivi sono molteplici, primo fra tutti quello dell’astensione, oltre il 30%, ma i numeri parlano chiaro: nelle quattro città simbolo, dove la campagna elettorale è stata più aspra, è finita con due sindaci al Pd (Piero Fassino a Torino e Virginio Merola a Bologna) e due ballottaggi (Gianni Lettieri contro Luigi De Magistris a Napoli e Giuliano Pisapia contro Letizia Moratti a Milano). E’ però il voto della Madonnina che lascia il segno più profondo: il candidato di Sel, Giuliano Pisapia, ha battuto Letizia Moratti di oltre 6 punti percentuali e questo risultato, “inatteso” secondo il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, fa scricchiolare lalleanza di governo Pdl-Lega.

E’ infatti nel gioco dei rinfacci che si sostanzia l’apparente rottura nella coalizione che regge il governo nazionale. Umberto Bossi, chiuso fino a tarda serata in via Bellerio con i suoi, ha fatto trapelare molta “irritazione” e “rabbia”, oltre che “imbarazzo” per il risultato della Moratti, bollando il sindaco uscente come “candidato sbagliato”. Berlusconi, dal canto suo, sarebbe invece “infuriato” e, con i suoi, avrebbe sparato a palle incatenate sugli alleati, arrivando a sostenere, ma si tratta di indiscrezioni, che “è colpa della Lega” se la partita milanese è andata diversamente dalle previsioni. Resa dei conti comunque rimandata a dopo il ballottaggio, almeno per il Carroccio: Roberto Castelli e Roberto Calderoli hanno parlato ieri sera e annunciato che il voto di Milano è significativo. “Ma non tutto è perduto”. “Di sicuro”, hanno detto, “non possiamo lasciare Milano agli estremisti di sinistra”. Eppure, più d’uno, in maggioranza, stamattina si è svegliato con un chiodo fisso: presto, prestissimo, sarà necessaria una verifica della tenuta della coalizione, che se prima del voto non spaventava nessuno, oggi diventa sempre più un’incognita.

Sull’altro fronte, c’è l’esultanza del Pd, che piazza due sindaci su quattro nelle città simbolo: Torino e Bologna, infatti, vanno rispettivamente a Piero Fassino e Virginio Merola, abbastanza perchè Pierluigi Bersani dica “noi abbiamo vinto e loro hanno perso” e perchè Nichi Vendola, leader di Sel sostenga che “il vento sta cambiando”. In casa Pd c’è quindi chi giudica superato il momento delle divisioni delle primarie, quando a Milano Pisapia sbaragliò il candidato ‘ufficiale’ democratico Stefano Boeri e a Napoli il centrosinistra non arrivò a proporre un candidato unitario. Se Bologna è stato un risultato “scontato”, un po’ per tutti, è il ‘derby della munnezza’ tra De Magistris e Boeri a fornire un dato in più: il trionfo del dipietrista, infatti, è chiaramente frutto di un voto di protesta, che va oltre la politica pura espressa dai democratici e che viene dalla ‘pancia’ della città.

Il voto all’ex magistrato a Napoli fa il paio con gli ‘exploit’ degli outsider del movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, che hanno piazzato i loro candidati quasi ovunque attorno al 5%, con addirittura un 9,5% a Bologna, dato che fa dire a molti che in Italia “spira un vento di protesta” e di “ostilità alla vecchia politica”. Infine, il Terzo Polo che, ‘nomen omen’, si piazza terzo quasi ovunque. Due i commenti dai leader Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini: “saremo dirimenti” in molte città e “c’è stato solo uno che ha voluto trasformare queste elezioni in un referendum poliutico. E’ stato Silvio Berlusconi e ha perso”.

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Uno schiaffo alla Moratti e a Berlusconi. Dopo 15 anni il centrosinistra torna al ballottaggio a Milano e ora spera, al secondo turno, di espugnare la tana del lupo. «La sfida del premier si è rivelata un boomerang, il vento del nord ha spirato contro il polo Pdl-Lega», esulta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, dopo essersi congratulato al telefono con Giuliano Pisapia, il candidato di Sel ora diventato il simbolo della riscossa di tutto il centrosinistra e con Piero Fassino.

Milano è la porta d’accesso al potere berlusconiano. Dopo il primo turno delle elezioni comunali, e la sorpresa di Giuliano Pisapia che va al ballottaggio con più consensi di Letizia Moratti, quella porta non è più blindata (con il candidato di centrosinistra che sfiora il 48%). Non è stata aperta, ma da oggi è socchiusa e qualche chiavistello ha ceduto. È la sorpresa maggiore di questo primo turno elettorale che ha chiamato alle urne quasi 13 milioni di elettori ma con i riflettori accessi su quattro Comuni capoluogo come Torino, Milano, Bologna, Napoli.

Il silenzio della Moratti

Il primo a essere sorpreso è stato lo stesso Pisapia. Un attimo, perchè subito dopo si è detto certo che al ballottaggio la fiducia dei milanesi raccolta oggi «aumenterà e porterà il consenso a oltre quel 51% che serve per cambiare Milano». Il ballottaggio era il traguardo importante su cui puntava e ha sintetizzato questo risultato ricordando che i suoi avversari lo consideravano «prima impossibile, poi improbabile, ora altamente probabile». Il sindaco uscente Letizia Moratti non ha commentato ancora le proiezioni. Lo ha fatto il presidente della Lombardia. Non senza una punta di malizia, Formigoni ha lapalissianamente sintetizzato: l’unico dato certo è il ballottaggio. Errori della Moratti? Forse errori di «comunicazione», ha chiosato Formigoni. Poche battute per far trasparire la delusione e qualcosa di più per il risultato.

L’incognita Terzo Polo

Il secondo turno è ancora alla portata di Letizia Moratti, nonostante i circa 6 punti percentuali di distacco. Si tratterà di vedere se in questi quindici giorni sarà in grado di tessere alleanze soprattutto con il Terzo Polo che si è attestato al 5%. La partita di Milano ha però un significato politico molto più ampio che pesa e peserà sul governo. Silvio Berlusconi, infatti, oltre a candidarsi come capolista del Pdl, nelle ultime settimane ha radicalizzato la sfida dicendo chiaro che vincere a Milano vuol dire rafforzare l’azione dell’esecutivo.

Cosa accadrà è difficile dirlo, non si può però negare che, anche se si tratta di elezioni amministrative, proprio per le affermazioni del premier, i milanesi hanno bocciato Letizia Moratti e la sua giunta ma hanno dato un giudizio negativo anche all’operato del governo. Sembrava che il Terzo Polo, a Milano, fosse destinato ad un ruolo marginale invece con il 5% potrà essere veramente l’ago della bilancia: formato da tre anime, Fli, Api e Udc (a Milano si è presentata da sola ma ha sostenuto Manfredi Palmeri del Fli) potrebbe anche dividersi tra Pisapia e Moratti. Inoltre c’è sempre l’incognita leghista.

Il Carroccio: serve una riflessione

La Lega commenta per ultima il risultato alle amministrative. Ma quando lo fa, dichiara il suo disappunto per Milano e chiede una «riflessione» all’alleato di governo. Perché, è in estrema sintesi l’analisi che circola a via Bellerio, se il Carroccio deve incassare lo smacco di Milano, è proprio a causa delle scelte di Silvio Berlusconi e dei suoi. Resta ufficialmente in silenzio Bossi. Ma dalla stanza di via Bellerio dove è chiuso per l’attesa e poi l’analisi dei risultati, trapela la sua sorpresa e anche la rabbia per i numeri incassati dalla coalizione di centrodestra.

Anche perché a Milano il Carroccio registra un -3% rispetto alle politiche del 2008. Quello di Milano è un voto «anomalo, perchè pensare che la città vada in mano agli estremisti non è mai successo», afferma alle 22.30 in conferenza stampa il viceministro Roberto Castelli. E invoca la necessità di «riflettere» in vista del ballottaggio. Poi puntualizza: «In questo momento distinguiamo il voto in due parti: Milano, dove non è certo positivo per il sindaco, e il resto della Padania, dove la Lega sta registrando un aumento di voti».

L’arretramento del centrodestra

I dati di Milano, del resto, sembrano penalizzare non solo la Moratti, ma la stessa Lega. La lista del Carroccio passa infatti dal 3,8% del 2006 al 9,5%. Ma perde quasi tre punti rispetto alle politiche del 2008, quando aveva raggiunto il 12,3%. Il tracollo, certo, lo registra il Pdl, che nel 2006 sommando i voti di Fi e An arrivava da solo al 40,8% e oggi si ferma al 28,9% (alle politiche era al 36,9%). Ma quello che da via Bellerio si rimprovera all’alleato è di aver trascinato giù anche la Lega, almeno a Milano. «Io credo che la riflessione complessiva sia che il governo dovrà essere ancora più determinato sul capitolo delle riforme», afferma invece Roberto Calderoli. Con una frase che sembra anticipare l’intenzione di passare all’incasso presso l’alleato, per ottenere un’azione di governo più vicina alla linea della Lega. Ad ogni modo, una resa dei conti all’interno della maggioranza sarà inevitabile. Anche perchè il malcontento della base inizia a trapelare.

Ballottaggio a Milano ma con il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia in netto vantaggio a sorpresa sul sindaco uscente Letizia Moratti. Piero Fassino eletto al primo turno a Torino. Verso la vittoria al primo turno del Pd anche a Bologna, con Virginio Merola intorno al 51%. Ballottaggio a Napoli fra il candidato del Pdl Gianni Lettieri e Luigi de Magistris dell’Idv, con esclusione del candidato del Pd Morcone, fermo intorno al 20%. Queste le indicazioni che arrivano, a scrutinio ancora in corso, dalle elezioni amministrative nelle quattro principali città dove si eleggeva il sindaco.

Milano riserva la vera novità: già dalle proiezioni e dai primi dati il candidato del centrosinistra Pisapia risultava nettamente in testa rispetto al sindaco uscente Moratti. La conferma è arrivata poi dai dati ufficiali del Viminale, con Pisapia nettamente su Letizia Moratti.

Testa a testa tra liste Pd e Pdl. Il Pdl rischia di perdere il ruolo di primo partito a Milano. Nello spoglio delle schede, infatti, è un testa a testa fra le liste del Popolo delle Libertà e del Pd. Quando lo scrutinio era quasi al 50%, il Pdl e il Partito democratico in città si attestavano a circa il 28% dei voti. La Lega Nord naviga fra il 9 e il 10%, il Movimento 5 Stelle attorno al 3,5%, Sinistra Ecologia e Libertà oltre il 4%.

Se i dati definitivi confermassero quelli parziali, si tratterebbe del primo ballottaggio a Milano dal ’93, quando la Lega elesse sindaco Marco Formentini contro il candidato del centrosinistra Nando Dalla Chiesa.

«Sono assolutamente certo che in queste due settimane questa fiducia aumenterà e porterà ad avere il consenso di oltre il 51% che è quello che servirà per cambiare Milano», ha detto Pisapia accolto dai cori dei suoi sostenitori. Dal suo quartier generale Pisapia spiega che è «abituato a essere prudente. Attendo i dati finali, ma già dai dati parziali emerge una grande fiducia nella mia persona e nella coalizione che mi appoggia». A “pagare”, secondo Pisapia, è «l’aver parlato a Milano dei milanesi riuscendo a dare delle risposte a problemi che non sono stati risolti in questi 5 anni» attraverso un «programma credibile che può veramente cambiare Milano».

Sorpresa e delusione al comitato elettorale di Letizia Moratti in via Romagnosi: nessun big del partito, nessuna festa, solo tanti giornalisti ad aspettare il sindaco uscente che oggi ha fatto come cinque anni fa: stesso comitato, alla fondazione Cariplo di via Romagnosi dove si festeggiò la vittoria del 2006, stessa giornata passata in famiglia. Intorno alle 14, nella casa del sindaco è arrivato lo stato maggiore del Pdl: da La Russa a Bonaiuti, da Lupi ai responsabili della campagna elettorale alla sondaggista Alessandra Ghisleri. Chi ha visto il sindaco in quell’incontro di un’ora, l’ha descritta serena ed elegante come sempre con un abito beige e marrone. Al di là della serenità, all’arrivo dei risultati lo stupore era innegabile. Tutti sapevano che il ballottaggio era più che probabile, ma nel centrodestra non si aspettavano Moratti dietro a Pisapia.

Di un accordo con il terzo polo è più che prematuro discutere: la componente di An non ha intenzione di stipulare patti con i finiani e la Lega non vede di buon occhio l’Udc. Ma di questo si discuterà da domani. Laura Ravetto, scelta come portavoce, ha detto: «Se, come sembrerebbe da questi che sono i primissimi dati, si prefigura un ballottaggio, lo affronteremo con grande serenità. I primi dati danno una tenuta della coalizione».

«Il voto è un segnale molto forte che dobbiamo saper cogliere – ha detto a tarda sera il sindaco Letizia Moratti – Da Milano dobbiamo far ripartire una fase nuova del centrodestra, di tutte le forze moderate che non si sono sufficientemente sentite rappresentate dal nostro schieramento. Adesso si andrà al ballottaggio che è una fase nuova. Dobbiamo parlare di cose concrete».

«Sarò il sindaco di tutti i torinesi, sia di chi mi ha votato, sia di chi ha ritenuto di fare scelte diverse», ha detto Fassino. «Da domani – ha aggiunto – mi metterò al lavoro per dare a Torino una guida solida, autorevole, forte, all’altezza delle aspettative dei torinesi». «Michele Coppola mi ha telefonato poco fa per congratularsi con me. Lo ringrazio di questo atto di sensibilità e di civiltà che corrisponde, peraltro al tono civile con cui tutta la campagna elettorale si è svolta a Torino», ha aggiunto Fassino.

A Cagliari (23 sezioni su 175) conduce Massimo Zedda (centrosinistra) con il 46,5%, Massimo Fantola (centrodestra) è al 43,5%.

A Novara (49 sezioni su 91) Mauro Franzinelli (centrodestra) è al 45,6%, Andrea Ballarè (centrosinistra) al 31,3%.

Varese. Dopo lo scrutinio di 28 sezioni su 85, Attilio Fontana del centrodestra è in testa con il 49,4% contro il 30% di Luisa Oprandi del centrosinistra.

Savona (22 sezioni su 61) vede Federico Berruti (centrosinistra) in testa con il 59,3%, Paolo Marson (centrodestra) al 25,1%.

A Siena (15 sezioni su 50) Franco Ceccuzzi (centrosinistra) conduce con il 53,7% su Alessandro Nannini (centrodestra), al 19,3%.

A Grosseto (32 sezioni su 75) è in vantaggio Emilio Bonifazi (centrosinistra) con il 44,4%, mentre Mario Lolini (centrodestra) è al 36,6%.

Ad Arezzo (18 sezioni su 97) Giuseppe Fanfani (centrosinistra), Grazia Sestini (centrodestra) al 26,3%.

Ravenna (68 sezioni su 165) vede in testa Fabrizio Matteucci (centrosinistra) al 56,8%, Nereo Foschini (centrodestra) al 20,2%.

A Rovigo (28 sezioni su 56) è in vantaggio Bruno Piva (centrodestra) con il 44,5%, mentre Federico Frigato (centrosinistra) è al 26,7%.

A Rimini (110 sezioni su 143) Andrea Gnassi (centrosinistra) conduce con il 38,1%, Gioenzo Renzi (centrodestra) insegue con il 34,7%.

Fermo (19 sezioni su 37) vede Nella Brambatti (centrosinistra) al 51,1%, Ester Maria Rutili (centrodestra) 26,5%.

A Salerno (18 sezioni su 97) conduce Vincenzo De Luca (Liste civiche, Sel, Psi) con il 73,7%, Anna Ferrazzano (centrodestra) è al 17,8%.

A Caserta (10 sezioni su 89) Pio Del Gaudio (centrodestra) è al 49,1%, Carlo Marino (centrosinistra) al 27,6%.

A Benevento (44 sezioni su 72) conduce Fausto Pepe (centrosinistra) con il 52% contro Carmine Nardone (centrodestra) al 30,4%.

Barletta-Andria-Trani (7 sezioni su 97) vede in testa Nicola Maffei (centrosinistra) al 55,2%, mentre Francesca Mariagrazia Vitobello (centrosinistra) è al 29,9%.

A Reggio Calabria (10 sezioni su 217) Demetrio Arena (centrodestra) è al 53,5%, Massimo Canale (centrosinistra) al 23,3%.

A Catanzaro (14 sezioni su 90) è in testa Michele Traversa (centrodestra) con il 62,2% contro il 32,7% di Salvatore Scalzo (centrosinistra).

Cosenza (8 sezioni su 82). Mario Occhiuto (centrodestra) è al 45,6%, Enzo Paolini (centrosinistra) al 24%.

A Crotone (27 sezioni su 74) Peppino Vallone (centrosinistra) conduce con il 33,5%, Dorina Bianchi (centrodestra) è al 21,1%, Pasquale Senatore (liste civiche) al 18,1%, Giusy Regalino (liste civiche) al 18,1%

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Il ballottaggio forse c’era nel toto voto a Milano, sfida centrale in questa tornata amministrativa. Il sorpasso di Pisapia su Moratti di certo no. Quella che si profila, in attesa dei risultati definitivi che arriveranno in nottata, è una sconfitta per il Pdl, un boccone molto amaro per la Lega. Esulta il Pd che con il suo candidato, a Bologna, segna una vittoria ma strappata : Virginio Merola sfonda, ma di poco, il 50 per cento. E a Napoli è Luigi De Magistris, candidato Idv, ad andare al ballottaggio con Gianni Lettieri, mentre il candidato dei democratici Mario Morcone che non arriva al 20 per cento.

Milano in primis con Giuliano Pisapia che stacca Letizia Moratti di circa 5 punti – 47 a 42 per cento – e con tutta la cautela del caso annuncia, “cambieremo Milano”. Silenzio dalla candidata del centrodestra ma molti, nel Pdl, ammettono la sconfitta, la sorpresa e la necessità – se il dato fosse confermato – di una “riflessione”. “Ci aspettavamo un risultato diverso” dice il coordinatore Denis Verdini, e ora si punta sul Terzo polo che al ballottaggio deve confermare la collocazione del centrodestra per continuare a definirsi moderato. In ogni caso, “gli elettori sapranno scegliere bene”.

Esulta il Pd con Pier Luigi Bersani che vede la vittoria, “un’inversione”, invita la Lega a riflettere, garantisce che ai ballottaggi “il centrosinistra sarà unito”, in primis a Napoli, dove il Pd appoggerà De Magistris. Ma sarà determinante il Terzo polo, che si attesta sul 5 per cento nelle quattro principali città: la linea dichiarata è quella di decidere sulla base dei candidati e delle condizioni politiche, senza pregiudizi, quella ufficiosa – ma che Fini, Casini e Rutelli avrebbero delineato in un summit stamani – sarebbe comunque quella di non appoggiare i candidati del Pdl, magari dando libertà di voto, certamente a Napoli (dove è insuperabile l’ostacolo De Magistris) e forse anche a Milano e Bologna.

C’è poi il nodo Lega. Scontento non dichiarato ma palpabile, a via Bellerio e anche nel silenzio di Roberto Maroni. Bossi sarebbe a dir poco “stupito” sull’esito della partita a Milano, dove la Lega – ferma con la sua lista al 10 per cento – avrebbe perso a causa del Pdl.

Due ballottaggi e due vittorie una, quella di Piero Fassino, chiara e definita e ottenuta sulla scia del fattore Chiamparino: il candidato del centrosinistra, subito in vantaggio, si assesta dalle ultime proiezioni, sul 56 per cento dei voti.

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«A Milano avevamo un’aspettativa diversa». È Denis Verdini a rompere per primo il silenzio del Pdl sulle amministrative. Il coordinatore del partito di Silvio Berlusconi non nasconde lo stupore per le prime proiezioni e in particolare per il vantaggio, nel capoluogo lombardo, del candidato di centrosinistra Giuliano Pisapia sul sindaco uscente del Pdl Letizia Moratti. «A Milano – ammette Verdini – ci aspettavamo un ballottaggio, ma con un margine maggiore, la sorpresa è il testa a testa o il vantaggio loro». Silvio Berlusconi commenterà solo lunedì, fa sapere il sottosegretario e portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, raggiunto al telefono ad Arcore, dove si trova anche il Cavaliere. Facce scure nel fortino della Lega, a Milano. Umberto Bossi è rimasto fino a tardi chiuso nel suo ufficio di via Bellerio a fumare il sigaro, in attesa dei dati definitivi delle amministrative. Chi era con lui lo ha descritto come «scontento, stupito e irritato» soprattutto per l’esito del voto a Milano.

«CON IL PDL SI PERDE» – Secondo fonti vicine al Senatùr, Bossi sarebbe addirittura pentito per non aver proposto nel capoluogo lombardo un candidato del Carroccio come ha fatto per altri centri lombardi. «Se qualcuno infatti diceva che il Pdl vinceva anche grazie alla Lega – ha commentato un leghista che ha chiesto l’anonimato – oggi possiamo dire che la Lega con il Pdl perde. Dove infatti ci siamo presentati da soli, come ad esempio a Gallarate e a Rho, andiamo sicuramente al ballottaggio. Poteva succedere anche a Milano».

«VOTO NON POSITIVO» – «Ci impegneremo per il ballottaggio a Milano, siamo convinti che sia un’anomalia che possa essere corretta» ha detto a tarda sera il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli. Sulla stessa linea Roberto Castelli. «Il voto di Milano, al momento, non è positivo per la coalizione e per il sindaco che noi sosteniamo» ha spiegato. «Quello di Milano – ha aggiunto – è un voto anomalo perché pensare che la città vada in mano agli estremisti non è mai successo». Castelli ha voluto precisare che comunque «è finito solo il primo tempo».

«FALCHI» E «COLOMBE» – In vista dei ballottaggi, i riflettori adesso sono puntati sul Terzo Polo, destinato a fare da ago della bilancia tra il centrosinistra e il centrodestra. La scelta di Fli, Udc e Api potrebbe essere quella del «voto libero», stando almeno a quanto emerso dall’incontro tra Fini, Rutelli e Casini. «Sconti non ne facciamo a nessuno» ha detto il numero uno dei centristi spiegando che «nel Terzo Polo la sintonia è totale». In realtà, in queste ultime ore si susseguono indiscrezioni su un uno scontro tra le «colombe» e i «falchi» di Fli. L’ala moderata capitanata da Adolfo Urso da tempo ha fatto sapere che mai avrebbe dato sostegno ad un candidato della sinistra. Adesso, alla luce dei primi dati , ribadisce che è «normale» per il Terzo Polo la «convergenza sui candidati del centrodestra». Di segno diverso la posizione dei «falchi» futuristi. Per la maggioranza dei finiani guidata da Italo Bocchino, il voto di Milano sancisce la «fine del berlusconismo». «È evidente che siamo distinti e distanti da Pisapia e dalla Moratti – ha detto il numero due di Fli – Non dobbiamo scegliere con chi fare l’alleanza ma per cosa farla – ha spiegato . Non siamo interessati ad alleanze politiche, non alle formule ma non è che possiamo fare la ruota di scorta di un berlusconismo che ci sembrava già in difficoltà». Quelle di Urso e Ronchi sono per Bopcchino «posizioni personali»: «Noi decideremo negli organi di partito e insieme alla coalizione» ha aggiunto il numero due di Fli.

Milano è la porta d’accesso al potere berlusconiano. Dopo il primo turno delle elezioni comunali, e la sorpresa di Giuliano Pisapia che va al ballottaggio con più consensi di Letizia Moratti, quella porta non è più blindata. Non è stata aperta, ma da oggi è socchiusa e qualche chiavistello ha ceduto. E’ la sorpresa maggiore di questo primo turno elettorale che ha chiamato alle urne quasi 13 milioni di elettori ma con i riflettori accessi su quattro Comuni capoluogo come Torino, Milano, Bologna, Napoli.

Il primo a essere sorpreso è stato lo stesso Pisapia. Un attimo, perché subito dopo si è detto certo che al ballottaggio la fiducia dei milanesi raccolta oggi “aumenterà e porterà il consenso a oltre quel 51% che serve per cambiare Milano”. Il ballottaggio era il traguardo importante su cui puntava e ha sintetizzato questo risultato ricordando che i suoi avversari lo consideravano “prima impossibile, poi improbabile, ora altamente probabile”. Il sindaco uscente Letizia Moratti non ha commentato ancora le proiezioni. Lo ha fatto il presidente della Lombardia. Non senza una punta di malizia, Formigoni ha lapalissianamente sintetizzato: l’unico dato certo é il ballottaggio. Errori della Moratti? Forse errori di “comunicazione”, ha chiosato Formigoni. Poche battute per far trasparire la delusione e qualcosa di più per il risultato. Il quadro politico uscito dalle urne del primo turno alle comunali è un’immagine nitida: si vede per certo un cedimento del centrodestra nei grandi centri del Nord, dove l’affluenza alle urne è stata addirittura superiore rispetto ad altre aree.

Dove si va al ballottaggio, il Pd esprime il solo candidato di Bologna, perché Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli incarnano la sinistra radicale. E in queste due città la parola decisiva spetta al Terzo Polo. A Bologna sono i grillini, con un sorprendente 10%, ad avere le chiavi del successo di Merola al secondo turno. La mappa delle 11 province al voto è ancora tutta da disegnare. Prima del voto, il centrosinistra governava in 7 e il centrodestra in 4 province. Al momento, è sicuro che in tre province si va al ballottaggio, mentre centrodestra e centrosinistra hanno conquistato 2 province ciascuno.

Per altre quattro amministrazioni provinciali i dati dello scrutinio sono ancora troppo esigui per attribuire vittorie e sconfitte. L’unico punto fermo nelle grandi città è la vittoria di Piero Fassino a Torino. Col passare delle ore le proiezioni hanno confermato la scelta netta dei torinesi che hanno premiato il progetto “Gran Torino” con oltre il 57% dei voti. Per il resto ogni scelta è rinviata a domenica 29 maggio. Da qui ad allora i riflettori sono puntati su Milano. Per Moratti la via è tutta in salita. Il Terzo Polo, come ha preannunciato Casini, lascerà a Milano libertà di voto con il che lasciando capire che considera entrambi i candidati poco moderati.

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Secondo la prima proiezione di Sky Tg24 sulle elezioni amministrative, nella sfida tra i candidati sindaco a Milano è in testa il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia con il 46,1%. Staccata Letizia Moratti, sindaco uscente e candidato del Pdl e della Lega, ferma in questo primo provvisorio dato al 41,3%. Manfredi Palmeri, candidato del Terzo polo, sarebbe al 5,4%, il ‘grillino’ Mattia Calise al 3,6.

Proiezioni: a Milano Pisapia 46%, Moratti 43%, a Bologna 5 Stelle al 9%. Nel capoluogo lombardo secondo le proiezioni Rai il centrosinistra batte il centrodestra 45% al 44% con Pisapia (che non era candidato del PD) molto piu’ forte del previsto e la Moratti in caduta libera. A Torino Fassino al 54% e’ l’unico sicuro dell’elezione. Secondo le proiezioni Rai si va al ballottaggio anche a Bologna (dove il Movimento 5 Stelle di Grillo passa dal 3,2 al 9%) e a Napoli, dove De Magistris (IDV) sorpassa il candidato ufficiale del PD e al ballottaggio sara’ quasi certamente lo sfidante di Lettieri (PDL).

Ballottaggio a Bologna anche secondo la prima proiezione di Sky. Virginio Merola, candidato del centrosinistra, sarebbe al 47%, mentre Manes Bernardini, del centrodestra, al 33,6%. Massimo Bugani del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo sarebbe al 9,6%.

In testa il centrodestra, risultato importante per l’Italia dei Valori che supera il Pd: è quanto si desume dalla prima proiezione Rai per le amministrative a Napoli. Il candidato del centrodestra Giovanni Lettieri è al 42% (al 43% la coalizione), Luigi de Magistris per l’Idv conquista il 23%, Mario Morcone per il Pd arriva al 19% con una coalizione di centrosinistra che strappa un risultato migliore, il 21,5%. Il candidato del Terzo Polo Raimondo Pasquino è all’8%, in totale corrispondenza con l’alleanza dei partiti che lo sostengono.

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Secondo i primi dati rilevati dalle ‘Intention Poll’ di Digis per Sky Tg24, Piero Fassino potrebbe conquistare la poltrona di sindaco di Torino al primo turno. Le rilevazioni lo indicano infatti al 52%. A Napoli e Milano invece si andrebbe al ballottaggio (Gianni Lettieri e Letizia Moratti entrambi in testa ma con percentuali sotto il 50%) mentre a Bologna la situazione resterebbe sul filo di lana: il candidato di centrosinistra Virginio Merola viene indicato infatti al 50%.

Secondo le proiezioni della Rai, che pero’ prendono solo un campione del 5% e pertanto il margine di errore e’ altissimo, a Milano la Moratti sarebba addirittura in svantaggio al 44% e Pisapia al 45%. A Bologna Merola sarebbe al 47% e Bernarndini al 32%.

TORINO, FASSINO AL 52% – Secondo l’Intention Poll Digis per Sky Tg24, nella corsa per il sindaco di Torino sarebbe in testa Piero Fassino (Centrosinistra), con il 52% dei voti, mentre Michele Coppola (Centrodestra) si attesterebbe al 33%. Le rilevazioni – secondo Digis – sono soggette ad un margine di errore compreso tra più e meno 2,5%.

MILANO, MORATTI AL 47,5% – Secondo l’Intention Poll Digis per Sky Tg24, nella corsa per il sindaco di Milano sarebbe in testa Letizia Moratti (Centrodestra), con il 47,5% dei voti, mentre Giuliano Pisapia (Centrosinistra) si attesterebbe al 43%.

BOLOGNA, MEROLA AL 50% – Secondo l’Intention Poll Digis per Sky Tg24, nella corsa per il sindaco di Bologna sarebbe in testa Virginio Merola (Centrosinistra), con il 50% dei voti, mentre Manes Bernardini (Centrodestra) si attesterebbe al 31%.

NAPOLI, LETTERI AL 41% – Secondo l’Intention Poll Digis per Sky Tg24, nella corsa per il sindaco di Napoli sarebbe in testa Gianni Lettieri (Centrodestra), con il 41%, mentre Mario Morcone (Centrosinistra) si attesterebbe al 25%.

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Il centrosinistra tiene già al primo turno la poltrona di sindaco a Bologna e Torino con Virginio Merola e Piero Fassino. Mentre si andrà al ballottaggio a Milano per decidere la vittoria fra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia. A Napoli forse ballottaggio fra il candidato di centrodestra, Gianni Lettieri, e quello del centrosinistra (senza Idv), Mario Morcone, con esclusione del candidato dipietrista Luigi De Magistris. Sono i primi verdetti elettorali a chiusura seggi, secondo gli Intention Poll (intenzioni di voto espresse dagli elettori al telefono fra venerdì e sabato, prima quindi dell’apertura dei seggi) effettuati dalla Digis per Sky Tg24.

Gli intention poll hanno un margine di errore del 2% e incrociando i dati massimi e minimi di Letizia Moratti a Milano (50%) e quello peggiore di Giuliano Pisapia (40,5%) sulla carta la signora del centrodestra potrebbe ancora farcela al primo turno. Così come anche a Torino il ballottaggio non è del tutto escluso, essendo Fassino fermo al 49,5% nella peggiore delle previsioni per lui. Nel dettaglio, questi i risultati delle Intenzioni di voto duffuse da Sky Tg24: MILANO: Letizia Moratti (Lega-Pdl) al 47,5% (forchetta 45% -50%) Giuliano Pisapia(centrosinistra) 43% (40,5% – 45,5%).

TORINO: Piero Fassino 52% (centrosinistra) (49,5%-54,5%); Michele Coppola 33% (Pdl-Lega) fra il 30,5% e il 35,5.

BOLOGNA:Virginio Merola (centrosinistra) 50% (47,5%-52,5%) Manes Bernardini(Lega-Pdl) 31% (28,5%- 33,5%).

NAPOLI: Gianni Lettieri (centrodestra) 41% (38,5% – 43,5%); Mario Morcone(centrosinistra senza Idv) 25% (22,5% – 27,5%). Luigi De Magistris (Idv) 21% (18,5 – 23,5%).

Sono state effettuate dalla società Digis per ciascuna città campione 2.400 telefonate secondo il metodo di sistema di rilevazione Cati con margine di errore +/- 2% e livello di confidenza dei contatti del 95%.